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    OMICIDIO KATIA TONDI: “Basta perizie mediatiche: i processi li fanno i giudici, non la tv”


          Dura presa di posizione di Raffaele Gaetano Crisileo, difensore dell’operaio di Santa Maria Capua Vetere indagato per l’omicidio della moglia, avvenuto a San Tammaro       SAN TAMMARO – Mentre le indagini coordinate dal Pubblico Ministero Domenico Musto continuano ed il 3 febbraio prossimo presso la Questura di Napoli saranno eseguiti […]

     

     

     

    Dura presa di posizione di Raffaele Gaetano Crisileo, difensore dell’operaio di Santa Maria Capua Vetere indagato per l’omicidio della moglia, avvenuto a San Tammaro

     

     

     

    SAN TAMMARO – Mentre le indagini coordinate dal Pubblico Ministero Domenico Musto continuano ed il 3 febbraio prossimo presso la Questura di Napoli saranno eseguiti altri accertamenti su reperti ritrovati nella casa della vittima, oggi, l’assassino di Katia Tondi, la giovane mamma trovata senza vita, strangolata,  il 20 luglio dello scorso anno nell’appartamento di San Tammaro, ancora non ha un nome ed un volto.

    L ’unico indagato rimane ancora il marito, Emilio Lavoretano che, assistito dagli avvocati Raffaele Gaetano Crisileo e Natalina Mastellone, continua a professarsi innocente.

    Intanto, contro i processi diventati mediatici, interviene l’avvocati Crisileo, che dichiara:  “Oggi i processi penali sono diventati mediatici con il rischio che, pur di fare audience, si disorienta e si influenza  l’opinione pubblica, rendendo colpevole o innocente una persona, prima che intervenga, a suo carico, una sentenza irrevocabile“.

    Questo – continua l’avvocato - è  quanto sta succedendo in relazione al caso Emilio Lavoretano che difendiamo e che grida ( mi pare proprio in un deserto ) la sua  innocenza. Si sta influenzando l’opinione pubblica, senza pensare che, se in futuro, questo processo dovesse finire in Corte di Assise, a Santa Maria Capua Vetere,  detta Corte è composta da ben sei giudici popolari, che hanno comunque il loro peso, e che, siccome non masticheranno quasi certamente di diritto, ma saranno estratti a sorte tra comuni cittadini,  sono influenzati sin da oggi“.

    Dunque, basta, con i processi mediatici,  perché siamo già ai limiti di una eventuale incompatibilità ambientale con la futura celebrazione di questo processo a Santa Maria, nella malaugurata  ipotesi che Lavoretano  dovesse essere rinviato a giudizio e finire al dibattimento  in Corte di Assise“.

    E poi il puzzle che si cerca di interpretare, ciascuno a modo suo, mi lascia senza parole – prosegue ancora Crisileo – Basta con le ipotesi, ci vogliono prove serie, concrete e  rigorose e, soprattutto, un movente,  prima di etichettare una persona perbene, fino a prova contraria,  qual è Emilio Lavoretano,  con il marchio dell’omicida“.

    A me pare che non tutti conoscano  il film Rashomon del regista giapponese Kurosawa – ha concluso – L’opera  narra di un samurai assassinato mentre, con la moglie, attraversa una foresta. L’episodio viene raccontato da diversi soggetti e cioè il brigante, autore dell’omicidio, la moglie del samurai, lo stesso samurai (evocato da una maga) e un boscaiolo, testimone oculare del fatto. Ognuno di questi personaggi racconta una storia totalmente diversa per cui  tutte le versioni appaiono al tempo stesso vere e false; ognuna è dominata dagli interessi di chi la racconta. Con questo vogliamo dire che le indagini spettano alla Magistratura e non ai mass media“.

     

    PUBBLICATO IL: 26 gennaio 2014 ALLE ORE 10:48