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    Affari, politica, il lupo e Anonimo casertano. Il romanzo di Stefania Modestino


      Sul filo della metafora con la Sodoma dell’Antico testamento, la docente casertana, romanza avvenimenti e vicende che, uscite dalla sua fantasia, esplicano remote ma evidenti evocazioni di situazioni che si sono verificate. Ma è solo un normale caso, in cui si dice: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.     Ed […]

     

    Sul filo della metafora con la Sodoma dell’Antico testamento, la docente casertana, romanza avvenimenti e vicende che, uscite dalla sua fantasia, esplicano remote ma evidenti evocazioni di situazioni che si sono verificate. Ma è solo un normale caso, in cui si dice: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

     

     

    Ed una lupa, che di tutte brame
    sembiava carca ne la sua magrezza,
    e molte genti fé già viver grame, 


    questa mi porse tanto di gravezza
    con la paura ch’uscia di sua vista,
    ch’io perdei la speranza de l’altezza. 

    Commedia, inf, C. I, vv. 49-55

    Imprenditori : la parola a chi ha pagato.

    -Ancora nunn’ è arrivate!’ Amm’a’spettà, mo’ vene..sta arrivanne.

    Ciro, Ciruzzo o’ nas’e’cane, così dettava la tempistica della riunione che di lì a poco sarebbe iniziata.

    Si alzarono e si ricomposero intorno al tavolo.

    -Scusate, ma chille nun se ne jeva cchiù e nuie tenimme che fa!

    -Caporà passa a cartellina all’avvocato

    -Nell’ordine del giorno che abbiamo previsto ci sono alcuni punti della massima priorità e abbiamo anche pressioni in merito. Altro possiamo far scivolare, ma di nuovo c’è da trattare almeno due cose.

    Tra l’odore acre misto al fumo e all’aria che testimoniava la presenza di fritto di pesce nel ristorante di sotto, sempre a testa bassa e guardando una carta con sopra appunti presi per la riunione,  dal suo capotavola, con un cenno, fece capire che dopo avrebbero trattato quelle due cose nuove.

    -Quelle stanno alla fine, dobbiamo solo vedere  comm s’adda fa’.

    -Sta succedendo troppo casino per il cantiere dei beneventani, nun s’anna fermà. Tenimme gli operai a faticà e l’hanna pavà. A che punto stanno con l’avanzamento dei lavori?

    -Agge fatte comm’e’itte tu, li ho spremuti ma ce la possono fare.  Mo vulevane tre milioni  per ghì’nnzante.     Agge parlate co’ direttore,  chlle ca ce presentai a’ figlia e’ Pascale .

    -Pascale? Sì, o cottimista e’ san Pietro a Patierno, a figlia tene chella finanziaria…t’arrecuorde?

    -Vabbè, iamm annanze…

    Scorsero quell’appunto, furono sottolineate solo le cose importanti.

    -Qua ci ‘amma arrecavà ‘o massimo..l’amme lassà co’ cule ‘nterra. Il 30% minimo, dobbiamo calcolare anche la Banca ,chille ‘o direttore sicuro vò…

    -Tonì alla bonifica ce vo’ ì….

    Alzò lo sguardo, il volto scavato e rugoso, non aveva, certo,  l’autorevolezza della vecchiaia. I segni si succedevano su quel viso come vuoti di umanità, le grandi orecchie che lo sovrastavano accentuavano quella struttura triangolare esaltata, anche,  dalla fronte bassa su cui si alzava dritta l’ispida attaccatura dei capelli grigiastri : tutto riconduceva all’immagine del lupo famelico e reso spietato dalla fame atavica. Lì, lui comandava, anzi rappresentava il comando assoluto. Eppure,nulla in lui avrebbe potuto prefigurare tanto potere, oltre all’assenza di qualsiasi tratto da condottiero, si trovava a proprio agio tra quegli odori acri che sapevano di elementi stratificati ed erano nella sua pelle olivastra, ingiallita, a tratti, dalla nicotina che sulle mani aveva disegnato macchie estese alle unghie dando, a queste, l’aspetto di artigli. Nella voce tremenda e rauca, il segno di una natura non incline al linguaggio ma all’agguato. Sembrava che le parole dovessero uscire da   una gola adatta a latrare e,infatti, talvolta stentavano a formarsi le parole facendolo balbettare. Era questo un altro inganno della sua natura, la balbuzie distrae chi ascolta e produce un abbassamento delle difese poiché viene interpretato come segno di debolezza, e in tanti lo è, ma non per lui  che mascherava il latrato facendolo  discorso.

