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    I VIDEO – TUTTI I NOMI Agg. 13.17 / Truffe alla Telecom, arrestato avvocato 41enne di SANTA MARIA CAPUA VETERE e due suoi colleghi


    IN CALCE ALL’ARTICOLO LA VIDEO CONFERENZA STAMPA – Vanno ai domiciliari. In passato, il professionista della città del Foro ha anche svolto l’incarico di addetto stampa del Gladiator Calcio.Falsi ricorsi e falsi clienti. L’indagine del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Caserta ha fatto luce su una serie di procedure legali per ottenere dei […]

    Nelle foto, da sinistra, l’avvocato Bruno Amirante e la pm Raffaella Capasso con il capitano della Finanza Filomena Pisaniello

    IN CALCE ALL’ARTICOLO LA VIDEO CONFERENZA STAMPA – Vanno ai domiciliari. In passato, il professionista della città del Foro ha anche svolto l’incarico di addetto stampa del Gladiator Calcio.Falsi ricorsi e falsi clienti. L’indagine del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Caserta ha fatto luce su una serie di procedure legali per ottenere dei rimborsi dalla società di comunicazione.

    Agg. ore 13.17 - Nella mattinata di oggi, mercoledi, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di Biagio Vallefuoco, Davide Calandra e Bruno Amirante, quest’ultimo avvocato civilista molto noto a Santa Maria Capua Vetere, anche perchè in passato è stato addetto stampa del Gladiator Calcio, ai tempi della gestione Mario Natale, e cogestore dell’amiziosissimo locale “Poco Loco”, nel palazzo della Meridiana, al confine tra San Prisco e Santa Maria Capua Vetere

    Le persone colpite dalla misura cautelare (arresti domiciliari) sono tre avvocati delle province di Napoli, Caserta e Benevento, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati di falso in atto pubblico per induzione, nonché di truffa (artt. 416, 110, 48 e 479 c.p.).

    Le indagini, svolte dal suddetto Nucleo di Polizia Tributaria coordinato dalla Quarta Sezione della Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere, pm dott.ssa Raffaella Capasso, avevano preso avvio, tra la fine del 2009 e gli inizi del 2010, in seguito a una denuncia sporta dai legali rappresentanti della Telecom Italia spa.

    Costoro avevano riferito che la Telecom, negli ultimi anni, era stata molte volte convenuta in giudizio, in sede civile, da parte dei tre suddetti professionisti, con atti di citazione “seriali”, aventi tutti sostanzialmente lo stesso contenuto. Vi si chiedeva, infatti, per conto di presunti “clienti”, la ripetizione delle irrisorie spese di spedizione delle bollette (ammontanti a circa 0,31 euro) e/o il rimborso del canone di abbonamento; a ciò ovviamente si aggiungeva la richiesta del ben più ingente rimborso delle spese legali.

    Dopo i primi accertamenti, che confermavano, in qualche modo, la prospettazione dei fatti operata dai rappresentanti della Telecom, le successive perquisizioni, eseguite presso gli studi legali degli indagati Amirante e Calandra, permettevano di avere piena conferma dell’ipotesi accusatoria.

    Sono stati rinvenuti più di 1.300 fascicoli relativi ai suddetti “ricorsi seriali”: dall’esame di tale documentazione, nonché dalle conseguenti indagini – in particolare, dall’escussione di un consistente numero di fittizi “attori” delle suddette cause civili (che avrebbero conferito mandato ai tre legali ad agire nei confronti della Telecom), nonché dall’esecuzione di apposite consulenze grafologiche per la verifica della autenticità delle firme apposte in calce ai mandati – è emerso che tutti gli atti sui quali si fondavano i ricorsi erano in realtà falsi.

    Infatti, dalle investigazioni è emerso chiaramente che un gran numero dei presunti attori nei confronti della Telecom:


    • o erano del tutto ignari della proposizione dei ricorsi stessi, in quanto non avevano mai sottoscritto alcun mandato (la successiva consulenza grafica, in tali casi, ha confermato la falsità della sottoscrizione);

    • o erano addirittura già deceduti al momento in cui avrebbero conferito il mandato ad litem ai suddetti avvocati.

