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    LA DOMENICA DI DON GALEONE. Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce


        Il commento domenicale del docente e teologo salesiano   La domenica “della luce” La luce è uno degli elementi necessari per la vita dell’uomo. La luce è l’immagine stessa della vita; “vedere la luce … venire alla luce” significa nascere; al contrario “spegnersi … chiudere gli occhi alla luce” significa morire. Anche di […]

     

    Nella foto don Franco Galeone

     

    Il commento domenicale del docente e teologo salesiano

     

    La domenica “della luce”

    La luce è uno degli elementi necessari per la vita dell’uomo. La luce è l’immagine stessa della vita; “vedere la luce … venire alla luce” significa nascere; al contrario “spegnersi … chiudere gli occhi alla luce” significa morire. Anche di Dio si dice che  “è luce e in Lui non ci sono tenebre” (1Gv 1,5). Anche Cristo è la luce che “illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Anche il cristiano, nel giorno del suo battesimo riceve “la luce di Cristo” e promette di vivere “come figlio della luce”, seguendo Cristo luce del mondo. Il cristiano, anche dopo il battesimo, resta sempre un impasto di luce e tenebra; per questo la conversione non è mai un’operazione finita, ma è una tensione quotidiana.

    Inizia la storia della salvezza

    Quando leggiamo i primi versetti del Vangelo di Matteo, sentiamo un respiro epico, rulli di tamburi, soldati in assetto di guerra. Nessuno scandalo per queste metafore militari. L’apostolo Paolo le ha usate nelle sue lettere, per descrivere la vita del cristiano. Anche Cristo, quando incontrava un soldato onesto, lo trattava con rispetto. Cristo non fa demagogia, scruta il profondo del cuore e non il colore delle divise. E’ finita la lunga preparazione: l’angelo che annuncia, la nascita a Betlemme, la fuga in Egitto, l’infanzia nascosta, il lavoro umile a Nazaret; anche le tentazioni nel deserto, l’incontro con Giovanni, il battesimo nel Giordano fanno parte del prologo. Comincia ora la storia della salvezza. Gesù occupa la sua posizione strategica, che l’evangelista descrive come farebbe Cesare prima di una battaglia: Cafarnao. Poi inizia il reclutamento della truppa: pescatori anonimi, fatti per l’oblio assoluto, e che ora, grazie alla sua chiamata, diventeranno più celebri di ogni imperatore, saranno invocati attraverso i secoli, vedranno erigere in loro onore splendidi edifici. Infine, Gesù lancia i primi proclami: “Seguitemi. Vi farò pescatori di uomini”. Altro che Alessandro Magno! Lancia il suo manifesto: “Convertitevi”. Altro che Karl Marx! Qualcosa è davvero cambiato. La storia del mondo gira pagina!

    Convertirsi  non è facile ma rende felice

    Oggi parlare di conversione è difficile. Forse la tragedia più comune del nostro tempo consiste nella program­mata rimozione del senso di colpa (un tempo si diceva “sensus peccati”), per cui di ogni evento negativo si vuole trovare sempre un capro espiatorio, una causa di ordine esteriore. In tal modo, di fronte al male economico, politico, sociale… gli atteggiamenti risultano essenzialmente due: o di rassegnata impotenza (che si traduce poi in un “carpe diem”), o in una rabbia sistematica e rivoluzionaria contro qualcuno, ritenuto responsabile delle afflizioni storiche. E’ infatti oggi un atteggiamento diffuso accusare la società, le struttu­re, il potere, la Chiesa, e le occulte consorterie, di congiurare contro l’intera convivenza umana. Tale attitudine a puntare il dito contro i nemici esterni è la conseguenza di una cultura, che ha proclamato il mito della originaria innocenza dell’uomo, del “buon selvaggio”, addossando tutte le colpe alla società (Rousseau) o al capitalismo (Marx) o alla repressione (Freud). Il peccato del nostro tempo consiste proprio nella scelta del finito e nel rifiuto dell’infinito: “aversio a Deo et conversio ad creaturas”, direbbe s. Agostino. Da questo disordine nascono l’angoscia, la disperazione, le tante paure tipiche del nostro tempo.

    Duemila anni fa, un grande Figlio di Israele, Gesù di Nazaret, ha proclamato la Buona Novella. Quel messaggio di salvezza è giunto fino a noi. Quella Parola ha riempito il vuoto, ha illuminato le tenebre, ha popolato la solitudine. Quali che siano le temperie storiche, le illusioni, i costumi … quell’invito resta sempre valido, offerto a tutti. Quel patrimonio di misericordia, al quale tutti possono attingere, è una sorgente di vita che niente può surrogare: dal suo rifluire nelle fibre esauste della nostra civiltà unidi­mensionale può iniziare una nuova storia, un nuovo cammino “nella luce”. Per contattarmi: francescogaleone@libero.it

     

    PUBBLICATO IL: 26 gennaio 2014 ALLE ORE 12:13