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    TUTTE LE FOTO E I NOMI CAMORRA – Estorsioni ad AVERSA con gadgets e cantanti neomelodici, in 12 chiedono il rito abbreviato


      Secondo la Dda, gli indagati, sarebbero tutti fiancheggiatori della fazione dei Casalesi di Nicola Schiavone. Alla sbarra anche il cugino del figlio del capo dei Casalesi, Alfonso Iacolare CASAL DI PRINCIPE – AVERSA - Furono sottoposti alla misura di custodia cautelare lo scorso 1 dicembre 2012 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, coordinati […]

     

    Secondo la Dda, gli indagati, sarebbero tutti fiancheggiatori della fazione dei Casalesi di Nicola Schiavone. Alla sbarra anche il cugino del figlio del capo dei Casalesi, Alfonso Iacolare

    CASAL DI PRINCIPE – AVERSA - Furono sottoposti alla misura di custodia cautelare lo scorso 1 dicembre 2012 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, coordinati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto accusati a vario titolo, non solo di essere fiancheggiatori del clan dei Casalesi, appartenenti al gruppo di Nicola Schiavone, ma anche di aver effettuato estorsioni ai danni dei commercianti di Aversa e comuni limitrofi con l’imposizione dei gadgets pubblicitari.

    Stiamo scrivendo dei 12 indagati, che ieri, lunedì, inannzi al Gup Cairo del Tribunale di Napoli, mediante i propri legali hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.

    In questa vicenda giudiziaria sono coinvolti Giuseppe Esposito 27enne di San Marcellino, Giovanni Menale 50enne di Aversa, Gennaro Musto 46enne di Aversa, Carlo Tavoletta, 40enne di Alife, Silvana Limaldi  56enne di Trentola Ducenta, Ivo Capone 43enne di Casaluce, Gaetano De Biase 46enne di Teverola, Giuseppe Esposito 45enne di Casaluce, Pietro Falcone 33enne di Trentola Ducenta, Alfonso Iacolare 32enne di San Cipriano d’Aversa, cugino di Nicola Schiavone e difeso in questo procedimento giudiziario dall’avvocato Nando Letizia; Roberto Mallardo 55enne di Giugliano in Campania e Carmen Marino 25enne di Trentola Ducenta.

    Secondo quanto sostiene la Dda di Napoli, rappresentata nel processo dal pm Giovanni Conzo,  i primi risultati investigativi avevano, già consentito l’emissione di un decreto di fermo, disposto dai magistrati della DDA ed eseguito il 7 giugno 2010, nei confronti di dieci appartenenti al medesimo clan, essendo emersi, all’epoca, oltre al pericolo di fuga, sia l’assoluta necessità ed urgenza di interrompere una pervicace attività estorsiva nei confronti di operatori commerciali della zona di Aversa, sia l’improcrastinabilità di catturare l’ala militare del gruppo, resasi nel frattempo responsabile del tentato omicidio di due affiliati per dissidi interni.

    L’indagine, proseguita anche dopo l’esecuzione del provvedimento di fermo, permise di accertare – attraverso attività tecniche corroborate da mirati riscontri alle dichiarazioni rese dai numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano i nomi di Salvatore Laiso , Raffaele Piccolo, Roberto Vargas e altri – che molti degli indagati, capeggiati da  Gaetano De Biase e  Pietro Falcone, non si limitavano soltanto all’imposizione delle tangenti con metodo “classico” (ovvero con minaccia espressa o velata degli emissari del clan cui consegue la dazione brevi manu della somma estorta), ma si erano specializzati nel seguire un percorso più “raffinato”, pur sempre originato dalla minaccia insita nell’appartenenza al clan, grazie al quale, dietro il “paravento legale” di alcune imprese/agenzie specializzate, più o meno direttamente riconducibili ad affiliati, veniva imposto:
    – a titolari di attività commerciali, l’acquisto di gadgets pubblicitari (calendari, agende, penne, accendini, ecc.) ad un prezzo di gran lunga superiore a quello di mercato, al fine di far conseguire al clan un elevatissimo profitto, grazie ad un rincaro, rispetto all’ordinaria fornitura, di circa il 150% del costo del prodotto. Grazie a tale attività, nel solo periodo natalizio, nelle casse del clan entravano dai 150.000 ai 200.000 euro ;
    – ad altri operatori (principalmente ristoratori, organizzatori di comitati per feste patronali o di piazza e titolari di emittenti televisive locali) la scritturazione per prestazioni canore di cantanti neomelodici.

    Pertanto in virtù di tutte questi antefatti, lo scorso 1 dicembre fu richiesta dal Gip un’ordinanza di custodia cautelare a carico dei suddetti indagati.

    Il prossimo 10 luglio si attende la discussione del pm innanzi al Gup.

    Max Ive

    PUBBLICATO IL: 18 giugno 2013 ALLE ORE 19:09