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    CASERTA, LA STORIA E LE STORIE/ Papa Celestino, quello del gran rifiuto nacque a Raviscanina e non nel Molise


        Solidi studi dello storico medievalista Domenico Caiazza fanno risalire i natali del monaco eremita a un’area della nostra provincia, in zona medio Volturno.   Il papa del gran rifiuto Celestino V è casertano   «Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto.»   […]

     

    Nella foto a destra Benedetto XVI che dopo poco meno di 719 anni sulle orme di Celestino V, effigiato nella foto a sinistra, ha abdicato dalla Cattedra di Pietro

     

    Solidi studi dello storico medievalista Domenico Caiazza fanno risalire i natali del monaco eremita a un’area della nostra provincia, in zona medio Volturno.

     

    Il papa del gran rifiuto Celestino V è casertano

     

    «Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,

    vidi e conobbi l’ombra di colui

    che fece per viltade il gran rifiuto.»

     

    Pietro de Angeleri,  il frate che diventò papa con il nome di Celestino V, il 192esemi papa della storia,assurto  dopo secoli agli onori della cronaca a seguito delle dimissiono di Benedetto XVI, è nato a Raviscanina. Il suo pontificato fu breve dal 29 agosto al 13 dicembre 1296. Fu breve non perché morì, ma perché  come è fin troppo noto fu il papa del “gran rifiuto”, dato che abdicò dopo pochissimi mesi di pontificato.

    Spesso i casertani dimenticano  i natali di chi in un modo o in un altro hanno dato lustro alla loro terra. Sono soliti farsi “scippare” personaggi e avvenimenti che passano nel più assoluto silenzio anche quando ci sono occasioni per ricordarli.

    Cosi fu per il centenario di Vittorio De Sica, oramai riconosciuto  come nato in Ciociaria, ma che in effetti la sua città di origine Sora nel 1901,  anno di  nascita del regista, era in Provincia di Terra di Lavoro.

    Come pure sono finite nel dimenticatoio le ricorrenze relative a Ernesto Rossi, il primo che con  Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni fu  tra i principali promotori del federalismo europeo. Eppure Rossi è considerato un antifascista, nonostante che subito dopo la prima guerra mondiale  in contrapposizione al comportamento dei socialisti che perseguitavano i reduci ed i combattenti parteggiava per nazionalisti e fu uno dei più assidui collaboratori del “Popolo d’Italia” diretto da Benito Mussolini, giornale con il quale scrisse dal 1919 al 1922.

    Ma veniamo a Celestino V  di cui ancora oggi non si è in grado di attribuirgli il luogo e la data di nascita certa.

    A rivendicare i natali  di Celestino V sono i comuni di  Isernia e Sant’Angelo Limosano (dei quali è patrono). In seguito altre due località ne hanno anch’esse rivendicato i natali: Sant’Angelo in Grotte frazione di Santa Maria del Molise.

    In tempi non sospetti nel 2005 Domenico Caiazza storico  medievalista, in un convegno che si tenne  a Raviscanina  con la partecipazione della Società di Storia Patria di Caserta, presentò un dettagliato volume “Il segreto di San Pietro Celestino” in cui dimostrò che il Santo era nato nel “Castrum Sancti Angeli cognomento Rabicanum o di Raviscanina.”

    Tra le fonti citate la bolla di canonizzazione, uno dei documenti  riconosciuto tra i più  attendibili che cita proprio Terra di Lavoro definendola: provincia Terre Laboris, quae probaris talem et tantum palmitem inhaerentem firmissimae Christi viti.

    In sintesi tradotto  significa: O quanto sei fortunata, Provincia di Terra di Lavoro, che dai prova di aver saputo produrre un tale e tanto tralcio, germogliato dalla saldissima vite di Cristo, le cui propaggini con il profumo della loro mirabile santità si estendono diffusamente in ogni parte del mondo e dalle cui uve viene spremuto un vino che allieta i cuori dei devoti, e trascina e infiamma le menti degli umani all’amore di Dio.

    “Credo sia ora definitivamente dimostrato che il santo non nacque nelle terre molisane che lo rivendicano, né in Abruzzo né in Puglia, ma in Terra di Lavoro, nel Castrum Sancti Angeli cognomento Rabicanum o di Ravecanina, presso Alife. – sostiene Caiazza nella presentazione del suo lavoro –  E, cosa ancora più notevole della mera individuazione della terra natale, credo sia ragionevolmente dimostrato che studiò nella vicina abbazia cistercense di Santa Maria della Ferrara, sita su un colle presso la riva del Volturno, non lungi da Vairano, e che qui fece la professione religiosa, vestì l’abito bianco dei Cistercensi, ed apprese la devozione allo Spirito Santo, che fu peculiare e predominante solo in questa abbazia, e nell’universo monastico medievale condivisa solo da Gioacchino da Fiore e da Placido da Roio, entrambi ex cistercensi e fondatori di monasteri con regola più rigorosa di quella originaria, vicini al sentire di Pietro Celestino che certo si ispirò all’Abate Calabrese.”

     

    Manero

    PUBBLICATO IL: 17 marzo 2013 ALLE ORE 12:21