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    Paolo Romano spera nella “pulizia etnica” dei cosentiniani per tornare in Forza Italia. Lui e Cesaro, quintessenze di una politica sleale, immorale e priva di valori


      Noi e pochi altri possono portare la bandiera liberale dell’anticosentinismo in questa provincia. Proprio ora che Cosentino è nella polvere un vero liberale ha il dovere morale, etico e politico di garantirgli libertà e praticabilità politica fino a quando un verdetto di Cassazione non lo avrà, eventualmente e definitivamente, condannato. Roba assolutamente incomprensibile per […]

    Nelle foto, Luigi Cesaro, Paolo Romano e Nicola Cosentino

     

    Noi e pochi altri possono portare la bandiera liberale dell’anticosentinismo in questa provincia. Proprio ora che Cosentino è nella polvere un vero liberale ha il dovere morale, etico e politico di garantirgli libertà e praticabilità politica fino a quando un verdetto di Cassazione non lo avrà, eventualmente e definitivamente, condannato. Roba assolutamente incomprensibile per le menti luminose e illuminate di quelli che per anni si sono genuflessi e hanno mangiato alla sua mensa e che ora gli cospirano alle spalle con un’allegra brigata di nani, puttane e ballerine

    CASERTA – Il ministro Gaetano Quagliariello non sarà tanto fesso da chiedere al presidente del Consiglio Regionale Paolo Romano un’intesa elettorale per costruire un ticket con l’europarlamentare uscente Erminia Mazzoni, che a Quagliariello è legatissima politicamente e non solo politicamente, al punto da averlo seguito nell’avventura di dubbia prospettiva del Nuovo Centrodestra.

    Non lo farà perchè, ormai, è del tutto evidente da ogni sondaggio di qualsiasi istituto che il Nuovo Centrodestra, ammesso e non concesso che il prossimo 25 maggio riesca a varcare la soglia del 4%, eleggerà nella circoscrizione meridionale, dove il partito di Alfano viene stimato sopra al 6%, un solo europarlamentare. E Quagliariello non può fare la figura di colui che si fa fregare da Paolo Romano, mancando la rielezione della Europarlamentare uscente di Benevento.

    Per cui, vanno lette in questa chiave le manovre che Romano sta realizzando in queste ultime settimane.

    Domenico De Siano, neocordinatore regionale di Forza Italia e controfigura di Luigi Cesaro e di suo figlio, a Romano è legato da sensi di stima reciproca, specularmente ricambiata dal geometra di Quarto, trapiantato a Capua. Tralasciando una riflessione, che irromperebbe immediata sul feeling fra queste due persone, che la dice lunga sulla statura e sul profilo di De Siano, va detto, subito, qualche cosa sui contenuti di questi colloqui. In pratica, Paolo Romano si è detto disponibile a rientrare in Forza Italia, quando, pensate un po’ Luigi Cesaro avrà terminato “la pulizia etnica” dei Cosentiniani.

    Qui una riflessione ci vuole, invece. Una riflessione che arriva dal sottoscritto, cioè da uno dei maggiori protagonisti e artefici dei problemi anche giudiziari affrontati da Nicola Cosentino. Un protagonista che quando Luigi Cesaro e Paolo Romano si genuflettevano davanti a re Nicola, snocciolava inchieste giornalistiche, una dietro l’altra, sulla centrale di Sparanise, sulle pompe di benzina di Giovanni brother, ecc, ecc.

    Da Cosentinologo e da avversario della politica di Cosentino, quale mi ritengo, essendomi guadagnato i gradi sul campo quando era solo Casertace a scrivere, mentre gli altri suonavano i violini, dico: Paolo Romano, eletto 3 volte alla Regione solo e solamente grazie all’appoggio di Cosentino, e Luigi Cesaro, che è divenuto presidente della Provincia di Napoli e leader del partito nel territorio partenopeo, rappresentano un caso antropologicamente estremo di quanto sia sleale,  immorale, deteriore, espressione dei più bassi istinti umani la politica di questa terra.

    E per il momento, ci fermiamo qui.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 10 febbraio 2014 ALLE ORE 10:20