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    CASERTA: LA STORIA E LE STORIA – Settembre al Borgo “tira le cuoia”: era nata per andare oltre la Reggia


      La possibile soppressione o il forte ridimensionamento della kermesse culturale e di spettacolo più importante della città ispira il racconto di Mauro Nemesio Rossi che ripercorre le tappe della sua età dell’oro CASERTA – C’erano ancor gli echi della rivoluzione giovanile del 1968 e la battaglia per il divorzio che vide l’Italia spaccata tra […]

    Nella foto Rascel e ila copertina del libro di De Simone

     

    La possibile soppressione o il forte ridimensionamento della kermesse culturale e di spettacolo più importante della città ispira il racconto di Mauro Nemesio Rossi che ripercorre le tappe della sua età dell’oro

    CASERTA – C’erano ancor gli echi della rivoluzione giovanile del 1968 e la battaglia per il divorzio che vide l’Italia spaccata tra cattolici e laici, quando emetteva i suoi vagiti il “Settembre al Borgo”. Una rassegna di danza, prosa e musica che doveva dare lustro ad una Caserta che voleva mostrare le sue bellezze architettoniche e storiche oltre il palazzo vanvitelliano. Era l’anno 1970 periodo in cui il miracolo economico del secondo dopoguerra stava tramontando e le crisi energetiche mettevano in ginocchio le attività industriali che a fatica si erano insediate al sud del paese.

    Era l’anno della nascita delle Regioni che incominciava a divorare risorse ed a far lievitare il debito pubblico. Il Settembre al Borgo nasceva, quindi, sulla scia di rivendicazioni sindacali e di una voglia di cultura di massa. Sul piano politico tramontava la grande stella del liberale samaritano Giacinto Bosco diventato poi democristiano e salito al vertice dello stato occupando vari dicasteri da quello della poste a quello dei trasporti, mentre sulla scena della Democrazia Cristiana si faceva largo l’astro Giuseppe Santonastaso.

    L’idea di portare nel borgo medievale di Casertavecchia una rassegna di rilevanza nazionale  del festival dei due mondi di Spoleto, venne a Michele De Simone, collaboratore del Mattino, consigliere dell’Ente provinciale del Turismo organismo che si accingeva a passare sotto la giurisdizione della regione. A presiedere l’Ept era Francesco Monti, mentre la direzione dell’ente era affidato all’avellinese Giuseppe Portanova. L’organizzazione cadeva quasi sempre tutta sulle spalle di Nando De Maria, impiegato dell’ente e di sera giornalista pubblicista del quotidiano il Mattino, Curava una rubrica molto apprezzata quella di “mosconi” locali con gli immancabili auguri alle autorità e non solo nei giorni  del compleanno o dell’onomastico.

    A dirigere la rassegna la romana era Maria Teresa Canitano, mentre la mitica Vittoria Ottolenghi che per anni curerà su Rai uno alle 12 la rassegna “Maratona d’Estate, si occupava della danza. La formula era semplice, date le difficoltà e la scarsità delle strutture che Casertavecchia offriva allora: coinvolgere la cittadinanza alla realizzazione degli spettacoli che per la scarsità dei fondi dovevano avere una speciale caratteristica: minima scenografia, originalità nelle esecuzioni, una prima assoluta per lo più a rievocazione sacra o storica; Massima concentrazione sul piano dell’immagine con il coinvolgimento delle maggiori testate nazionali; La presentazione della rassegna avveniva nella capitale ed il successo era assicurato.

    Un minimo di risorse venivano destinate ad ospitare nei due alberghi cittadini i giornalisti accreditati in occasione delle prime nazionali. D’obbligo le sponsorizzazioni delle imprese locali, ma purtroppo la maggioranza non erano generose ed il carico maggiore veniva assunto dalla multinazionale 3M Italia il località San Marco Evangelista frazione di Caserta, responsabile delle pubbliche relazioni era Saverio Grassi

