Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    ALLA SCOPERTA DEL PIANETA GIOVANI – Da CASERTA a SIRACUSA, la passione di Gianluca Ariemma, regista di “Cico”: “Mai pensato all’università. Da sempre l’idea di fare teatro e cinema”


    L’ex allievo del Liceo Scientifico Manzoni ora è un allievo dell’Accademia di teatro siciliano l’INDA : “In Italia è difficilissimo entrare in un’Accademia ma è proprio dalla scuola che ho avuto questa opportunità” Gianluca Ariemma, 21 anni, ex alunno del Liceo Scientifico Manzoni di Caserta, dove è stato anche rappresentante di Istituto, è il protagonista dell’appuntamento […]

    L’ex allievo del Liceo Scientifico Manzoni ora è un allievo dell’Accademia di teatro siciliano l’INDA : “In Italia è difficilissimo entrare in un’Accademia ma è proprio dalla scuola che ho avuto questa opportunità”

    Gianluca Ariemma, 21 anni, ex alunno del Liceo Scientifico Manzoni di Caserta, dove è stato anche rappresentante di Istituto, è il protagonista dell’appuntamento di questa domenica. L’ho contattato perché è il giovane regista dello spettacolo teatrale “Cico” che è a Caserta al teatro don Bosco dal 16 dicembre. È  stato subito disponibile, ci sediamo davanti a un caffè e iniziamo la nostra chiacchierata. Mi dice che non ha mai pensato all’Università e sin dalla scuola elementare ha sempre avuto l’idea di fare teatro e cinema “Anche se non sapevo esattamente come era questo mondo volevo fare il regista, ho sempre pensato che però fosse la dimensione  adatta alla mia fantasia, cioè che mi permettesse di dare luogo e spazio alla mia immaginazione. Da sempre, da quando avevo otto anni, ho fatto l’attore, prima a livello amatoriale poi ho avuto diverse possibilità tra cui anche quella del cinema”. Infatti Gianluca ha recitato nel ruolo di “Giovanni” ne “La città degli uomini”, di Mario Imparato, a 19 anni.

    È qui di fronte a me, un bel ragazzo, altissimo, determinato, mi parla guardandomi negli occhi e scopro che ha un’aria familiare, mi ricorda qualcuno…forse il giovane Gassman quando era agli inizi, distaccato ma gioviale, esuberante ma misurato, un giovane che ha tanta “stoffa”.

    Appena diplomato ha inviato il suo curriculum allo Stabile di Napoli ed è stato selezionato per un progetto europeo con la regista francese Natalie Garraud per una produzione internazionale che prevedeva il gemellaggio con l’Odeon di Parigi. Superata la selezione, è partito alla volta della capitale francese “Quella parigina è stata un’esperienza umana e artistica molto formativa, “Cities on the stage” è un progetto che prevede il gemellaggio artistico tra diversi paesi, quell’anno tra la Francia e l’Italia, sono stato un mese con la Garraud, un mese di lavoro molto impegnativo. Stavamo ore e ore in un laboratorio a produrre improvvisazioni che la Garraud ha elaborato e ne ha tirato fuori un testo con il quale abbiamo debuttato all’ “Atelier Bartier” a Parigi e al “San Ferdinando” di Napoli”. (link del progetto europeo http://youtu.be/DAFgaLTShPU)

    Naturalmente non è stata una cosa facile, Gianluca mi racconta che ha dovuto studiare il francese ed è stato a Parigi da ottobre a marzo lavorando full-time ed è tornato molto motivato da questa esperienza. “Appena tornato ho iniziato a mettere su una piccola compagnia, inizialmente gestita da tutto il gruppo, poi ci siamo resi conto che le gerarchie teatrali sono necessarie e, quindi, di comune accordo fu deciso che avrei diretto io la nostra piccola compagnia. Noi lavoriamo ancora, certo nel tempo è cambiato “qualche pezzo”, ma “Dietro la Maschera”, che è il nome che ho voluto dare a questa realtà, è per noi una cosa importantissima, diciamo una nostra creatura”. Gli chiedo se il titolo ha una voluta evocazione di Pirandello, ma mi spiega “Pirandello è stato l’argomento della mia tesina dell’esame di stato, ma preferisco radicalizzare la mia scelta in Plauto da cui sicuramente derivano le caratteristiche dell’equivoco e dell’ambiguità, anche della comicità se vogliamo, ma con un carattere enigmatico, ovvero coniugando il tutto nella contemporaneità”.

