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    LA DOMENICA DI DON GALEONE: “Il ricco, questo stolto e sfortunato!”


    Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiano Il brano di Vangelo presenta una situazione drammatica. Della celebre parabola, che solo l’evangelista Luca ci ha trasmesso, appare la predilezione di Dio per Lazzaro e per tutti i poveri di ogni tempi e di ogni luogo. Forse Cristo si è ispirato a qualche fatto realmente accaduto. […]

    Nella foto don Franco Galeone

    Il commento settimanale del sacerdote e docente salesiano

    Il brano di Vangelo presenta una situazione drammatica. Della celebre parabola, che solo l’evangelista Luca ci ha trasmesso, appare la predilezione di Dio per Lazzaro e per tutti i poveri di ogni tempi e di ogni luogo. Forse Cristo si è ispirato a qualche fatto realmente accaduto. Ricchi dal cuore di pietra ce ne sono sempre stati; oggi però questa durezza si manifesta non solo nel singolo ma anche nelle nazioni del benessere. Se in Amos le ricchezze rendono insensibili, effeminati, goderecci, nel Vangelo esse rendono duri e ingiusti sino all’inferno.

    *  Gli insegnamenti sono tanti. Ne evidenziamo solo alcuni:

    - il destino ultimo, una volta fissato, è immutabile;

    - solo donando ai poveri, possiamo farci perdonare la ricchezza;

    - la realtà dell’inferno, tante volte negata o messa in dubbio, riceve qui una terribile conferma.

    - soprattutto: l’inferno è non amare; non amare è una colpa; non essere amati può essere una sfortuna. Amare è già vivere felici sulla terra; ma occorre ristabilire il vero significato della parola amare, che è un verbo transitivo attivo, non passivo o riflessivo; il che significa che io devo amare gli altri, devo fare qualcosa per gli altri, devo uscire da me stesso; amare non significa ricevere coccole, aspettare affetto dagli altri, mettere al centro il nostro io. Sarebbe egoismo o narcisismo. Stiamo assistendo a tante svalutazioni, forse la peggiore è quella dell’amore!

    * “Io ho un’esistenza agiata, ma mi accorgo che stavo meglio quando io e mio marito non possedevamo niente, e quello che lui guadagnava ci bastava appena per arrivare alla fine del mese. Adesso mio marito ha una buona posizione, abbiamo la villa in città, la casa al mare, terreni e alloggi il cui affitto ci consente di migliorare ancora le già buone entrate di mio marito, professionista stimato. Io ho la macchina personale, pellicce, gioielli, tante conoscenze, inviti in società … ma tanto vuoto attorno! Ora che abbiamo raggiunto il benessere, i parenti ci invidiano e si sono allontanati. Se io faccio loro dei bei regali, si sentono umiliati perché non possono ricambiare. Se agisco altrimenti, sono egoista. Prima, a natale o per l’onomastico, tutti avevano un pensierino per me, ed era una festa scartare tutti quei pacchettini. Ora non mi mandano più niente perché tanto “ho già tutto”. I figli sono ormai grandi e indipendenti, e anche mio marito, l’unico uomo della mia vita, purtroppo è cambiato. Da giovane era serio, ora fa i complimenti alle donne più giovani, e mi sono accorta di qualche tradimento. A me rimprovera di essere vecchia, ma che non mi devo lamentare perché non mi manca niente. Non sono nemmeno più sicura di conquistarmi il paradiso: mi propongo di aiutare i poveri e poi passo davanti a un gioielliere e non resisto alla tentazione di comperarmi un bell’anello; decido di andare a trovare i vecchietti all’ospizio e poi mi lascio convincere dalle amiche a passare il pomeriggio giocando a carte … Così passano gli ultimi anni della mia vita, e mi sento sempre più sola e triste, sempre più ricca e sempre più povera di amore!

    E’ una lettera che fa riflettere. Pensate alla perdita di significato che ormai hanno raggiunto in occidente gli Ordini religiosi, che pure si caratterizzavano per il voto di povertà. Oggi non può trattarsi di una povertà individuale o monastica, basata sull’ascetica, sulla mancanza personale di disponibilità economiche. Il voto di povertà, oggi, dev’essere anche un impegno di solidarietà con i “minores”, come direbbe Francesco di Assisi, cioè con tutti i poveri del mondo. Ci sono religiosi “poveri” ai quali non manca nulla, e comunità di religiosi che sono autentiche macchine per fare soldi! Ma non basta la solidarietà. Occorre liberare i poveri dalla volontà di prendere al banchetto il posto lasciato libero eventualmente dai vecchi commensali. E’ un grosso pericolo, che gli esclusi dalla ricchezza possano adottare il modello di vita dei ricchi. Sarebbe tragico se il povero sogna di diventare come il ricco. Il nostro compito sarà quello non di sostituire il povero con il ricco, ma di mostrare la possibilità di forme di vita che scartino in radice il modello divulgato dai ricchi, a favore di una nuova tavola di valori fondata sulla comunione e sulla solidarietà.

    NB. Se vorrai contattarmi, la mail è francescogaleone@libero.it

    PUBBLICATO IL: 29 settembre 2013 ALLE ORE 11:04