Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    LA STORIA E LE STORIE / Gli epigoni casertani di Gabriele D'Annunzio. Oggi 150 anni, ma nessuno ricorda il "Vate"


      Mauro Nemesio Rossi coglie un’altra magagna della memoria e ricorda quanto accesa fosse l’ammirazione e il seguito che anche in questa città annoverava il poeta guerriero. IN CALCE ALL’ARTICOLO IL VIDEO DI D’ANNUNZIO CHE ABBANDONA FIUME Oggi  ricorre il 150 anniversario della Nascita di Gabriele D’Annunzio. Gabriele D’Annunzio “Fu il più grandioso nocchiero che […]

    Nella foto a sinistra, Gabriele D’Annunzio

     

    Mauro Nemesio Rossi coglie un’altra magagna della memoria e ricorda quanto accesa fosse l’ammirazione e il seguito che anche in questa città annoverava il poeta guerriero. IN CALCE ALL’ARTICOLO IL VIDEO DI D’ANNUNZIO CHE ABBANDONA FIUME

    Oggi  ricorre il 150 anniversario della Nascita di Gabriele D’Annunzio. Gabriele D’Annunzio “Fu il più grandioso nocchiero che traghettò l’Italia dall’Ottocento al Novecento, dalla piccola borghesia di provincia alla nazionalizzazione delle masse, dalla Belle Époque alla guerra, dalla galanteria all’eros, dalla morale all’estetica, dal cavallo al velivolo e al sommergibile, dal culto romantico del genio e dell’eroe al culto moderno del superuomo, ardito trascinatore delle folle.” Ha scritto su un quotidiano Nazionale lo storico di destra Marcello Veneziani, uno di quelli che spesso  ha frequentato i salotti culturali della Destra Casertana.

    Non riesco ad immaginare in quante scuole della provincia si ricorda oggi l’evento,  ritengo che quasi in nessuno istituto si celebra la ricorrenza eppure 150 anni rappresentano anche la maturazione del nostro risorgimento e D’Annunzio è stato uno dei protagonisti per eccellenza.

    I Casertani quelli della prima metà del novecento lo hanno venerato specie coloro che hanno combattuto l’ultima guerra di indipendenza e che consideravano “il vate” pietra miliare e faro delle coscienze e dell’etica degli italiani.

    Manteneva costanti rapporti con gli arditi che con Lui avevano occupato Fiume rivendicando  l’italianità di quella città.

    Tra questi il gerarca Stefano De Simone di Caiazzo ,ed il Direttore della Stampa di Torino Silvio Maurano zio di uno dei più accorsati dentisti casertani.

    De Simone aveva attaccato dietro alla scrivania elegantemente incorniciata una lettera autografa del poeta guerriero con una sua fotografia. Si ricordava  le battaglie del Carnaro e i brevi momenti di quella Repubblica che nella sua carta aveva gli elementi ispiratori della nostra costituzione Repubblicana: “Art. 2 – La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali.”

    La Carta fu promulgata l’8 settembre del 1920 concepita da De Ambris, ma riveduta e corretta da D’Annunzio stesso. Che fu un esaltatore della borghesia che  voleva dare alla Nazione il rango di Imperiale.

    Quando Vladimir Illich Ulianov detto Lenin  dopo aver ricevuto una delegazione socialista italiana  ebbe a dire “In Italia ci sono soltanto tre uomini che possono fare la rivoluzione: Mussolini, D’Annunzio e Marinetti

    A D’Annunzio per la questione di Fiume  pesava il tradimento dei soldati  francesi che  sostenevano gli Jugoslavi – spiegava Stefano De Simone – le conseguenze erano pesanti e i soldati della nuova nazione attaccavano nelle piazze gli Italiani ed i nostri marinai. C’erano stati molti morti e da qui la sua decisione di occupare insieme agli arditi il terrorio e riportare quelle terre nell’amata patria.
    Di quelle rappresaglie e degli agguati e di come gli Italiani si difendevano ne parlò Silvio Maurano. Che scrisse nel 1939 un volume dal titolo la “Francia sorellastra”
    Difficili e contraddittori erano i rapporti tra D’Annunzio ed il fascismo e Mussolini.
    D’Annunzio non fu mai fascista e tantomeno antifascista, ma restò sempre dannunziano, egli amava se stesso e la propria opera sopra ogni cosa, non si può irregimentare in nessun regime ma solo farsi adorare, e non si sente intellettuale organico a nessun partito. – Continua Veneziani – La sua vera aspirazione fu elevare la vita al rango di opera d’arte.

    Manero

    PUBBLICATO IL: 11 marzo 2013 ALLE ORE 17:27