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    L’EDITORIALE – Per qualche minuto proviamo a lasciare il racconto di mignotte, birbaccioni e ruberie e affrontiamo un discorso serio: l’internazionalizzazione delle imprese casertane


        I numeri resi pubblici, ieri, venerdì, dal presidente della Camera di Commercio, Tommaso De Simone, ci inducono a provare a dare un senso, ma anche un limite a quello che appare come un cambiamento di rotta   Dire o scrivere che nella vita tutto è relativo non significa pronunciare un luogo comune, al […]

     

    Nella foto, il presidente della Camera di Commercio di Caserta, Tommaso De Simone

     

    I numeri resi pubblici, ieri, venerdì, dal presidente della Camera di Commercio, Tommaso De Simone, ci inducono a provare a dare un senso, ma anche un limite a quello che appare come un cambiamento di rotta

     

    Dire o scrivere che nella vita tutto è relativo non significa pronunciare un luogo comune, al di là della densità numeraria, piuttosto elevata, con cui questa affermazione viene espressa.

    D’altronde, una frase può anche diventare un luogo comune, in quanto in tanti ci si ritrovano per concettualizzare la propria riflessione, ma non per questo è necessariamente una fregnaccia. Questa in particolare, dato che davanti, dietro e dentro al vocabolo “relativo” esistono significati, che si distribuiscono in un’area sterminata dello scibile umano.

    Basta considerare il concetto dentro a un alveo di scienza elementare per capire che questo è importante e per comprendere che produrre un’affermazione, un fatto, un avvenimento, espressione di una misura può essere considerato irrilevante o quasi, se la stessa affermazione è valutata in un contesto specifico di tipo sociale, economico, genericamente antropico.

    La stessa affermazione, lo stesso concetto, la stessa misura possono essere considerati, al contrario, di rilievo importantissimo, quasi cruciali se calati in un contesto diverso dal primo considerato.

    Questa piccola dissertazione, che è un pò vezzo e un pò vizio che non riusciamo a toglierci, ammorbando pesantemente i nostri articoli, serve a chi ama la speculazione para-filosofica, a capire che la scienza ( e l’economia è una scienza) produce degli anticorpi che rendono questa considerazione romantico-letteraria sul concetto di relatività delle cose della vita adattabile a un ragionamento un pò più rigoroso, meno fantasioso.

    L’economia ricorre al supporto dell’algebra e dell’analisi matematica per dare il giusto significato a uno dei momenti che noi di Casertace, leggendo i resoconti delle agenzie, abbiamo considerato tra i più importanti, se non il più importante venuto fuori dalla conferenza stampa che il presidente della Camera di Commercio, Tommaso De Simone, ha tenuto, ieri, venerdì, durante la quale ha illustrato i numeri dei cosiddetti fondamentali macroeconomici uniti a quelli delle cosiddette spie empiriche, sullo stato dell’economia locale, quali possono essere, ad esempio, le cifre dei fallimenti aziendali dichiarati e dei protesti.

    Il momento a cui ci riferiamo è quello in cui il presidente De Simone ha sgranato, con legittima soddisfazione, i numeri dei voucher ottenuti dalle aziende casertane per concepire i primi progetti di internazionalizzazione e, dunque, di più ampia collocazione della propria offerta produttiva.

    Piccoli finanziamenti per progetti mirati: da un anno all’altro si è passati, soprattutto grazie all’azione tambureggiante della Camera di Commercio di Caserta, da poche decine a un numero di 500 voucher.

    E torniamo al concetto iniziale sulla relatività delle cose della vita e su come l’economia, grazie ad altre scienze, come la matematica e la statistica, che in questa circostanza, all’economia fanno da ancelle, nobilita, tutto sommato, questo concetto, affrancandolo, attraverso una corretta lettura, da ogni forma di possibile banalizzazione.

    Rapporto incrementale mostruoso, dato che si passa da pochissime decine a 500; cifre assolute e peso statistico, rispetto ai numeri di altre regioni d’Italia e d’Europa, quasi irrilevante. Ma quelle cifre, rese pubbliche da De Simone, una cosa la dicono. Una cosa che non può essere contestata: le aziende casertane, se non sono riuscite ancora a sprovincializzarsi in termini culturali e ideologici, hanno capito che di provincialismo e di nanismo si muore.

    Non può che rappresentare, allora, un dato incoraggiante, quello che risiede nei numeri presentati ieri dal presidente della Camera di Commercio.

    Ben inteso, non esistono ancora le condizioni per farsi soverchie illusioni e per parlare di un’inversione di marcia, di una rivoluzione copernicana. Il percorso è lungo e impervio, internazionalizzarsi non significa, infatti, necessariamente che la propria attività avrà successo, che questa incrocerà mercati in cui si venderanno i propri prodotti o i propri servizi.

    Occorrerà comprendere profondamente che cos’è l’internazionalizzazione e come ci si muove all’interno di essa; come ci si muove e come ci si comporta in sistemi in cui, quando si entra occorre muoversi, progredire senza soluzione di continuità cioè in maniera incessante. Nell’internazionalizzazione si può creare tanto sviluppo, ma ci si può anche far male, molto male. Comunque, in quell’arena delle occasioni, chi si ferma è perduto.

    Bisogna inchiodarsi bene in testa il significato della parola anglosassone upgrading e bisogna rifuggire, come se si trattasse di una vera e propria iattura, da quella speculare e contraria che si scrive downgrading.

    De Simone ci ha dato lo spunto per affrontare, già dai prossimi giorni, questi temi cruciali per un vero e non solo parolaio evanescente, virtuale sviluppo dell’economia locale, che può avvenire solo attraverso un’innovazione degli spiriti, premessa indispensabile per un’innovazione dei sistemi.

    L’internazionalizzazione non è, infatti, un’obiettivo, ma lo strumento che ha come finalità una normalissima e ovvia produzione e incremento di valore aggiunto, attraverso la crescita dei livelli di produttività e, automaticamente, dei livelli occupazionali.

    Per ottenere tutto questo, occorre tanto upgrading e pochissimo downgrading. Bisogna crescere, dunque, verso classi sempre più alte dell’internazionalizzazione della propria impresa.

    Ed ecco che in questo contesto, un’altra frase rituale, di cui in tanti abusano, ha finalmente un senso: bisogna fare sistema, perchè il sistema, l’interazione tra agenzie istituzionali e agenzie economiche, l’abitudine al consorzio delle azioni e delle iniziative serve a far crescere le aziende dentro le classi dell’internazionalizzazione, rendendole sempre più globali, pulitamente multinazionali, aperte alle importazioni dei beni intermedi e non solo esportatrici in sistemi di nicchia, che non consentiranno mai di agganciare i nuovi, sterminati mercati, che hanno aperto una sconfinata prateria di possibilità, soprattutto all’interno della cosiddetta area Brics.

    L’argomento ci attizza. Vediamo se nei prossimi giorni le necessità quotidiane del nostro lavoro ci consentiranno di esprimere ciò che sappiamo e ciò che possiamo su questi interessantissimi temi.

    Gianluigi Guarino

     

     

    PUBBLICATO IL: 28 dicembre 2013 ALLE ORE 18:12