    Adesso Gianluca è un allievo di un’Accademia di teatro antico, l’INDA di Siracusa “In Italia è difficilissimo entrare in un’Accademia ma è proprio dalla scuola che ho avuto questa opportunità, partecipando con il laboratorio teatrale del liceo Manzoni al Festival Teatro Giovani dove sono stato notato dal segretario dell’INDA ed è ormai più di un anno che vivo a Siracusa e frequento questa Accademia”. In effetti l’INDA è una prestigiosa Accademia dove hanno lavorato in passato attori di calibro anche come Giorgio Albertazzi o nel 49° ciclo di rappresentazioni classiche, edizione del  2012,  attori come Daniele Pecci, Ugo Pagliai, Isa Danieli, Maurizio Donadoni etc.

    La differenza con le altre accademie è che qui si recita sin dal primo anno e si ha l’esperienza di apprendere sul campo sperimentandosi al fianco di veri professionisti”.

    Sicuramente è una scelta coraggiosa, non è facile decidere di giocare il proprio futuro uscendo dagli schemi che sono rassicuranti per la maggior parte dei genitori, ma per Gianluca sono stati proprio i genitori a dargli la serenità per poter operare in grande libertà le proprie scelte. “Devo molto ai miei genitori, a tutti e due, ma soprattutto a mio padre, con lui c’è un feeling particolare, riesco a confidargli le cose più intime, più profonde e so che lui mi comprende, c’è intesa!”.

    I suoi occhi neri e fieri tradiscono un’emozione tenera, mi racconta molte cose nel suo rapporto complice con il papà e penso che molti padri vorrebbero sentirsi così vicini ai figli.

    Ritorno al motivo della nostra intervista, la sua esperienza di regista dello spettacolo “Cico” che è una libera interpretazione di un testo di Salemme e racconta la storia di tre fratelli di cui uno, insano di mente , che devono dividere l’eredità materna. Tutto lo spettacolo è imperniato sulle intemperanze di Cico che attenta all’incolumità dei fratelli che discutono sull’opportunità di internarlo in una clinica. “Questa è la trama, ma la mia visione dello spettacolo è diversa: ci sono le maschere, molte citazioni cinematografiche, il noir  ed una linea macabra che crea un contrasto tra comico e dramma. Secondo me lo spettacolo si prestava a giocare con i flutti della mia fantasia ed ho disseminato tutta la trama di indizi e enigmi…ogni cosa affine alle patologie di Cico, schizofrenia, paranoia e autismo”.( trailer di Cico  http://youtu.be/Uri49ATN4xo )

    Dopo le feste Gianluca tornerà allo studio in Accademia, lì la vita è dura, “Il nostro impegno quotidiano va dalle 8-11 ore di lezione, lavoriamo molto sui classici ma non esclusivamente. Voglio sfatare questo mito, l’INDA apre molti orizzonti, sicuramente siamo gli unici a studiare i classici, e questo è un pregio, ma siamo anche proiettati nella contemporaneità, infatti l’anno scorso abbiamo portato in tournèe la “Rosa bianca” scritto e diretto da Maurizio Donadoni, una storia vera di un gruppo di studenti che si opposero al Fuhrer”. Mi spiega che ogni lavoro comporta un approfondimento linguistico, storico e sociale, si tratta di vere e proprie immersioni nei contesti che sono intorno alle rappresentazioni, è uno studio continuo di ricerca che lui fa con molta precisione e con molto entusiasmo.

    Ma quali sono i progetti futuri, come si vede Gianluca a trent’anni, come pensa all’amore, cosa

    sogna un ragazzo che una parte del sogno già la sta vivendo?

    Sicuramente spero che “Dietro la Maschera”, la nostra compagnia, possa costituire una concreta opportunità nello scenario teatrale…trent’anni…bè con la crisi che c’è è difficile fare previsioni tanto a lungo termine…posso dire però che spero di essere quanto meno sulla strada giusta”. Gianluca esita, forse teme che lo possa giudicare ambizioso, ma come si può affrontare un percorso se non c’è un po’ di sana ambizione, gli dico di non schernirsi “Certo che vorrei avere successo ma non vorrei essere frainteso, farò di tutto per riuscire, mi impegnerò, amo questa strada, ma a volte anche i sogni possono far paura se sono troppo grandi, cosa dirle che sogno di…superare l’oceano!”. Sull’amore è un po’ reticente, riconosce di avere un carattere complesso, ma poi mi confessa che gli piacerebbe incontrare una ragazza con cui crescere insieme.

    Prima di salutarci e di darci appuntamento al suo spettacolo, lunedì sera, gli chiedo di dirmi un motto, una frase che possa sintetizzare la sua vita, il suo modo d’essere: “Theatre mirror of life…Teatro specchio di vita!”.

    Stefania Modestino

    PUBBLICATO IL: 15 dicembre 2013 ALLE ORE 9:42