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    L’INTERVISTA ESCLUSIVA – Anna Redi, l’artista poliedrica delle vite di scarto: “Qui a CASERTA li buttano per feste e sagre”


    Attrice, coreografa, acting coach tra le più apprezzate di Italia, è originaria di S.Maria C.V e qui ha tutti i suoi affetti. Si racconta in una bella intervista a Mariella Capobianco SANTA MARIA C.V – Coreografa, attrice e regista, Anna Redi ha vinto il Premio Scenario come autrice e attrice di “Bagarie” e il Premio Girulà […]

    Nella foto Anna Redi e uno scatto di Raffaello Magri dello spettacolo Mater

    Attrice, coreografa, acting coach tra le più apprezzate di Italia, è originaria di S.Maria C.V e qui ha tutti i suoi affetti. Si racconta in una bella intervista a Mariella Capobianco

    SANTA MARIA C.V – Coreografa, attrice e regista, Anna Redi ha vinto il Premio Scenario come autrice e attrice di “Bagarie” e il Premio Girulà come migliore giovane attrice napoletana. La sua ricerca l’ha portata da Berlino a Bogotà. I suoi lavori di teatro danza, “Animula”, “Sono sfiorite le rose”, “Pà”, “Matres Matutae”, “Scenata dal burqa alle veline”, “Nuha o delle vite di scarto”, sono stati presentati durante i più importanti Festival europei e internazionali di danza. E’ coreografa per Opere liriche. Durante il suo percorso ha lavorato con Mario Martone, Pippo Delbono, Wim Vandekeybus, Enzo Moscato, Arturo Cirillo, Alfonso Santagata, Marco Baliani, Pupi Avati e altri registi e coreografi. E’ stata acting coach per molti attori tra cui Stefano Accorsi e Giovanna Mezzogiorno.  Si occupa, inoltre, di progetti di teatro e danza dedicati ai più deboli, in carcere, con adolescenti e tossicodipendenti.

    Anna Redi è una donna di Terra di Lavoro. E’ originaria di Santa Maria Capua Vetere. La sua è una ricerca mirata all’esperienza umana, come lei stessa dichiara nelle pagine del suo sito internet.

    A Caserta sarebbe necessario investire sulla cultura e non lo si fa. Di fronte  a questo stato di cose, trovo doveroso ascoltare il punto di vista di chi, come Anna Redi, proviene dalla nostra provincia e talvolta, anzi spesso, se ne va.

    Che rapporto hai con la tua città?

    Ho un rapporto di appartenenza e di ricordi con la mia città anche se da due anni non ci vivo più e mi sono trasferita a Roma.

    Questa provincia ha un grande bisogno di investire tempo e risorse sull’arte e sulla cultura. Forse partendo proprio dai giovani sarebbe possibile ristabilire un contatto virtuoso tra arte ed economia. Abbiamo una storia, una tradizione e un patrimonio artistico, la cui grandezza basterebbe a se stessa, soprattutto in termini di occupazione, se non fosse malgestita o peggio abbandonata. Quello che c’è qui, ad ora, è tenuto male.

    Con questo atteggiamento dove si va? E soprattutto cosa ci sarà? Senza ricerca, con cervelli ed artisti in fuga, che ne sarà del nostro territorio?

    Non so come possa cambiare la nostra Terra e me lo chiedo anche io. Il desiderio è che i giovani abbiano la forza e siano abbastanza ricchi da pagare le colpe dei padri, che in questi ultimi anni sono state tante.

    Ritieni che in questa provincia, in merito al teatro e all’arte, ci siano realtà degne di nota? Dove senti di indirizzare i lettori di cCasertace interessati all’arte e al teatro, nel casertano?

    A Caserta e provincia sento che nascono nuove realtà come i vari teatri off. Ci sono ovunque bravi artisti ma, se è vero che la situazione di una zona si vede dalla politica culturale che si fa, purtroppo da noi non esiste attenzione e gente qualificata che non dia soldi pubblici solo per sagre e feste patronali, quando va bene.