    Bastò un’occhiata obliqua . Il silenzio.

    - Là la strategia è diversa- Scarabocchiando sul suo foglietto schematizzò:

    - Qua il Sindaco di Bagnopenale è fedele, ha chiesto e deve avere. Dobbiamo spostare su un assessorato il genero di Vittorio e liberare il consorzio. Qua c’è la proporzione da rispettare se no…nun putimme ì da nisciuna parte. Quattro all’Agro, due a noi qua possono bastare e liberiamo caselle.

    -E Anonimo casertano? Chlle…ha fatte… e mugliereta ce tene assaje

    - AAAA ccchille ce facimme fa le due operazioni sue e ci lasciamo mano libera addò sta…AAAvvocà bisogna vedere bene la questione fffinanziamenti.

    - Visto.E te ne volevo parlare. Per l’agriturismo si può fare, per lo stabilimento ci sono ancora equilibri nell’Agro che vanno ristabiliti.

    -ccCirù tttu … lllà che puoi fare?

    -Pozzo verè, ma nun s’adda sapè la nostra percentuale se no si assommano. Comunque is tene già l’impresa e’ a pò fottere…dice che so’ amici suoi. Secondo lui pagano e se stanne pure  zitte, tenene bisogno e’ faticà.

    -Vabbè, allora per Anonimo siamo a posto. Ma l’Assessore poi nun o’ po’ fa cchiù.

    -Tonì ma chille vò fa ‘o sindaco.

    -verimme verimme. Ora dobbiamo ssssistemare queste cose nuove, avvocà

    -Dal cantiere del policlinico non ci arriva nulla. Abbiamo chiamato, ma dice che è un brutto momento. Blocchiamo? Possiamo fare il subentro con uno dei nostri. Tu che ne dici Tonì?

    -Non ancora- rispose –però facciamolo mettere paura .I soldi e’ tene…Poi c’è la questione dei dirigenti e dei legali. Anche due presidenti. In regione facciamo fare subito due gare per l’ufficio legale, e mi raccomando, sono le mogli dei miei ccc’anna trasì! Presidenti e dirigenti devono aspettare….se mi riesce li sistemiamo tra trasporti e bonifica.A chill’ate  ’amme rate già la raccolta rifiuti. Po’ bastà.

    -Vittò ricorda all’avvocato quella cosa…

    ­-Permesso?Presidente scusi ma hanno insistito.

    Senza guardare nessuno, si alzò dal suo capotavola – Ma chi è?

    -Non l’avrei disturbata se non fosse stato l’onorevole…dice che è urgente.

    Così la questione veniva sistemata negli uffici della regione di Zaboim. Questa la politica di Sodoma, queste le sue istituzioni .Questa la natura dei “palazzi del potere” di Zaboim, la regione di Sodoma e Gomorra.

