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    LA DOMENICA DI DON GALEONE La nostra è la società delle raccomandazioni


    Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiani *  La domenica “dell’ultimo posto”. Ancora un avvertimento: forse noi non saremo i primi! C’è una folla invisibile, a noi sconosciuta, ma non a Dio, che ci precede. Il regno di Dio è infatti aperto a tutti; non abbiamo la minima idea circa il posto da noi […]

    Nella foto don Franco Galeone

    Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiani

    *  La domenica “dell’ultimo posto”. Ancora un avvertimento: forse noi non saremo i primi! C’è una folla invisibile, a noi sconosciuta, ma non a Dio, che ci precede. Il regno di Dio è infatti aperto a tutti; non abbiamo la minima idea circa il posto da noi occupato nella sua graduatoria. Chi presume di saperne di più, si prepari a lasciare il suo onorevole posto al banchetto. Basta aprire il giornale, accendere il televisore: una folla di umili, di ignoti anche alle nostre chiese, persone che mai dovremo osare giudicare perché sono cari a Dio, vivono e muoiono al di fuori della chiesa ma dentro il Regno di Dio. E’ l’immenso e anonimo popolo delle beatitudini. Gesù non è un predicatore astratto; il suo linguaggio ti obbliga a riflettere. Viene invitato a pranzo, come già altre volte. Mentre gli invitati  si affrettano a occupare i primi posti, Gesù osserva con ironia, e ci consegna una lezione di umiltà, che non è solo invito al buon senso e al galateo! Gratuità, donazione, semplicità! Sono l’uscita di sicurezza dalle strettoie di un’esistenza pesantemente condizionata dalla protervia del potere e dell’avere, dall’illusione dell’onnipotenza, dal disprezzo di chi non ha denaro.  Questa nostra società dello spettacolo e dell’immagine ha spento i riflettori sulle cose piccole e semplici. Che però tali non sono! E’ questo microcosmo della quotidianità, tanto deriso, che oggi va riconquistato, per poter di nuovo vivere senza lacerazioni, senza quelle frustrazioni che spingono a uccidersi “per noia”. Gesù invita ad occupare gli ultimi posti nel banchetto della vita, quelli dove il clamore degli sbandieratori delle prime file non giunge a usurpare le gioie semplici e pulite della vita; ad accettare gli altri, quei commensali “poveri, zoppi, ciechi” che portano speranza e fantasia nella nostra nevrotica uniformità dei riti sociali.

    *  La storia dell’uomo in genere si regge sulla legge della competizione. La gara  fra gli uomini e i popoli è fonte di progresso: ce lo hanno insegnato fin dalle scuole elementari. Siamo arrivati anche a crederci. Perfino i filosofi hanno trovato quasi sempre una identità tra il prevalere di fatto e il prevalere di diritto: “Chi prevale ha ragione!”, sostiene Hegel. La società si organizza e vive sulla competitività, sulla lotta ad oltranza per i primi posti, sul valore ultimo e assoluto del profitto: concorrenza industriale fino all’eliminazione della ditta concorrente, arrivismo sociale fatto di raccomandazioni e bustarelle, corsa alla macchina nuova o all’abito griffato come modo di emergere. Il giovane oggi si prepara ad inserirsi in questo tipo di società attraverso un’educazione familiare e scolastica spesso tutta orientata verso l’arrivismo sociale. E’ grave il pericolo di una scuola che diventa luogo di selezione sociale massificando i più relegandoli alla categoria di inferiori, e facendo emergere i meglio-dotati. Se una scuola “cattolica” facesse questo, commetterebbe un peccato gravissimo, e meriterebbe di essere chiusa subito, anche se viene stimata dalle famiglie piccolo-borghesi, che si servono di una scuola cattolica per continuare a occupare i primi posti nella società!

    * Il Vangelo ci offre un’altra indicazione: la ricerca di rapporti umani liberi dalla legge del contraccambio. La nostra è la società delle raccomandazioni, del “do ut des”, dove il gratuito non esiste.  Fino a che punto dobbiamo partecipare a questo gioco, non è facile rispondere. Perché dire no, significa dimenticarci che siamo nel gioco, non possiamo uscirne senza rovinarci. D’altra parte, contestare questa logica è l’unica via per riaffermare la vera dignità dell’uomo.  E allora, da che parte staremo? Cosa sceglieremo? Se nella nostra educazione cristiana, invece di riempire la memoria con le risposte della vecchia saggezza, avessimo addestrato lo coscienze alla libertà, alla creatività, a rifiutare le risposte ovvie, avremmo già preparato generazioni capaci di anticipare nell’oggi il futuro.

    NB. Se vorrai contattarmi, la mail è francescogaleone@libero.it

    PUBBLICATO IL: 1 settembre 2013 ALLE ORE 10:34