Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    L’EDITORIALE L’area dell’Anfiteatro di S.MARIA trasformata in una spiaggia. Come è lontana Milano, dove si è detto no ad un baretto sulla guglia del Duomo


        Domenica la nostra denuncia sui tavolini, le sedie e gli ombrelloni associati al ristorante Amico Bio. Ieri, lunedì, un articolo del Corriere della Sera su una vicenda meneghina (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO) S.MARIA C.V – Sarebbe molto più facile starsene zitti, allinearsi, sostare sempre dalla stessa parte munendosi di pratici paraocchi. Noi, […]

     

    Nella foto il giardino dell’Anfiteatro e le guglie del Duomo

     

    Domenica la nostra denuncia sui tavolini, le sedie e gli ombrelloni associati al ristorante Amico Bio. Ieri, lunedì, un articolo del Corriere della Sera su una vicenda meneghina (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

    S.MARIA C.V – Sarebbe molto più facile starsene zitti, allinearsi, sostare sempre dalla stessa parte munendosi di pratici paraocchi. Noi, invece, scegliamo ininterrottamente di dire la nostra, attuando dei confronti, cercando di vedere qualche metro più in là del nostro naso, della nostra provincia.

    E’ vero, rischiamo di sembrare quelli che si divertono ad indossare i panni dei guasta feste di turno, ma a ragionare unilateralmente, con costanza, in quelle logiche che dovrebbero spingere l’informazione ad appoggiare sempre  tutto quello che porta guadagno e lavoro purtroppo noi non ci riusciamo: nella vita, nel nostro territorio c’è dell’altro, e nella fattispecie che stiamo per trattare  cade a pennello dire che c’è dell’arte, un arte che adesso, tristemente vuole essere rivalutata con ristoranti e ombrelloni.

    Ieri, lunedì, il Corriere della Sera ha riportato la notizia del niet della Sovraintendenza milanesa all’istallazione di un baretto sulla guglia del Duomo, in vista dell’Expo 2015, giudicandola « inopportuna  e incompatibile con la funzione del luogo».

    La Veneranda Fabbrica, l’azienda che vuole aprire questo chioschetto, ha già presentato ricorso al Tar per opporsi alla decisione della Sovrintendenza.

    Non entriamo nel merito della faccenda milanese, dato che siamo Casertace, e non Milanoce. Questo episodio, però, vogliamo impiegarlo per calcare la nostra posizione.

    A Milano, forse, c’è un attaccamento più forte all’arte, alla salvaguardia della verginità culturale, magari, nel capoluogo lombardo c’è una devozione culturale più robusta della nostra che spinge a considerare la commistione tra monumenti e commerciale come qualcosa di  inoopportuno.

    A Santa Maria, invece, per ottimizzare una monumento di inestimabile valore artistico si punta alla creazione di un ristorante.

    Oddio, non vogliamo essere contraddittori, ma  un ristorante, nei pressi dell’Anfiteatro, ci sta anche bene:  visti i tempi, alimentare, senza strafare, il commercio, diciamo che è un’operazione fattibile.

    Bisognerebbe evitare, però, di  trasbordare nell’istallazione di divanetti, ombrelloni e tavolini. Chiudere gli occhi e trasformare il giardino dell’anfiteatro in un lido vuol dire fregarsene di tutto il resto.

    A Milano, non per fare i settentrional esterofili di turno probabilmente raccapriccerebbero.

    Giuseppe Tallino

    PUBBLICATO IL: 23 luglio 2013 ALLE ORE 13:10