    Un onomastico diventa l’occasione di un summit, tra la folla di tremila invitati, arrivano i capi di Sodoma e di Gomorra. Bisogna sistemare l’affare. Ma ogni occasione va ottimizzata…diciamo meglio sfruttata. Gratuita la location. Una lista lunga quanto un’intera città quella degli ospiti ai quali “amici fidati”  indicano l’opportunità  di non fare regali divisi ma di partecipare a liste comuni. La stessa festa diventa un affare. Ma il sistema irretisce tutti e tutti si prestano al gioco. Le Liste per il versamento delle quote diventano un collettore di soldi e con la complicità di negozianti e agenzie, la “festa” inizia da quel denaro…. Tremila-quattromila invitati…se la quota è 100 euro…è un bel business..rigorosamente a nero. Ma tralasciando l’inezia delle quote, dovute alla stupidità e al provincialismo degli ignari invitati ben canalizzati dalla signora Eventi, Anonimo Casertano ha il suo obiettivo: è la base della sua operazione, da qui parte la truffa che gli farà guadagnare la sua liquidazione dal palazzo di Shemeber…il lupo di Asiacollo temuto tiranno di Sodoma e governatore di Zaboim. Nonché capo occulto dell’alleata Gomorra.

    Nella Pineta vicino al mare, la location della festa. Non c’è stranamente né odore di pini né sapore salmastro, sembra che la natura sia fuggita da quel luogo lasciando solo un simulacro di sé. Dove manca la brezza odorosa, il vento non ha sapore di nulla e  lascia sulla pelle il peso di un’umida  impronta pesante quasi a ricordare la morte che ,poco lontano, cammina sotto le terre tra toner e rifiuti radioattivi, tra cadaveri dispersi, tra le ferite mortali secche di sangue e i fanghi di letame.

    Il luogo è lussuoso. Sale e terrazze si aprono su un’arena addobbata. Tavole eleganti accolgono gli ospiti, anfore traboccanti di gerani multicolori sembrano presuntuosamente rappresentare la natura assente   segnando  con grazia i passaggi e scandendo gli spazi.

    L’organizzazione ha previsto tavoli del potere, per il resto è gossip utile concime della serata. Ad un certo punto, dalla terrazza sovrastante l’arena, appare il lupo accanto ad Anonimo: è il segno del potere che suggella quella serata e quanto dovrà avvenire.

    Il gioco quando  c’è in palio una posta tanto alta che deve seguire un corso “legale”, diciamo meglio procedurale, va organizzato da lontano.

    Nell’ufficio degli Imprenditori , Anonimo spiega che ha un’opportunità e si fida solo di loro.

    -Me lo voleva fare Aversano, ma non ho voluto, voi siete più bravi. Ci vuole un’azienda solida e voi lo siete.

    Non fu così semplice. Alternati agli incontri, gli inviti conviviali, uno degli Imprenditori non era convinto. Bisognava sparigliare e creare una sorta di cavallo di Troia.

    Le danze si sa, hanno i loro tempi, le loro schermaglie , in questo caso l’aspettativa di tanto denaro riuscì anche a far ballare un insignificante residuo di basilare intelligenza animale nella piccola testa di Anonimo. Il bisogno aguzza l’ingegno sarebbe già un’affermazione smisurata, ma riesce a dare l’idea della task force familiare che Anonimo riuscì a compattare intorno allo scopo.

    Per seminare discordia ci vuole un pomo…stavolta della vanagloria e non della bellezza che, epicamente è stata altrettanto disastrosa con la bella Elena e lo stupido Paride. Così il pomo venne lanciato con cinica determinazione da Anonimo che irretì uno degli imprenditori facendogli guardare le stelle per far cadere nel pozzo l’ azienda che divideva con il socio refrattario alla cosa.

    Nella strategia sociale, oramai purtroppo  consolidata,  del “o ti vinco o ti distruggo” che ha diffuso e rafforzato una competitività cieca, priva  di intelligenza e,quindi, di una visione di lungo respiro, si è fatta strada , a qualsiasi livello ,una deviata e deviante logica dei ruoli , per cui comunemente  si ritiene che sia il ruolo, mera maschera sociale, a conferire prestigio , e ci si è trovati , da una parte, di fronte ai “nulla” resi viventi dalle maschere del potere e ,dall’altra, dinanzi a  chi pur valendo è stato costretto o a soccombere o a cedere per vanagloria e a mettere quella maschera per dimostrare di  valere.

