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    ALLA SCOPERTA DEL PIANETA GIOVANI. Emanuele Spina, giovane medico tra ricerca e corsie d’ospedali


    Casertano, ex studente del Manzoni, è in attesa di entrare nella specializzazione di Scienze Neurologiche Spina, 24 anni, laureato in Medicina e Chirurgia, bruciando tutte le tappe, con 110 e lode e menzione accademica alla Federico II. È ex alunno del liceo scientifico Manzoni dal quale, manco a dirlo, è uscito con un bel 100 […]

    Casertano, ex studente del Manzoni, è in attesa di entrare nella specializzazione di Scienze Neurologiche

    Spina, 24 anni, laureato in Medicina e Chirurgia, bruciando tutte le tappe, con 110 e lode e menzione accademica alla Federico II. È ex alunno del liceo scientifico Manzoni dal quale, manco a dirlo, è uscito con un bel 100 e lode!

    Siamo seduti davanti a un caffè, Emanuele è venuto da me dopo la sua giornata in Ospedale, è stanco, ma ha già un appuntamento per giocare “La partita settimanale a calciotto con uno degli amici di sempre, Danilo, è fissa, il calcio è la mia passione…sono tifosissimo del Napoli, passione che condivido anche con il mio professore Orefice”.

    Gli chiedo come e quando sia maturata la sua scelta di diventare medico:” La scelta è stata casuale, cioè, meglio, diciamo che ero indeciso tra Economia soprattutto che avrei condiviso con il mio amico Jacopo, entrai anche alla Luiss, poi pensai di iscrivermi ad ingegneria e frequentai anche qualche giorno di corso, ma non mi piacque, nel frattempo avevo superato anche i test di medicina e così mi iscrissi. Ma finchè non c’è la percezione del paziente non sai a cosa veramente vai incontro: la consapevolezza di questa scelta è stata piena dal quarto anno in poi”.

    Emanuele mi racconta la sua esperienza quando dalle aule è passato al reparto con il camice bianco, il suo sguardo si illumina e le sue parole sono riscaldate da una passione emotiva oltre che intellettuale “Quando entri in reparto ti rendi conto che studiare non è tutto! Certo quello che hai imparato è la base teorica, poca cosa, il resto viene dopo. È il confronto con la sofferenza che ti fa comprendere perché hai scelto di fare il medico”.

    Dall’alto del suo curriculum intessuto di 30 e lode, Emanuele certo non intende minimizzare l’impegno nello studio, ma lo ridimensiona nei suoi giusti limiti. Attualmente si divide tra il reparto  e la ricerca “Questo corrisponde alla mia idea di medicina che è quanto meno ambivalente, c’è sicuramente un’anima assistenziale, la cura del paziente, e poi c’è quella della conoscenza intesa come comprensione del funzionamento del corpo umano, in poche parole la ricerca che non è mai fine a se stessa ma è finalizzata alla cura, alle aspettative di vita, alla qualità della vita. La Medicina deve avere il paziente nel cuore e nella testa!”.

    Emanuele oggi è in attesa di entrare nella specializzazione di Scienze Neurologiche, una scelta importante per un giovane medico “Questa specializzazione abbraccia tutte le malattie di tipo neurologico, ovviamente ogni equipe si occupa di un ambito specifico. Adesso sto seguendo le attività laboratoriali per i disturbi del movimento come il morbo di Parkinson ed anche l’ambulatorio di Sclerosi Multipla. Patologie entrambe connesse all’unità di Neuro-riabilitazione”.

