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    L’opera di Giovanni Izzo “Terra Promessa”: la prova del buono GRAZZANISANO


      Le foto dell’artista mazzonaro saranno esposte a Perugia, a Palazzo Gallenga, fino al 18 ottobre GRAZZANISE – Giovanni Izzo non ama commentare l’arte che genera scatto dopo scatto. Non è supponenza la sua. E’ semplicemente coscienza della vacuità della parola pronunciata per puro presenzialismo. Giovanni Izzo ama fotografare. Supera l’ineffabilità del parlato con l’immagine, […]

     

    Nella foto Izzo e Kyenge

    Le foto dell’artista mazzonaro saranno esposte a Perugia, a Palazzo Gallenga, fino al 18 ottobre

    GRAZZANISE – Giovanni Izzo non ama commentare l’arte che genera scatto dopo scatto. Non è supponenza la sua. E’ semplicemente coscienza della vacuità della parola pronunciata per puro presenzialismo.

    Giovanni Izzo ama fotografare. Supera l’ineffabilità del parlato con l’immagine, con la proiezione fisica del reale.

    Da artista, fisiologicamente, non è imbrigliabile dai soliti, classici schemi sociali. Sfugge al convenzionalismo non per anticonformismo modaiolo, ma perché, probabilmente, palpa e rifugge l’ipocrisia che ci attornia.

    Le nostre sono considerazione che riteniamo calzabili sia all’uomo Giovanni Izzo sia al prodotto della sua macchina fotografica. L’opera del grazzanisano è una creazione sincera, schietta. Può avere la forza di un cazzotto nella pancia oppure la signorilità di una carezza: l’effetto non viene scelto arbitrariamente, si limita a scorgere la positività o il nefasto dell’intorno. Insomma, sono foto senza fronzoli.

    A Perugia, l’altro ieri, mercoledì, in occasione della Giornata della memoria e contro la schiavitù, è stata presentata una sua mostra, “Terra promessa”. Sarà esposta a Palzzo Gallenga fino al prossimo 18 ottobre.

    Izzo racconta la storia di tanti africani che raggiungono l’Italia con l’ovvia speranza di una vita migliore. Eppure, speranza a parte, la quotidianità degli immigrati è contrassegnata, il più delle volte, da povertà, stenti, sacrifici, in sostanza, proprio da quei sentimenti nefasti che Giovanni Izzo trasforma in cazzotti nella pancia. Però, è vero pure che gli espatriati, per spirito di sopravvivenza, affrontano e controbattono tali aspetti tragici con gioia, allegria, voglia di rivincita. Ed ecco le carezze scattate da Izzo.
    La mostra è stata visitata anche dal ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, accompagnata dal rettore, Giovanni Paciullo, e dai vertici della università per Stranieri. E’ la seconda volta che il fotografo grazzannisano tratta il tema dell’immigrazione con la produzione di un catalogo. Nel 2010, infatti, aveva raccontato la storia degli africani approdati in Terra di lavoro con la raccolta Promisedland. Consideriamo Terra promessa, dunque, una sorta di continuum, la prosecuzione di un progetto interminabile, perché interminabile pare l’odissea dei troppi profughi per riscatto.Oltre all’arte espresse da Izzo vogliamo evidenziare, con quest’articolo, anche la sua forza sociale.

    Giovanni Izzo è uno dei pochi marchi mazzonari esportabili e apprezzabili al di là dei confini campani. E’ un artista di valore, stimato. Ora, Grazzanise, essendo una terra, se non senza, diciamo con punti di riferimento offuscati, qualcuno potrebbe incappare nell’errore di pretendere da Izzo (visto il bene e il merito da noi adoperati  per affrescarlo) il vestimento degli abiti di veltro. No, niente di più sbagliato. Con questa tipologia di artista un processo del genere funziona al rovescio. Devono essere i grazzanisani a prendere coscienza del valore di Giovanni Izzo per poi sfruttarlo come cardine di meritocrazia e di successo. In caso contrario, per Grazzanise, Izzo sarà l’ennesima occasione persa.

    Giuseppe Tallino

    PUBBLICATO IL: 27 settembre 2013 ALLE ORE 18:25