    Il cinismo degli stolti riesce a giocare bene in tale terreno della vanità e, se si considera che le schermaglie vengono messe in atto dall’aura del potere, non è da biasimare più di tanto chi sia indotto a pensare che ottenere un ruolo possa significare migliorare. Inversamente va detto che sono le persone a dar prestigio e valore ai ruoli…ma questo nessuno lo vuol considerare perché il gioco piccolo-borghese del potere si riveste del vantaggio economico e sociale e l’interesse vince sull’onestà.

    La cosa andava organizzata su tempi diversi. Ci sarebbe stato un primo lavoro, quasi tranquillo, e poi la stangata. Non fu difficile intraprendere attività convergenti con uno degli Imprenditori, il territorio si può organizzare dando l’impressione di fare cose giuste perseguendo i propri fini. Così Anonimo, che non era nemmeno riuscito a conseguire una laurea  in tempi in cui era stato più facile di adesso , con il suo diploma di ragioniere e nella sua condizione di stolto rampollo , senza né lavorare né saper lavorare, si era trovato nella condizione di assoluto vantaggio di un assessorato che gli aveva consentito di acquisire una maschera per esistere e, non sapendo fare altro, per rubare tutto quello che la sua limitata natura non gli aveva concesso di guadagnarsi .Un personaggio da compatire se non fosse stato così omogeneo e omologo a quel potere malvagio di Sodoma. Un giovane da compiangere se costretto a rubare anche  una laurea in un Ateneo compiacente  che riesce a far laureare molti della compagine del lupo e anche lo stesso lupo che, da analfabeta, lo ritroviamo dottore. A volte la cura delle maschere ci lascia allibiti…sono perfette, lucide, curate, non portano i segni del dolore e della fatica, come i volti umani, né tradiscono preoccupazioni o angosce. Non cambiano e,forse, è proprio questo trionfo del nulla che tanto affascina, forse pensare che il falso sia più gestibile del vero o ,forse, gioca l’inganno dell’immortalità della maschera. Ma essa non muore perché il nulla non vive, eppure questo nulla riesce a  personificare il male poiché in esso questo non trova opposizioni. La maschera del potere sceglie il nulla, anaffettivo, non soggetto al pensiero né, tantomeno, ai valori e agli scrupoli, in questa terra delle cinque città, qui a Zaboim, gli imbecilli hanno vinto alla grande!

    Stabilita la “strana alleanza” con uno degli imprenditori, al dire il vero confuso e  irretito dai corteggiamenti e ignaro del suo ruolo di cavallo di Troia, Anonimo e la sua taske familistica attuano il piano.

    Ma , a latere, c’è ancora qualcosa da fare. L’avversario se non si combatte lealmente, va sabotato.

    Altra questione in ballo erano le attività dell’azienda “amica”. C’era un manufatto commerciale da inaugurare. Uscivano da una serie di attacchi e sequestri di cantiere , tutti risolti perché illegittimi.

    Sembrava che un gruppo di imprenditori riuscisse ad aprire qualcosa , a realizzare un complesso senza pagare la posta. Eppure per una serie di circostanze era stato così. A cavallo di due legislature in lotta tra loro e con il cambio dello spoils system , vinte le opposizioni giuridiche , il gruppo imprenditoriale apriva i battenti di un’attività nuova in città. Avevano riservato una quota al Comune per insediare servizi.

    Nel frattempo compare sulla scena il Santo. Il territorio doveva essere suo. Individuò nel manufatto la possibilità di estorcere quanto potesse essere utile alla sua campagna. Ma non ci fu verso. Nulla ottenne. In effetti un’agenzia fuori regione aveva già sistemato le assunzioni e le concessioni commerciali: qua non c’era trippa per gatti! Possibile?

