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    ESCLUSIVA, IL FOCUS ragionato di CASERTACE sui dati del Sole 24ore. Tenore di vita: consumi ridotti in due anni del 20,4%


          Impietosa l’analisi dei numeri indici della recessione. E anche l’unico dato positivo, quello dell’inflazione, è solo apparente. E vi spieghiamo perchè. Le pensioni, il prezzo delle case, il Pil pro capite     CASERTA- Negli anni scorsi, non siamo stati in grado di dedicare il giusto approfondimento al rapporto annuale del Sole […]

     

     

    Nella foto la prima pagina dello speciale del Sole 24ore

     

    Impietosa l’analisi dei numeri indici della recessione. E anche l’unico dato positivo, quello dell’inflazione, è solo apparente. E vi spieghiamo perchè. Le pensioni, il prezzo delle case, il Pil pro capite

     

     

    CASERTA- Negli anni scorsi, non siamo stati in grado di dedicare il giusto approfondimento al rapporto annuale del Sole 24 Ore che, attraverso le medie di 36 indicatori, suddivisi in 6 sezioni, determinano, come loro risultante, valori di indice relativi a maxi indicatori di tipo economico, sociale e culturale.

    Indicatori numerici, che a loro volta definiscono il valore complessivo frutto delle medie di tutti gli altri sottovalori, relativo alla qualità della vita in ognuna delle 107 province italiane.

    Come abbiamo scritto nel nostro primo articolo, pubblicato qualche minuto fa, la provincia di Caserta perde colpi e posizioni, scendendo nella graduatoria generale della qualità della vita, frutto dell’incidenza aritmetica dei citati 36 parametri, a fronte del novantottesimo posto dell’anno scorso.

    Insomma, Terra di Lavoro perde 5 posizioni ed è preceduta, nel girone dei dannati, solo da altre 4 province, precisamente la disastratissima Taranto targata Ilva, da Reggio Calabria, Palermo e dalla “solita” provincia di Napoli, maglia nera d’Italia.

    In questo primo focus ci occupiamo di una parte dell’analisi economica, compiuta dal quotidiano della Confindustria. Si parte dal tenore di vita, cioè dai quattrini che effettivamente ogni cittadino può mettere al servizio della sua esistenza, delle sue possibilità di spesa, di consumo, di risparmio e, per quest ultimo indicatore, automaticamente, di investimento.

     

    L’INFLAZIONE CASERTANA - Apparentemente, Caserta segna un incremento del proprio tenore di vita, dato che l’indicatore principale segnala la nostra provincia al sessantaduesimo posto, in crescita rispetto all’anno scorso. Ma noi, che qualcosa di economia comprendiamo, utilizziamo, non a caso l’avverbio dell’apparenza, dato che questo dato di Caserta è fondamentalmente determinato dal sottoindicatore, relativo all’inflazione in cui siamo addirittura al primo posto in Italia. Il costo della vita è aumentato, in poche parole, nella misura minore tra tutte e 107 le province analizzate.

    Verrebbe da dire, bene! Vuol dire che i prezzi al consumo, valutati a lordo delle sigarette, sono rimasti pressoché  invariati. Ma l’inflazione, come ci insegna la macroeconomia, non è solo un’esplicazione teorica, realizzata attraverso l’approccio scolastico alla curva di Philips. L’inflazione è un valore, un parametro che è utile da comprendere solo perchè determina il potere di acquisto delle famiglie. L’inflazione è un dato positivo se si mantiene bassa, a fronte di una domanda alta, sostenuta da significativi consumi e significativi investimenti.

    Se hai l’inflazione bassa, ma hai anche una domanda bassa, sei uno sfigato totale. Non a caso gli economisti definiscono il combinato tra un’inflazione col segno meno e un Pil con lo stesso segno, stagflazione, crasi tra le parole stagnazione ed inflazione, che è il massimo della sventura per un sistema economico.

    La premessa teorica serve ad incrociare con cognizione di causa il dato, ripetiamo, apparentemente super positivo dell’inflazione con quelli esplicativi degli altri indicatori macroeconomici. E qui si capisce che, purtroppo, la bassa inflazione casertana non è legata a una salda fase di ripresa,  in grado di non incendiare i prezzi con una domanda riscaldata dai consumi, ma è frutto, purtroppo, soprattutto della crisi dei consumi.

    In poche parole, se nessuno compra, i prezzi restano bassi, anche quando il costo del danaro è ai minimi storici com’è adesso in Europa.