    Parlare con questo giovane medico, essere travolta dal suo entusiasmo e affascinata dal suo equilibrio, è estremamente confortante, sono questi i medici della nuova generazione, bravi, pieni di voglia di conoscenza e, soprattutto, interessati più al paziente che alla malattia. Emanuele mi racconta come si approccia al malato neurologico, la sua delicatezza e la sua sensibilità mi emozionano. Ma il suo impegno non si esaurisce tra la ricerca e l’ambulatorio, è uno dei membri della SIGM (Segretariato Italiana Giovani Medici) che si è fatta promotrice, negli ultimi anni, di numerose battaglie per vedere riconosciuti i diritti dei giovani medici italiani. Tra le loro proposte, la battaglia per la  trasparenza e per il riconoscimento del merito a tutti i livelli, dal concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione a quello nel mondo del lavoro,dalla riqualificazione della figura del corsista di Medicina generale, e cioè i futuri Medici di famiglia, al riconoscimento degli specializzandi non medici ovvero i laureati in biologia, fisica, biotecnologie, tutte lauree in ambito sanitario. “Noi abbiamo organizzato, il 7 novembre e il 12 dicembre 2013, due manifestazioni a Montecitorio per ottenere il finanziamento di un adeguato numero di borse di studio, per la specializzazione, nonché il riconoscimento dei punti programmatici finalizzati all’affermazione dei diritti dei Giovani medici.” Infatti, Emanuele mi spiega che, mentre è aumentata la durata delle scuole, i fondi stanziati sono sempre gli stessi e, quindi, a novembre si prospettava che, a fronte di 8000 laureati, solo a 1800 sarebbe stata garantita la scuola di specializzazione, il che avrebbe prodotto ben oltre 6000 laureati costretti a cercare all’estero una scuola di specializzazione. Ecco una delle battaglie coraggiose di questa associazione di giovani medici “I risultati sono stati modesti certo, i contratti sono passati da 1800 a 4000, ancora siamo lontani dai numeri reali”

    Cresciuto tra le fila degli Scout Caserta-1, conserva di quegli anni un bel ricordo “Sono gli anni in cui il mio carattere si è plasmato, ma soprattutto gli anni di liceo sono stati per me un’ importante palestra di vita” e ricorda i suoi professori, in particolare il professore Gianpiero Lisi e Titti Farina, l’anno della maturità, quello più bello e più intenso. E il viaggio a Barcellona… “Ah, gli amici del liceo, gli anni del liceo, li ho vissuti proprio bene, serenamente e in grande allegria!”

    Emanuele che con grande equilibrio parla in modo maturo, esprime chiaramente le sue idee, ha il coraggio di una protesta costruttiva e ha dimostrato di essere un ragazzo concreto, ha ancora il viso da adolescente, i suoi occhi sanno ancora esprimere la dolcezza dei sogni, i 30 anni sembrano ancora lontani, ma non lo sono. “Che ansia -mi dice sorridendo- 30 anni!!!… mi vedo più magro!”  e qua ridiamo di cuore, poi aggiunge serio “Non starò qua, ma non definitivamente, sarò fuori temporaneamente per la mia formazione, però, se potessi, se ci riuscissi, vorrei lavorare, e non per campanilismo, qua, anche a Caserta. Se nella formazione è utile anzi indispensabile allargare i propri orizzonti con tutte le esperienze possibili in qualsiasi parte del mondo, come scelta stabile mi piacerebbe dare il mio contributo alla mia terra e tornare alle origini… Prof. mi chiede se sarò sposato a 30 anni?! ma proprio no! Starò ancora fuori… magari al mio ritorno, famiglia e figli sono progetti che condivido con la mia ragazza Erica… è il futuro che voglio… ma con calma. La prima cosa che mi piace pensare è che a 30 anni già lavorerò come neurologo.”

    Ci dobbiamo salutare e un po’ mi dispiace, è stato bello conoscere Emanuele, un ragazzo che, pur essendo un’autentica eccellenza, è così affabile, così naturale, sa parlare con umiltà e con passione. E, quindi, a questo giovane medico, come sempre nelle mie interviste, chiedo una frase che lo identifichi e lui, che sa suonare la chitarra e ama la musica, sceglie le parole di una canzone : “Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada , E cambiando strada puoi cambiare idee E con le idee puoi cambiare il mondo Ma il mondo non cambia spesso Allora la tua vera rivoluzione sarà cambiare te stesso.”

    Stefania Modestino

     

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 19 gennaio 2014 ALLE ORE 14:02