    Anonimo cavalcò la cosa. Quel sabotaggio sarebbe stato per lui un campo facile su cui giocare. Colombe, Falchi, Santo e Anonimo :una nuova alleanza per fare di quella realtà il loro bottino. Così in una storia di mazzette non pagate , entra, spinta politicamente, la gamba tesa della giustizia e iniziano i dolori. Sequestri e ricorsi. Blocchi e perdite per distruggere alla fine una realtà dichiarata vincente in ultimo giudizio: qua la magistratura non ha capito di aver fatto il gioco del giaguaro e di aver generato la debolezza di un’azienda per mandarla nelle fauci del Lupo. Infatti, una decennale storia giuridica costa molto più di una mazzetta, ma l’ostinazione delle imprese è stata premiata concettualmente dopo aver subito danni e fatto perdere alla città ben 600 posti di lavoro.

    In questa storia Anonimo trova convergenza con il Santo e sembrano, entrambi amici dell’imprenditore più disponibile e aperto. Ne utilizzano la visione lucida di certa economia del territorio, della valorizzazione di settori produttivi e sembra gli facciano decidere cose…

    L’altro imprenditore cura il cantiere dell’agriturismo e tutto, seppur con qualche cosa di poco chiaro, sembra andare avanti. Alla fine dei lavori, dopo i collaudi, alla consegna,  Anonimo esce allo scoperto.

    -Ma su questo lavoro non mi avete dato niente.

    -Ma che dici? Quale lavoro?

    -Sull’agriturismo. Ora che è finito e c’è il saldo…200 mila…potrebbero andare bene

    -Non penso ci sia questo margine, nemmeno sul guadagno che è inferiore. Vi abbiamo fatto prezzi stracciati ed è venuta fuori una cosa bellissima.

    -Sì Sì…certo. Ma si era detto…

    -Ma che cazzo si era detto? Con chi e quando? Non con me!! Non avrei fatto il lavoro.  Non se ne parla proprio.

    -E con l’altra questione? Che mi avete dato?

    -ma quale questione?

    -Lì al centro commerciale…non ho fatto niente io?

    -No. Nessuno ha fatto niente.

    -vabbè…

    Con l’altro imprenditore adesso era costretto a parlare.

    -Tu sai che il tuo socio ha un brutto carattere. Scusa ma a me…in fin dei conti si fa così…vi ho portato lavoro.

    Come un lampo negli occhi. Gli diede fastidio. Ma non riuscì a vedere chiaramente. Poi c’erano posizioni e ruoli da conservare, la lotta non sarebbe convenuta a nessuno.

    - Non è il momento adesso. Poi vediamo. Eh, lui ha un brutto carattere, ma lo fa per l’azienda. Comunque vediamo.

    In cuor suo contrarissimo alla cosa, seppe mediare e rimandare il problema. C’erano altre emergenze da affrontare, la sua carriera rappresentativa in un momento così delicato…una fase di transizione…bisognava temporeggiare.

    Nel frattempo il centro fallisce, saltano i posti di lavoro e gli imprenditori incassano un colpo che va a ripercuotersi sull’azienda. L’immagine e la ribalta della stampa locale, ben diretta da Sodoma, incrina il rapporto con le banche. Arriva il secondo lavoro di Anonimo…tutto pronto per la stangata.

    Una lunga e animata discussione, la riluttanza a esporsi.

    -Non ci credo in questo lavoro. Non lo vedo. Me lo sento…non lo dobbiamo fare.

    -Ma come no…alla fine…è andato tutto bene…

    -Non lo voglio fare. Troppo semplice e troppa esposizione, se si blocca qualcosa saltiamo.

    -Ma non si blocca nulla…i finanziamenti li hanno già…

    -Questo mi fa ancora più paura…è un uomo di merda.

    Nel mondo imprenditoriale di Sodoma, esponenti di Gomorra dicevano che le loro percentuali dovevano essere agganciate a quelle del Santo e di Anonimo. Pare che ad un imprenditore, nel suo ufficio, un professionista…un losco individuo abbia detto che se il Santo prendeva il 10 loro ne volevano il 5.

