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    PROCESSO ECO 4 – Il pentito Della Corte: “Cosentino punto di riferimento politico del clan dai tempi di Bardellino”


      Il collaboratore ascoltato dal pm della Dda racconta anche di quando Cipriano Chianese avrebbe chiesto di uccidere Alessandro Milita, nonchè dove sono stati interrati rifiuti tossici SANTA MARIA CAPUA VETERE - “Nel 2005 Cipriano Chianese mi chiese di uccidere il pm della Dda di Napoli, Alessandro Milita perche’ a suo dire gli stava dando fastidio“. […]

     

    Nella foto, Nicola Cosentino

    Il collaboratore ascoltato dal pm della Dda racconta anche di quando Cipriano Chianese avrebbe chiesto di uccidere Alessandro Milita, nonchè dove sono stati interrati rifiuti tossici

    SANTA MARIA CAPUA VETERE - “Nel 2005 Cipriano Chianese mi chiese di uccidere il pm della Dda di Napoli, Alessandro Milita perche’ a suo dire gli stava dando fastidio“. Lo dice in aula il collaboratore di giustizia Francesco Della Corte, killer dei casalesi, durante il processo Eco4 in cui e’ imputato l’ex sottosegretario Nicola Cosentino con l’accusa di aver agevolato il clan dei casalesi nella gestione dei rifiuti. Cipriano Chianese e’ un avvocato e imprenditore del settore rifiuti, coinvolto in inchieste e arrestato, ritenuto dagli inquirenti legato al boss del Casalesi Francesco Bidognetti. “Mi fu ordinato di ucciderlo, ma poi non ci accordammo sulla ricompensa economica: io volevo di piu’“, continua il pentito.

    Da quando e’ in liberta’ con la decisione del Riesame nel novembre scorso, per la prima volta Cosentino questa mattina non si e’  presentato in aula ad assistere al dibattimento. Davanti al collegio C della prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Della Corte ha risposto alle domande proprio del pm Milita. Prima affiliato alla fazione Bidognetti e poi di quella Schiavone, il pentito racconta della gestione dei rifiuti tossici avvenuta nel corso degli anni. “Il personaggio chiave – racconta – era Cipriano Chianese. Lui teneva i legami con tutti, sia per il napoletano che per il casertano. I rifiuti sono stati il business della criminalita’ dagli inizi anni ’90. Gia’ allora circolavano svariati miliardi di lire“. Alla domanda del pm sulla gestione specifica dei rifiuti, Della Corte risponde: “Venivano trattati rifiuti tossici. Fanghi, metalli, mercurio, roba chimica proveniente tutta dal Nord. I rifiuti venivano messi nei bidoni e poi interrati. C’erano persone addette a questo compito“. E ne indica dei luoghi: “Cancello Arnone, Grazzanise, nel Volturno, venivano fatti scavi nelle terre dei contadini, in qualche discarica dismessa e in una masseria gestita dagli Schiavone. I piu’ pericolosi sono li'”, dice.

    Ma non solo. Della Corte parla anche dell’agro-aversano e, in particolare, ai rifiuti tossici che sarebbero stati interrati sotto il manto stradale della Nola-Villa Literno, dove da una decina di giorni sono in corso scavi. Sui rapporti tra politica e clan, il collaboratore di giustizia parla di Cosentino come “una persona influente per la quale, a ogni sua candidatura, arrivavano direttive da Casal di Principe per aiutarlo nei voti“. “L’appoggio – dice Della Corte – era ordinato dal clan e nessuno si sottraeva. Ma da sempre, l’appoggio per Cosentino avvenne gia’ ai tempi di Antonio Bardellino“. Alla richiesta del pm di precisare in cosa consistessero gli appoggi elettorali, Della Corte spiega: “arrivavano dei soldi da parte del clan, elargiti da fondi illeciti, che poi recuperavano con gli appalti, da dare alla gente in cambio di voti. Oppure favori, posti di lavoro. C’erano persone che arrivavano con le bollette da pagare“.

    PUBBLICATO IL: 27 gennaio 2014 ALLE ORE 15:23