    Durante questi anni, molti dei tuoi spettacoli sono stati incentrati sul tema della donna. Personalmente sono rimasta colpita da una scena durante lo spettacolo “Matres”. La danzatrice/attrice protagonista, Vero Cendoya, la quale interpretava appunto una danzatrice in carriera, brandiva una provetta rivolgendosi agli uomini del pubblico, chiedendo loro di donarle del liquido seminale, affinché riuscisse anche lei ad avere un figlio. Sentiva l’orologio biologico scattare e la sua vita in giro per il mondo non le permetteva di costruire un rapporto stabile.

    Come può una donna, oggi, pensare alla sua ricerca personale, al suo sostentamento e parallelamente costruirsi una famiglia?

    Non lo so e forse non è mai stata una priorità la costruzione della famiglia per me. Considero quella di nascita e resto figlia per questa vita e zia, felicemente.

    Credi che si siano stati commessi degli errori, concependo le pari opportunità in termini di uguaglianza uomo – donna? A che punto siamo?

    Credo nella differenza tra uomo e donna e non nella uguaglianza. Tuttavia siamo molto lontane dalle pari opportunita’.

    Mi viene da pensare al tuo spettacolo “E45 – Vite di scarto”. Tragici momenti di danza contemporanea e danza butho con Marie – Thérèse Sitzia. Due donne, due linguaggi intrecciati, compositi e uniti per raccontare la condizione umana degli “scarti”, i rifiutati o meglio ancora i rifiuti, i disadattati. Indagine corporea e musica elettronica per raccontare vite di scarto tragicamente realistiche. Inoltre di quello spettacolo ricordo una straordinaria canzone che dice “Andate via, non conosco la follia, voglio uscire di qui, dai toglietemi gli occhi di dosso” cantata da Renato Zero, brano dal titolo “Depresso” ed un’enorme bandiera bianca.

    Queste vite di scarto che hai raccontato, sono anche le donne?

    Si, per me la condizione di scarto è una condizione esistenziale assolutamente epocale. Si perde il senso dei veri valori e del vivere e noi stessi diventiamo scarto.

    Bisogna ritornare alla sacralità della vita e ripartire da quello che si è perso.

    Come leggi i fatti di cronaca, le violenze domestiche e le troppe uccisioni di donne per mano degli uomini, come leggi questo dato sconcertante, tu che per anni hai indagato negli anfratti anche più bui della società e che ne hai conosciute, create e interpretate tante di donne, attraverso il teatro, la ricerca e la danza?

    Vedo gli abusi sulle donne come frutto della ipersessualizzazione della società. Qualcosa è impazzito e il più debole di turno paga. Più che uomini parlerei di lupi nel senso metaforico e col rispetto per gli animali.

    Cosa consigli ai giovani che amano il teatro e l’arte e che sarebbero pronti a farne un mestiere ma non vogliono o non possono lasciare la propria terra?

    Trovare le condizioni per fare teatro ovunque. Anche in casa. Le prove di Bagarie col quale vinsi premio Scenario le feci in cucina a S.Maria. Per fortuna per fare teatro si devono solo convincere un pò di amici e si può fare ovunque.

    A cosa stai lavorando adesso?

    Ho finito adesso un lavoro come acting coach e coreografa per 1992, una serie di Sky Cinema che andrà in onda da ottobre. Col Teatro riprendo questa estate con alcuni attori occupanti del Valle e spero di avere una occasione per mostrare il lavoro anche a Caserta e provincia. 

    Quando ho assistito agli spettacoli di Anna Redi, sono sempre tornata a casa con molte domande e alla ricerca di nuove risposte. Ogni cambiamento interiore o geografico comincia col farsi delle domande.

    MC

    PUBBLICATO IL: 13 giugno 2013 ALLE ORE 12:08