    -Come fanno loro …noi ci regoliamo. Oppure salta tutto. La Banca…è nostra. Il giornale…ci possiamo parlare e vi distrugge. 100 mila per iniziare e poi il 5. Del resto è la metà di quello che date ai politici. A loro sì e a noi no? Loro sanno già tutto. Siamo d’accordo.

    -Se devo pagare queste cifre…mi conviene non lavorare.

    - E noi non vi facciamo lavorare. Vi accontentiamo. Non vi fate venire idee…noi vi distruggiamo. Ma non spariamo, non vi ammazziamo…noi ci prendiamo tutto…e siamo coperti. Peggio per voi.

    I resistenti vanno puniti e, soprattutto isolati. Così l’imprenditore reticente, messo alle strette dalle pressioni bancarie e avendo davanti a sé solo strade chiuse, a malincuore accettò di fare quel lavoro ad Anonimo.

    Nel frattempo stavano costruendo un parco e conducendo altri lavori. Non era ricco, ma sapeva lavorare ed aveva un amore , un legame inscindibile con l’azienda. Questa era per lui una specie di creatura vivente, lì parte della storia imprenditoriale del padre ricordata dalla presenza di vecchi operai che, da anni,  lavoravano per lui. Di loro sapeva tutto. Le difficoltà, i figli, qualche guaio familiare. A lui si rivolgevano per risolvere problemi economici, per avere anticipi, per prendere materiali. Tutti si erano costruiti una casetta. E per i loro figli o generi c’era stato sempre un posto in azienda. Erano da trent’anni almeno la sua vita lavorativa, con loro era cresciuto e ne aveva rispetto. Quando si vive l’azienda dieci e anche dodici ore al giorno e si condividono problemi e difficoltà, ma anche successi…accade che non si può fare a meno di quella dimensione. Si sente dentro. Come una creatura. Desideroso di un affetto non goduto in gioventù, quello era diventato il suo legame con il padre, come se di tutti i discorsi non fatti restasse solo quello. Difficile da comprendere la condizione umana, nell’empatia si trovano tante risposte…ma le maschere sono anaffettive e l’empatia è impossibile.

    Iniziò, quindi , il grande cantiere. Anonimo gli disse che per tutto si sarebbe occupato lui, anzi già era tutto pattuito. Il “suo 30%”  avrebbe coperto ogni rischio.

    L’Imprenditore non ci dormiva la notte. Oramai seppur legato da profonda stima e affetto al socio, lo vedeva distante e non più interessato all’azienda. Troppo preso all’esterno e troppo lontano dall’azienda.

    -Ma tu veramente ti vuoi chiudere come il tuo socio? C’è chi nasce per la rappresentanza come te e chi deve fare il cantiere e l’azienda. Vedrai alla fine tutto si risolve bene. I tempi sono cambiati. Ora dobbiamo organizzare una cosa grossa. Questo sarà il mio ultimo anno da assessore e devo organizzare una cosa in America. Mi vuoi aiutare?

    Così sull’orizzonte ora c’era l’America…altro che azienda, senza nessun pensiero consapevolmente negativo riteneva che, forse, alla fine ci potesse essere un ritorno anche aziendale. Lo pensava veramente, ma cercava di sfuggire al profondo dei suoi pensieri…ora preferiva cavalcare la tigre e cercare di domarla, anzi era oramai sicuro di poterlo fare. A volte l’aurorefenzialità trova cattiva compagnia. Difficile il confronto con la realtà. Più comoda la fuga…e se i ponti son d’oro…cosa temere?

    Il grande cantiere iniziò e vennero i primi stadi di avanzamento. Con essi le prime avvisaglie. Ma le difficoltà vennero superate con un accordo parzialmente accettabile. Un anticipo del quantum, della posta, di quel 30% sul primo Sal e tutto sarebbe andato a posto. Anzi, meglio, non denaro ma la prima fase dei lavori della sua villa. Anonimo aveva trovato un socio, Cugino,  per condividere quella mega villa, un palazzotto, una specie di piccolo borgo, su nella collina della città, articolato su due unità immobiliari… una residenza  come quelle di Beverly Hills, con piscine, coperta e scoperta, sauna e palestra, campo da tennis e una grande sala feste in comune, e poi le ville alla grande Gatsby ma reinterpretate dal migliore architetto di Zaboim.

