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    ORE 18,23 ESCLUSIVA / AVERSA – Minaccia di buttare la figlioletta di tre anni dal settimo piano. La bimba salva grazie all’interventi di agenti della polizia penitenziaria.


      E’ accaduto stamattina nel Palazzo Diana, di Piazza Lucariello, lei è finita al Tso, la bimba agli assistenti sociali. Del padre non vi sono tracce. Si dice che questi avesse costretto la sua compagna e la figlia a vivere segregate. Aversa – E’ accaduto oggi, 6 novembre: una extracomunitaria, M. A., ha tentato di lanciare […]

    Nella foto, da sinistra, il Palazzo Diana da dove la donna ha minacciato di gettare la figlioletta e, il gabiotto della polizia penitenziaria il cui intervento è risultato provvidenziale

     

    E’ accaduto stamattina nel Palazzo Diana, di Piazza Lucariello, lei è finita al Tso, la bimba agli assistenti sociali. Del padre non vi sono tracce. Si dice che questi avesse costretto la sua compagna e la figlia a vivere segregate.

    Aversa – E’ accaduto oggi, 6 novembre: una extracomunitaria, M. A., ha tentato di lanciare giù dal settimo piano di Palazzo Diana, in Piazza Lucariello, la sua bambina di tre anni. Ad accorgersi dell’accaduto la confinante polizia penitenziaria che, trovandosi casualmente e visivamente partecipe a quanto stava per avvenire, ha cominciato a gridare cercando di distogliere la donna dall’atto atroce. Questi ultimi, operando tempestivamente, hanno evitato che la situazione potesse tramutarsi in un racconto tragico. Dietro gli immediati ordini del comandante Mosca, nell’abitazione sono sopraggiunti due ispettori ed un infermiere e, subito dopo, i vigili urbani ed il servizio sociale. L’entrata in casa ha suscitato grande desolazione da parte delle forze dell’ordine e company: era una casa in totale disordine e, ciò che più ha sconvolto, la bambina era nuda ed inerme. La donna è stata immediatamente trasferita in ospedale con l’ambulanza dove è stata sottoposta al trattamento sanitario obbligatorio; la bambina è stata affidata ai servizi sociali. Dell’eventuale padre non si hanno notizie, si è solo vociferato che l’uomo da tempo avesse costretto la compagna a vivere in uno stato di ‘quasi’ segregazione e ciò potrebbe giustificare lo stato depressivo della donna e il suo approccio distruttivo verso la figlia, a cui avrebbe potuto anche seguire un gesto autolesivo.

    Ilaria Rita Motti

    LA NOTA:  Non ci resta che congratularci con quanti hanno svolto il loro lavoro con un elevato senso civico e del dovere e, per il resto, sarebbe il caso di non intessere un’invettiva solo sull’extracomunitario; se di crisi si tratta, essa è globale e collettiva e purtroppo incide soprattutto sugli ‘anomali’ rapporti di coppia. Bisognerebbe contrariamente riflettere sul dono intrinseco della vita, unica e preziosa e, quindi, da preservare a tutti i costi. Impariamo a volerci più bene, solo così il male si annullerà e l’amore impedirà che il peggio possa prevaricare su tutti.

    Ilaria Rita Motta

    PUBBLICATO IL: 6 novembre 2012 ALLE ORE 18:28