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    ORE 19,25 ESCLUSIVA. Parola per parola, i motivi per cui i giudici non hanno scarcerato Polverino. C’entra anche il suo status di consigliere regionale


    Il tribunale del riesame fa perno soprattutto sulle dichiarazioni del pentito Pirozzi. La gip Iaselli ritiene la sospensione dalla carica un elemento non sufficiente CASERTA – Due dinieghi: il primo del tribunale del riesame di Napoli, che ha respinto l’istanza di scarcerazione presentato dall’avvocato Vittorio Giaquinto, legale di Angelo Polverino; il secondo pronunciato dal gip […]

    Nella foto Pirozzi, Polverino e Iodice

    Il tribunale del riesame fa perno soprattutto sulle dichiarazioni del pentito Pirozzi. La gip Iaselli ritiene la sospensione dalla carica un elemento non sufficiente

    CASERTA – Due dinieghi: il primo del tribunale del riesame di Napoli, che ha respinto l’istanza di scarcerazione presentato dall’avvocato Vittorio Giaquinto, legale di Angelo Polverino; il secondo pronunciato dal gip Isabella Iaselli, a cui Giaquinto si è rivolto successivamente al verdetto negativo dei giudici del tribunale della libertà. Siamo in grado di pubblicare in calce le motvazioni addotte dai magistrati per motivare queste loro decisioni.

    Non facciamo, a differenza di quanto abbiamo scelto di fare nelle altre circostanze in cui ci siamo occupati degli arresti relativi agli appalti Asl, una esegesi e un commento dei contenuti degli atti giudiziari. Ci limitiamo a segnalare che il riesame fa perno soprattutto sulla credibilità delle dichiarazioni rese dal pentito Pirozzi. Mentre la gip Iaselli considera del tutto insufficiente la motivazione espressa dall’avvocato Giaquinto il quale collega la sospensione dalla carica di consigliere regionale di Angelo Polverino a una sua impossibilità di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.

    La sospensione, afferma la gip Iaselli, non significa non essere più consigliere regionale.

    Non convince granché la laconicità e la carenza di argomentazione con cui il riesame liquida la documentazione presentata dalla difesa per confutare la tesi accusatoria che collega Polverino agli interessi del clan dei Casalesi, il quale, per questo motivo lo avrebbe sostenuto elettoralmente.

    Rispetto ai tanti articoli che abbiamo pubblicato vivisezionando l’ordinanza del 6 novembre, qualche spunto nuovo c’è e sicuramente nei prossimi giorni proveremo ad approfondirlo. Suscita interesse soprattutto il passaggio in cui si capisce che la difesa di Polverino ha utilizzato quale elemento a discarico del proprio assistito la circostanza che il clan Belforte avesse sotenuto elettoralmente Maria Luigia Iodice, moglie dell’altrettanto noto politico marcianisano, Nicola Scognamiglio.

    Al di là della veridicità o della verosimiglianza di questa affermazione, la stessa stimola in noi ricordi, fatti ed evocazioni su cui ragioneremo, come detto, nei prossimi giorni.

    G.G.

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    PUBBLICATO IL: 3 gennaio 2014 ALLE ORE 21:24