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    LA STORIA E LE STORIE – La rivolta di Teano, quando i contadini esasperati dalle tasse per poco non accopparono il commissario regio


      A quel tempo le rivolte fiscali avevano un connotato un po’ diverso da quelle di oggi A pensare oggi come sono ridotti in miseria i Casertani per la pressione fiscale comunale, compresi i balzelli vari che l’amministrazione applica su ogni cartella esattoriale. E il fatto che non abbiano organizzato una rivoluzione, si tratta di […]

     

    A quel tempo le rivolte fiscali avevano un connotato un po’ diverso da quelle di oggi

    A pensare oggi come sono ridotti in miseria i Casertani per la pressione fiscale comunale, compresi i balzelli vari che l’amministrazione applica su ogni cartella esattoriale. E il fatto che non abbiano organizzato una rivoluzione, si tratta di un vero miracolo. Un prodigio forse attribuibile a San Sebastiano o meglio a San Anna, il primo pronto al martirio e la seconda mansueta, sterile fino a tarda età e solo un fenomeno sopranaturale la fece rimanere incinta di Maria.

    Non fu così nell’immediato primo dopoguerra quando in provincia di Terra di Lavoro e più propriamente a Teano scoppiò la rivolta. Per il dissesto comunale dovuto alle allegre gestioni precedenti del comune, il commissario prefettizio decise di applicare sulle famiglie ulteriori dazi. La sommossa ebbe grande eco in Italia e fece da battistrada ad altri municipi d’Italia. In particolare insorse Amalfi.

    A vedersela brutta fu il commissario regio di Teano avv.. Francesco Macciotta che volle affrontare di petto i rivoltosi ma alla fine ebbe la peggio. “In un attimo fu afferrato, gettato al suolo e colpito ripetutamente con bastoni e con sassi. E certa sarebbe stato finito senza il coraggioso intervento dell’avv. Nicola D’Aiello e dell’avv. Ricciardi che riuscirono a sottrarlo alla furia dei dimostranti ed a metterlo in salvo facendolo fuggire per i campi e tenendolo nascosto in un fienile. Il Macciotta riportava due ferite una alla testa e l’altra al braccio destro, era in preda ad un impressionante “choc” nervoso.

    La cronaca di quelle giornate è davvero terribile e degna di uno squadrismo imperante. Va ricordato che i giovani chiamati al fronte, la maggior parte contadini, erano stati educati alla violenza verso l’avversario considerato sempre nemico. La causa dei gravi disordini era da ricercare nella difficile gestione amministrativa, la quale culminò con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del Commissario .regio che decise dei gravami dell’imposta e dazi per gli anni 1922-23-24.

    A cercare di mediare fu il segretario politico dei fasci Angelo Cipriani che decise di riunire tutti i capi dei casali intorno a Teano per cercare di pacificare gli animi e contenere le proteste e i rancori in una serie di proposte da avanzare legalmente per ottenere un alleviamento, per i dazi e le imposte maggiormente osteggiate dai contadini. In un primo momento si sperò che la riunione desse buoni frutti, ma si sparse minacciosa la voce che da venti e più casali che circondano Teano, sarebbe partita una massa compatta di contadini per una dimostrazione contro il Commissario regio. Squadre di otto, dieci, venti persone cominciarono ad entrare nella cittadina; provenivano da Cave, Casamastra, San Marco, Fontanelle, Gugliano, San Giuliano, Tuoro, Venzana e Carbonara.

    Il maresciallo dei carabinieri tentò di porre un argine all’invasione, ma fra carabinieri e militi della milizia non si disponeva che di venti uomini. In breve la massa travolgeva lo sbarramento e si riversava in. piazza. La folla sostava e si ordinava, poi si suddivideva militarmente in squadre, procedendo all’appello dei presenti e secondo un piano precedentemente stabilito si dirigeva per opposte direzioni puntando sull’Ufficio telefonico e sul municipio. Si trattava di gente avvezza alla guerra.

    Una tipica dimostrazione di squadrismo anche se in questo caso quello fascista si mostrava tra i più moderati. Il grosso dei dimostranti raggiunse il Comune aizzato dai capi e chiedeva a gran voce la morte del Commissario regio e la distruzione dei registri. Carabinieri e militi cercavano di calmare i dimostranti: i militi dopo una lotta impari nella quale non poterono neppure tentare di far uso delle armi, dovettero cedere e rimanere spettatori impotenti dell’opera di distruzione.

    I due carabinieri più animosi De Cesaro e Perez, che avevano tentato di affrontare i più scalmanati, furono disarmati e ripetutamente colpiti con bastoni e tridenti alla tesa e alle braccia. Quando tornò la calma nelle strade e nelle piazze c’era un imponente .spiegamento di forze.

    MA NE RO

     

    PUBBLICATO IL: 9 gennaio 2014 ALLE ORE 18:39