    Arrivò un po’ di ossigeno, e l’azienda continuò a lavorare. Ma la strada era in salita e questa si faceva ogni mese più ripida. I Sal non venivano pagati, ma contestati regolarmente. Per avere il dovuto si doveva aspettare e intanto maturavano altri avanzamenti. Le banche iniziavano a rincorrere l’imprenditore. Non c’era pace. Il parossismo di giorni trascorsi a rincorrere i problemi affrontandoli male , iniziò ben presto a dare i suoi inesorabili segni. La difficoltà era consolidata. Cercarono di recuperare il pagamento degli stati arretrati. Questa volta , i due imprenditori si ritrovarono insieme. Iniziarono a indire riunioni con i committenti della famiglia di Anonimo Casertano. Esaminarono le carte. I finanziamenti erano arrivati, non erano in ritardo come loro avevano sostenuto. Con le fatture contestate all’azienda era stato un gioco da ragazzi forzare le procedure e sbloccare i fondi. Ma di questi non c’era traccia. Una parte era stata scaricata come stipendi, tutta la famiglia di Anonimo formava , di fatto, l’organico della nuova costruenda struttura. Nell’ottica dell’attività da avviare . avevano stabilito ruoli, assunzioni e buste paga.

    -E questo cos’è?

    -Gli stipendi. Noi pure dobbiamo vivere!

    -Gli stipendi? Ma non lo potete fare…ma quali stipendi..e a chi ?L’attività non esiste ancora.Voi siete pazzi.

    -Comunque c’è poco da fare. Le cose stanno così. Adesso conviene andare avanti. La prossima tranche paghiamo l’arretrato.

    -Ma se ancora dovete dare  135 mila euro sull’agriturismo.

    -No…quello è lo sconto. Non te lo ricordi?

    -Voi siete da galera!!!

    - Eh Eh…sarà. Ma ora devi continuare se no salti. Salta tutto con noi.

    La rabbia se si è fatti in un modo ti entra dentro, ti avvelena il sangue. Non si uccide per rabbia. Altrimenti lui lo avrebbe ucciso. Ma era dura.

    Il flusso dei suoi pensieri  si muoveva con dolore quasi fisico.

    -Troppo dura essere giocato così. Da uno stronzo e come uno stronzo!

    Non si dava pace! Ma non poteva mollare.

    -Vorrei spiegare a un giudice tutto questo. Come si fa a perdere tutto in questo modo. Un giudice? Eh..al giudice giusto…anche questo è un problema. Come fai a spiegare?

    Parlava da solo, rimproverava a se stesso di essere caduto in quel tranello. Pensava, anzi era certo, che fosse stato un piano preciso. E lo era stato. Adesso come poteva fare?

    Furono anni d’inferno, non aveva più il piacere di lavorare, solo doveva tentare di salvare l’azienda. Poi avrebbe continuato a lavorare . Le aziende attraversano periodi difficili. Ma mentiva a se stesso. Sapeva che stava facendo sopravvivere l’azienda. Ma le sue forze finirono. E fu il default, della sua azienda e del suo lavoro lungo più di trent’anni.

    La stangata era riuscita. Ben otto milioni di euro, un finanziamento mai controllato. Denaro rubato. Rapinato. Ora si sa che anche ad altri ha rubato. Anche i giornali ogni tanto riportano il suo nome e quello del Lupo. Si spera. Ma poi tutto si ferma. Intanto restano feriti e morti sul campo. Delitti che non trovano voce. Voci che non trovano pace.

     

    PUBBLICATO IL: 27 gennaio 2013 ALLE ORE 11:16