     

    L’INCROCIO CON IL PIL PRO CAPITE - Iniziamo dall’indicatore degli indicatori: il Prodotto Interno Lordo, espresso in euro. Terzultimi in Italia, con un deprimente centocinquesimo posto, preceduti nella sventura solo dalle province di Agrigento e Crotone. La media è di 13.317 e 23 centesimi di euro per ogni casertano. Pensate che la prima città d’Italia per reddito pro capite, cioè Milano, attribuisce 37.642 euro e 12 centesimi annui come media per ogni residente. Come si può vedere, dunque, quello dell’inflazione bassa a Caserta è un dato positivo, dunque, solo in apparenza.

     

    I RISPARMI – Una volta, il risparmio era una eccellenza delle famiglie meridionali, che attraverso i depositi riuscivano a garantire una consistente provvista utile a fornire una positiva ipoteca alle proprie discendenze. Guardando i dati, pubblicati oggi, vediamo che la provincia di Caserta si attesta all’ottantasettesimo posto che comunque, non è poi tanto male, visto che questo valore non può non essere rapportato al Pil pro capite: 12.212 euro e 23 centesimi, a fronte dei tredicimila e rotti di reddito pro capite. Tornando al parametro milanese, si vede che il dato del risparmio pari a 39.417 euro e 54 centesimi si rapporta ai trentasettemila e rotti euro pro capite.

    In poche parole la propensione al risparmio dei casertani regge ancora l’urto della crisi, pur esprimendosi in un quoziente superiore all’unità.

     

    LE PENSIONI – Nessuna particolare sorpresa per quel che riguarda il livello delle pensioni. In provincia di Caserta si attestano come media pro capite alla cifra di 624 euro e 75 centesimi al mese. La prima in Italia è Milano con un valore di 1109 euro e 69 centesimi al mese. In questo caso si può notare che c’è una differenza pari al doppio tra Caserta e il capoluogo meneghino, a fronte di un divario che diventa poco meno che triplo nel rapporto tra i Pil pro capite.

    Su questo, cioè sulla tenuta dei livelli pensionistici nelle province meridionali, potrebbe aprirsi un lungo discorso, relativo all’incidenza dei trattamenti di invalidità o di accompagnamento, ma per il momento evitiamo.

     

    I CONSUMI – Qui il Sole 24 Ore offre un indicatore forse ancor più interessante degli altri, soprattutto per quel che riguarda il calcolo del rapporto incrementale, anche se sarebbe meglio dire, vista la crisi che attraversiamo, del rapporto (de)crementale. E in effetti, non esiste una provincia in Italia che non abbia segnato una contrazione dei consumi nel calcolo dei 2 anni citati. Se Bolzano, che è la prima città d’Italia riesce quasi a mantenere invariato il loro livello (numero indice 0,984) accade che Casera si attesta al novantottesimo posto con un numero indice di 0,796. Il che vuol dire che dal 2010 al 2012 i consumi si sono ridotti di più del 20% e precisamente si sono ridotti del 20,4%. Ultima in Italia è Napoli che in 2 anni ha perso quasi il 23%, in poche parole un quarto dei consumi pro capite.

     

    IL MATTONE – Il costo delle case è un altro fattore cruciale all’interno di un sistema economico. Non a caso la spaventosa bolla scoppiata nel 2008, parte proprio da una incapacità strutturale dei risparmiatori americani di restituire gli importi, caricati dagli interessi dei prestiti allegramente erogati dalle banche statunitensi, attraverso il sistema dei cosiddetti mutui Sub Prime. Anche questo è un parametro che va letto in contro luce.

    A Caserta si comprano case a buon prezzo dato che, nell’analisi del Sole 24 Ore, la nostra provincia si attesta  al trentesimo posto con un prezzo di 1550 euro a metro quadro per un’abitazione in una zona definita di semi centro. Basta guardare la classifica e si capisce che anche per questo indicatore non è oro quello che luccica. Le province in testa a questa graduatoria sono, infatti, quelle più povere. La prima, è Caltanissetta dove si paga circa 1000 euro a metro quadro. Caltanissetta, nella classifica generale e complessiva della qualità della vita si attesta al centesimo posto, che comunque, fa un po’ meno schifo del centocinquesimo posto di Caserta.

    Le ultime province in graduatoria sono quelle più ricche e più storiche. Chiude Roma dove una casa in semi centro, costa 5150 euro a metro quadro.

    Piccola riflessione finale: se nonostante questi prezzi, le case a Caserta non si vendono,come si vede, come è dimostrato dall’incrocio di questi parametri macroeconomici,  allora, ci chiediamo: “Perchè, l’unico modello che hanno nel loro cervelli gli amministratori comunali di questa provincia, è solo quello di uno sviluppo legato al mattone?”

    Questione di contro cultura, di becera arretratezza.

    Ma questa è un’altra storia, che, d’altronde, raccontiamo su Casertace ogni giorno.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 2 dicembre 2013 ALLE ORE 15:31