    Il castello era inagibile, e l’unica possibilità per gli spettacoli era la piazza del Duomo. Uno spazio ristretto, delimitato da due paracarri cilindrici posti all’altezza della torre campanaria, in fondo all’angolo dove attualmente esiste la pro loco una fontana pubblica. Il palazzo dei vescovi, ridotto poco più che una rudere, era inagibile, mentre di fronte al duomo alla sinistra del portone del ristorante Mastrangelo faceva mostra di sè il circolo dei forestieri affidato dall’Ept alla pro loco di Caserta diretta dall’oculista Domenico Brignola. Non era difficile vedere al tramonto camminare sull’acciottolato da solo l’asino di “Zi Ndunetta” che sfuggito alla guida della padrona tornava alla stalla. Pochissimi e molto angusti i ristorantini. Oltre allo storico Mastrangelo, c’era la castellana. due piccole stanze ed un cucina casereccia. La torre del capitano che affacciava sulla piana, e da Teresa una stanza vicino all’ufficio postale.

    Tra le prima presentatrici della rassegna Nicoletta Orsomando, la mitica signorina buonasera della televisiva nazionale originaria di Casagiove, successivamente Annamaria Gambineri e Maria Giovanna Elmi. Il balletti erano presentati da Vittoria Ottoleghi. Ingresso rigorosamente ad invito. Chi ne era sprovvisto aveva l’opportunità di assistere allo spettacolo fuori dalle transenne. Frate Teofilo Napolitano, metteva a disposizione due stanze per l’allestimento del camerino degli attori e delle compagnie e su autorizzazione del vescovo di Caserta Vito Roberti anche il duomo per i concerti pomeridiani. In realtà il buon vescovo decideva poco ed era il suo vicario Don Pietro Farina a dare le autorizzazioni finali, con l’obbligo di eseguire solo musica classica e spettatori rigorosamente vestiti.

    Era Carlo Porta per lo più insieme al regista Paolo Todisco l’autore della sacre rappresentazioni. Erano interpretate da due attori di livello internazione e con una serie di comparse prese tra i giovani di Casertavecchia, animali compresi. Regina Bianchi, Bianca Toccafondi, Bruno Vilar, Paola Borboni ospitati dalle famiglie. Si provava di notte l’intera rappresentazione ed era facile che tra locali ed attori nascevano delle profonde amicizie come quella tra Giulietta Masina, moglie del regista Federico Fellini e Maddalena Farina conduttrice del ristorante “la Castellana”.

    Paola Borboni, quando recitò la sua prima sacra rappresentazione, lo dovette fare con un bastone per una caduta avuta di recente, aveva quasi ottant’anni era accompagnato dal marito Bruno Vilar, una superba voce ricca una malinconia che doveva presagire la sua tragica fine in giovane età.

    Durante una serata di prova alle due di notte Gianni Gugliotta, regista casertano che con il giovanissimo Tony Servillo sperimentava un teatro alternativo, preparò un piccolo avanspettacolo che affascino i pochi spettatori presenti. Un pomeriggio il presidente del gruppo Fotografico “Il borgo” che aveva come sede Casertavecchia invitò Paolo Borboni e Bruno Vilar a vistare un mostra fotografica nella sede di Via del castello, si sentì dire dalla grande diva: “un invito con quegli occhi così maliardi non si può rifiutare.” Fu subito amicizia tanto che la signora Borboni insieme a Bruno Vilar recitarono alcune poesie inedite scritte da una giovane fotografa locale.

    Fece il pieno Renato Rascel con la giovane moglie Giuditta Saltarini che con un vestito succinto e battute con molti sottintesi fece andare in escandescenza frate Teolfilo Napolitano che giudicò lo spettacolo poco adatto davanti ad un luogo sacro. Incominciò in ritardo, per stabilire la calma tra il pubblico accorso numeroso, lo spettacolo di Aldo Fabrizi. L’attore romano giurò che fin quando a Casertavecchia le strade erano fratte di acciottolato non avrebbe messo più piede.

    Un appuntamento quello del settembre al Borgo che nonostante molte improvvisazioni per la tardività con cui la regione stanziava i fondi si è svolto sempre regolarmente, con un unico rimando nell’anno del colera, quando tra timori di un’epidemia generale e la vaccinazione di massa che fece la ricchezza di una casa farmaceutica, si svolse nel mese di ottobre.

     

    Manero

    PUBBLICATO IL: 13 luglio 2013 ALLE ORE 17:39