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    Ore 13.51 Esclusiva / Ergastolo per 3 boss dei Belforte. Per i killer pentiti 16 anni. NOMI E ANNI DI CARCERE


      Stamattina, martedì, pronunciato il verdetto del rito abbreviato per il delitto di Antonio De Filippo, ras dei Quqquaroni, freddato dagli uomini dei Mazzacane aiutati da quelli del clan napoletano dei D’Amico Marcianise - Gli esecutori materiali, alla fine, hanno subito  la pena minore: 16 anni di reclusione per Pasquale Aveta e Domenico Cuccaro, che […]

    Nelle foto, i due killer, Domenico Cuccaro e Pasquale Aveta

     

    Stamattina, martedì, pronunciato il verdetto del rito abbreviato per il delitto di Antonio De Filippo, ras dei Quqquaroni, freddato dagli uomini dei Mazzacane aiutati da quelli del clan napoletano dei D’Amico

    Marcianise - Gli esecutori materiali, alla fine, hanno subito  la pena minore: 16 anni di reclusione per Pasquale Aveta e Domenico Cuccaro, che il 1 settembre 2005, fingendosi poliziotti entrarono nell’appartamento di Barra, in cui si trovava ristretto agli arresti domiciliari, e freddarono, Antonio De Filippo, esponente del clan dei Quaqquaroni, reo, ad avviso dei Belforte, di aver tentato di invadere la loro zona di influenza, attraverso la richiesta di somme estorsive ad imprenditori marcianisani.

    Nelle foto, da sinistra, Luigi Trombetta e Gaetano Piccolo

    La pena più bassa, perchè sia Aveta che Cuccaro, sono diventati collaboratori di giustizia e il loro racconto ha contribuito a delineare il dettaglio di tutti i momenti organizzativi ed esecutivi di questo delitto che, fatto a Napoli fu sostenuto dalla massima collaborazione logistica, del clan locale dei D’Amico, alleati di ferro dei Mazzacane.

    Mandanti di questo omicidio, furono Luigi Trombetta, Bruno Buttone e Gaetano Piccolo, tutti e tre condannati all’ergastolo. Pena massima che non hanno potuto scampare, nonostante il ricorso al rito abbreviato. Nessuno sconto a 30 anni di carcere, dato che ai tre è stata contesta la continuazione del reato di porto e dentenzione di armi. Un elemento, questo, che rende possibile la condanna all’ergastolo, anche da parte del giudice monocratico del rito abbreviato, cioè del giudice delle udienze preliminari.

    Nelle foto, da sinistra, Bruno Buttone e Giuseppe Sparaco

    Il sesto imputato di questo omicidio è  Giuseppe Sparaco condannato a 24 anni, per aver svolto la funzione di autista dell’auto che fece da apri pista e specchiettista alla moto su cui presero posto i due killer Aveta e Cuccaro, i quali riuscirono ad entrare nella casa della loro vittima, che, come detto prima si trovava ai domiciliari, grazie a due pettorine della polizia, fornite loro, presumibilmente, da Gennaro D’Amico, dell’omonimo clan napoletano, il quale, le stesse casacche recuperò dopo l’omicidio a cui aveva fornito ulteriore ausilio, mettendo a disposizione, anche due suoi uomini, accompagnatori di Sparaco nell’auto specchiettista.

     

    QUI SOTTO LE IMMAGINI DEL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA CHE ILLUSTRANO ANCHE LA DINAMICA DETTAGLIATA DELL’AGGUATO DI MORTE

     

    PUBBLICATO IL: 20 novembre 2012 ALLE ORE 13:54