    È stato accertato, in sostanza, che i predetti professionisti avevano costituito un sodalizio (con precisa suddivisione dei ruoli nell’ambito dello stesso) finalizzato a realizzare un efficace sistema di frode ai danni della Telecom, utilizzando finti “clienti”, in genere del tutto ignari della proposizione dei ricorsi.

    La truffa veniva realizzata nel seguente modo: l’avv. Calandra, attraverso “procacciatori di affari” nei cui confronti sono in corso le indagini, individuava i dati anagrafici di clienti della citata compagnia telefonica (all’insaputa in genere degli interessati); successivamente, interveniva l’avv. Vallefuoco, il quale approntava atti falsi per far apparire realizzata la procedura di conciliazione (che, ovviamente, non andava mai a buon fine), condizione di procedibilità per il successivo conseguente ricorso al Giudice di Pace, presentato, invece, dall’avv. Amirante; infine, nell’ultima fase, dopo la costante soccombenza della Telecom, veniva attivato di nuovo l’avv. Calandra, che poneva in essere gli atti di precetto per la ripetizione delle spese legali contro la società condannata.

    I ricorsi seriali – nonostante la maggior parte degli apparenti attori fosse residente a Napoli – venivano tutti incardinati presso il giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere (dove l’associazione aveva sede operativa) attraverso l’escamotage dell’elezione di domicilio, anche per il grado di appello, in Santa Maria Capua Vetere presso lo studio dell’avv. Amirante. In tal modo gli ignari ricorrenti non avevano alcuna possibilità di venire a conoscenza dell’instaurazione della causa civile in loro nome e per loro conto instaurata dagli odierni arrestati.

    I tre avvocati, inducendo in errore il giudice di pace sulla sussistenza dei mandati alle liti, ottenevano, nella gran parte dei casi, la condanna della compagnia telefonica alla ripetizione delle inconsistenti spese di spedizione della bolletta e, soprattutto, il ristoro delle spese legali, che costituivano il vero prodotto della truffa (che si calcola abbia fruttato agli avvocati circa 200.000 euro).

    Nei confronti degli altri sei partecipi all’associazione, tra i quali risulterebbero esserci ragionieri e commercialisti impiegati anche presso patronati napoletani, che avevano il ruolo di procacciatori di potenziali clienti, il GIP non ha ritenuto sussistenti sufficienti indizi di colpevolezza in ordine al reato associativo.

    Nel contempo alle 12, di stamane, presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, si è sfolta la conferenza stampa, dove il capitanto della Finanza Filomena Pisaniello ha spiegato nei particolari l’indagine del Nucleo della tributaria, che ha portato al sequesto di oltre 3000 fascicoli e per il momento, ciò che è stato acclarato è che gli indagati non avrebbero usufruito per esplicitare la truffa di conti correnti a loro intestati, dove far girare le somme di denaro truffate alla Telecom.

     LA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA – VIDEO





    SANTA MARIA CAPUA VETERE - Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha eseguito una importante attività in materia di truffa ai danni della Telecom S.p.A., conclusasi, tra l’altro, con l’esecuzione di tre misure cautelari nei confronti di altrettanti avvocati dei fori di Santa Maria Capua Vetere, Napoli e Benevento. Tra questi c’è il legale 41enne sammaritano, Bruno Amirante, molto noto in città anche per aver svolto le funzioni di capo ufficio stampa del Gladiator Calcio ai tempi della gestione di Mario Natale, inizio anni 2000, quando il Gladiator arrivò fino alla serie C2. Bruno Amirante è stato anche parte della gestione di un locale molto ambizioso, quale era il “POCO LOCO”, sorto all’interno del palazzo della Meridiana, al confine tra San Prisco e Santa Maria Capua Vetere

    Secondo gli inquirenti, fingeva di avere dei mandati ad vitem con i quali richiedere alla società Telecom dei rimborsi.

    Ovviamente dai riscontri effettuati dalla Guardia di Finanza avvitati nel 2010, si è stato possibile accertare che sia i mandati che le richieste di rimborso era false, come erano false le firme apposte.

    Addirittura in alcuni casi erano allegate alle pratiche giudiziarie dei numeri di telefono appartenenti a persone decedute o inesistenti.

    I professionisti non puntavano tanto al rimborso delle bollette, quanto al compenso per le cause vinte, il quale si aggirava tra i 1100 e i 1500 euro a pratica.

    PUBBLICATO IL: 27 febbraio 2013 ALLE ORE 12:55