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    AGG. ORE 16,38 PROCESSO A COSENTINO / Carmine Schiavone: "Don Peppe Diana portò un vagone di voti a Nicola Cosentino e protesse la mia latitanza"


    Insorge l’avvocato De Caro, bagarre in aula: “Don Diana era un prete anticamorra, com è possibile dunque che prendesse ordini da lei?” Alle 14,40 è iniziata la deposizione del pentito, che ha parlato anche dei voti dati all’avvocato Martucci, del sentirsi democristiani della sua famiglia, dell’appoggio al partito social democratico. “Ma tutto sommato – ha […]

    Nelle foto, da sinistra, Carmine Schiavone, don Peppe Diana e Roberto Saviano

    Insorge l’avvocato De Caro, bagarre in aula: “Don Diana era un prete anticamorra, com è possibile dunque che prendesse ordini da lei?” Alle 14,40 è iniziata la deposizione del pentito, che ha parlato anche dei voti dati all’avvocato Martucci, del sentirsi democristiani della sua famiglia, dell’appoggio al partito social democratico. “Ma tutto sommato – ha detto – non faceva molta differenza, perchè tutti i politici dovevano consegnarci la lista dei lavori pubblici.”

    Avviso a Roberto Saviano e guarda le virgolette, e non leggere solo quello che ti conviene per coltivare il tuo mito di carta.

    AGG. ORE 16,38 – Povero Don Diana: la sua memoria tirata per la tonaca da un mezzo pazzo, qual è Carmine Schiavone e, dato che era sul pezzo, anche dall’avvocato di Cosentino, De Caro, il quale, all’ennessima pseudo rivelazione shock di Schiavone è insorto tuonando: “Don Diana era un prete anticamorra, com è possibile che prendesse ordini da lei?”.

    La reazione dell’avvocato De Caro di fronte alla seguente affermazione “Don Diana mi teneva quando io ero latitante”.

    Ergo, piccola valutaziine di uno spirito liberale, cioè del sottoscritto, che parte da una frase che amo ripetere spesso: delle due, l’una, tertium non datur: se Carmine Schiavone è un pentito credibile su cui si è costruita una significativa parte dell’architettura del processo Spartacus, allora deve essere credibile fino in fondo. Altrimenti è un gran cazzaro. Uno che vuole gettare fango sulla memoria santificata di Don Peppe Diana.

    Quale delle due? Io un’idea ce l’ho e non ve la dico.

    Santa Maria Capua Vetere – Dopo Dario De Simone, è la volta di un altro pentito storico, forse ancor più storico del boss trentolese. Si tratta di Carmine Schiavone. Certo, non un testimone tanto cruciale da far tremare i polsi, dato che la sua memoria riguarda soprattutto gli anni ’80 e ’90.

    Ma siccome Carmine Schiavone è uno a cui piace fare un pò lo showman, oggi, il processo Cosentino gli ha offerto un palcoscenico che non calcava da tempo.

    Alle 14.40 in punto ha cominciato a parlare. E ha esordito, da par suo, con una rituale smargiassata: “Io ero il capo amministrativo di Cosa Nostra Campania – Clan dei Casalesi.” Insomma, una sorta di holding.

    Nelle parole di Carmine Schiavone ci sono delle verità rispetto a molte interrelazioni tra la mafia siciliane e il Clan dei Casalesi. Ma detta così, è sembrata, più che altro, una battuta scenica.

    Poi subito sotto a parlare di politica. “Noi appoggiavamo la Dc, ma anche i liberali e i social democratici.”

    Piccola chiosa di Casertace: la famiglia Schiavone si sentiva democristiana, ma quando si trattò di dare una mano votò anche Pli, che era il partito per il quale, al senato, si candidò il noto avvocato penalista, oggi defunto, Alfonso Martucci, e anche il partito del Sole nascente, che all’epoca aveva proprio in Cosentino il suo punto di riferimento, negli anni immediatamente precedenti alla nascita di Forza Italia.

    “I politici – ha dichiarato Carmine Schiavone – dovevano servire a realizzare i nostri progetti e le opere pibbliche, che noi del clan intendevamo realizzare.”

    Carmine Schiavone ha anche fatto il nome dell’avvocato Martucci, affermando espressamente che nel 1992 loro, cioè il clan dei casalesi, lo votarono.

    Poi l’interpretazione sociologica: “Il clan – ha aggiunto l’anziano ex cassiere del clan – dava protezione ai cittadini. Niente droga, niente rapine, niente furti. E così le persone ci volevano bene e votavano per chi dicevamo noi. Noi, tutto sommato, non è che ci appassionavamo troppo alle sorti di quiesto o quel politico. Appoggiavamo tutti, perchè, tanto, era la stessa cosa: tutti, infatti, ci davano la lista dei lavori.”

    CAPITOLO DON PEPPE DIANA: “Don Peppe – ha dichiarato il pentito – votò e fece votare Nicola Cosentino perchè glielo chiesi io. Don Peppe Diana portava tanti voti.”

    Avviso al professore Roberto Saviano e a tutti i suoi epigoni della anticamorra marchettara e inutile. Queste parole le ha dette stamattina Carmine Schiavone. Mò non fare, caro professore Roberto Saviano come facesti due o tre anni fa utilizzando titoli dei giornali che si limitavano a riportare altre dichiarazioni di Carmine Schiavone su Don Peppe Diana, confondendo il diritto di cronaca con azione di scudo e di esercizio corrivo da parte dei media locali.

    Si tratta di parole testuali, anche perchè, ai tempi in cui dirigeva il Corrire di caserta, come oggi, il sottoscritto non deve certo prendere lezioni da te, caro ascetico e tenebroso Saviano, in fatto di anticamorra.

    G.G.

     

    PUBBLICATO IL: 4 febbraio 2013 ALLE ORE 15:59