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    LA DOMENICA DI DON GALEONE Pregare è fare la sua volontà!


    Il commento settimanale del teologo e docente salesiano *  La domenica “della preghiera”. Pregare sembra facile. Chi non prega quando ne ha bisogno? Basta avere una generica educazione cattolica, un rimasuglio di fede,  ed eccoci a pregare nell’ora della paura, della necessità. Siamo tutti cristiani, diceva il filosofo B. Croce! Anche la vedova della parabola […]

    Nella foto don Franco Galeone

    Il commento settimanale del teologo e docente salesiano

    *  La domenica “della preghiera”. Pregare sembra facile. Chi non prega quando ne ha bisogno? Basta avere una generica educazione cattolica, un rimasuglio di fede,  ed eccoci a pregare nell’ora della paura, della necessità. Siamo tutti cristiani, diceva il filosofo B. Croce! Anche la vedova della parabola era pressata da un suo problema con la giustizia. Mai viste tante candele accese davanti ai santi come nel periodo di esami, di concorsi, di malattia! Non è forse lecito invocare chi ci è amico? Non è forse umano? E che cosa siamo noi se non uomini, cioè un misto di debolezza e di forza, di meschinità e di grandezza? Ben vengano quindi anche le candele e gli ex voto. Ma questa è la preghiera a intermittenza. Esiste invece una preghiera continua, una preghiera che i mistici paragonano al respiro, al battito del cuore, quella che rende la vita un continuo atto di ringraziamento, di fede, di perdono. Nietzsche ha scritto che pregare è vergognoso. Per A. Carrel invece “Pregare non è più vergognoso di quanto non sia vergognoso bere o respirare. L’uomo ha bisogno di Dio come ha bisogno di acqua e di ossigeno”. La preghiera cristiana, prima che parola implorante, è silenzio profondo per ascoltare e accogliere la Parola. Le persone entrano in comunione ascoltandosi, e noi entriamo in comunione con Dio, e ci prepariamo a fare la sua volontà ascoltando e rispondendo. Pregare è riconoscere i limiti logici e ontologici dell’uomo, significa che la liberazione totale e definitiva non dipende dall’uomo, dalle astuzie della ragione umana: l’uomo non può salvare se stesso.

    *  Tra le costanti universali dell’uomo esiste la preghiera: è attestata dappertutto, in senso diacronico che sincronico, nelle culture antiche come in quelle evolute. Tutti gli aspetti della vita si ritrovano nella preghiera. La preghiera può essere invocazione, nostalgia, amore, grido, lamento … Ricordiamo Paolo VI ai funerali di A. Moro: “Tu, Dio, non ci hai ascoltato quando ti implorammo per la sua liberazione!”.  Per questo è tradizione scandire le giornate con la preghiera: nella chiesa con la liturgia delle ore; presso gli ebrei è sacro il sabato, la sinagoga; il mussulmano si prostra cinque volte verso la Mecca, nella moschea. Lo psicologo E. Fromm, tra le caratteristiche dell’uomo maturo, pone anche la preghiera: pregare è un’attività sana dello spirito, segno di un raggiunto equilibrio, una felice necessità, fa insomma vivere meglio.

    *  Esiste una preghiera dei poveri, di cui parliamo poco, la cui caratteristica è l’innocenza. Le preghiere di noi, teologati e laureati, sono grammaticalmente perfette, ma forse inefficaci. I poveri pregano e sono la salvezza del mondo; i poveri, i sofferenti, i piccoli, gli analfabeti … che noi nella nostra sterile saggezza possiamo deridere come superstiziosi e gentuccia senza valore, sono invece molto cari a Dio. La preghiera dei poveri mantiene viva la speranza. Non esplode la collera di Dio solo perché in ogni città e paese esistono 5, 10 giusti che pregano, come Abramo, di non distruggere la Sodoma di ieri e di oggi.

    *  La più comune preghiera è quella di domanda. Cosa significa? Non è certo pretendere che Dio faccia la nostra volontà, che egli faccia al nostro posto quello che dobbiamo fare noi. Pregare non è una formula magica. Manifestare a Dio i bisogni e i desideri significa sottoporli alla sua luce, vedere se sono legittimi o no, per purificarli. Nel Vangelo di Luca, Cristo promette di darci non tanto quello che domandiamo, ma lo Spirito per comprendere chi siamo noi e chi è Dio. La preghiera di domanda esemplare è sempre quella di Cristo: “Padre, allontana da me questo calice di dolore, però non la mia ma la tua volontà sia fatta!”. Il credente non vuole piegare Dio alla sua volontà, ma vuole ottenere la grazia di adeguarsi alla sua volontà. Egli sa quello che è veramente bene per noi. Nella sua volontà è la nostra pace! E anche se non siamo esauditi, la preghiera non è mai inutile!   Per contattare: francescogaleone@libero.it

    PUBBLICATO IL: 20 ottobre 2013 ALLE ORE 10:37