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    OMICIDIO DI KATIA TONDI – Svolta dei difensori: non andiamo in tv, i processi si fanno in tribunale. L’indagato Lavoretano pronto al Dna subito


    Ieri sera, gli avvocati Mastellone e Crisileo hanno declinato l’invito della trasmissione Quarto Grado. Il legale: “Noi non siamo gente di spettacolo, ma di codici e di leggi. Non so come certi giornalisti sostengano tesi relative a presunte dichiarazioni di testimoni, quando le indagini sono ancora in corso. Si lavora per sentito dire, non certo […]

    Ieri sera, gli avvocati Mastellone e Crisileo hanno declinato l’invito della trasmissione Quarto Grado. Il legale: “Noi non siamo gente di spettacolo, ma di codici e di leggi. Non so come certi giornalisti sostengano tesi relative a presunte dichiarazioni di testimoni, quando le indagini sono ancora in corso. Si lavora per sentito dire, non certo sulle carte che non sono ancora a disposizione. Aiutiamo il varoro degli inquirenti per la ricerca della verità di questo terribile delitto”

    SAN TAMMARO – Anche ieri sera, venerdì, gli occhi della trasmissione televisiva Quarto Grado sono stati puntati sull’omicidio della giovane mamma trentenne Katia Tondi, avvenuto a San Tammaro il 20 luglio scorso, sul quale stanno indagando incessantemente gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Caserta, la Polizia Scientifica di Napoli e il Commissariato di P.S. sammaritano, per dare un volto ed un nome all’assassino che, al momento,  è ancora sconosciuto. Ma la novità di ieri sera è che i difensori del marito di Katia, Emilio Lavoretano (iscritto nel Registro degli Indagati da circa un mese  quale unico indiziato di omicidio nei confronti di sua moglie), gli avvocati Natalina Mastellone e Raffaele Gaetano Crisileo, di comune accordo,  non hanno accettato l’invito di recarsi in trasmissione per parlare delle loro strategie difensive e del caso che stanno curando. Sul punto l’avvocato Crisileo, che abbiamo sentito telefonicamente,  ha fatto alcune categoriche puntualizzazioni e ci ha dichiarato:

    I processi mediatici sono diversi da quelli che si svolgono in un’aula di tribunale; noi faremo quelli in tribunale; quelli in TV servono solo a fare audience e a nulla più. Talvolta questi tipi di “processi” mediatici, però,  presentano delle situazioni  che, poi, purtroppo risultano  dissimili dalla realtà e dalla verità sia quella storica che quella processuale. Potremo valutare di andare in TV per sostenere le nostre tesi difensive solo quando gli atti del processo saranno pubblici. Non comprendo, intanto,  come sia possibile fare determinate affermazioni, mi riferisco ovviamente ai giornalisti, quando  in trasmissione è stato detto, in sintesi e mi pare di ben ricordare,  quel testimone ha dichiarato delle cose oppure vi è stata una certa contraddizione in quello che ha dichiarato l’indagato;  se non si conoscono gli atti processuali e si parla per sentito dire  ( e soprattutto se gli atti del procedimento non si possono conoscere –  perché ancora coperti dal segreto istruttorio – e siamo ancora lontani, almeno tempisticamente, credo,  dalla chiusura indagini: il ben noto atto di cui all’art. 415 bis del codice)”.  

    “La ricerca della verità - prosegue l’avvocato Crisileo –  invece,  spetta esclusivamente agli inquirenti che, in questo caso, come negli altri,  stanno facendo il loro lavoro al quale noi stiamo offrendo la massima collaborazione possibile. Una per tutte: Emilio Lavoretano, ad esempio, come chiesto dal Pubblico Ministero al quale è stato assegnato questo processo, il dottor Domenico Musto,  ha accettato di sottoporre sé stesso e il proprio figlioletto all’esame del DNA quando poteva tranquillamente rifiutarsi. Solo ad un incidente probatorio del giudice non si poteva sottrarre. Invece il fatto che abbia accettato  è significativo ed appartiene ad una persona che ha la coscienza libera e serena, che è innocente come ha giurato più volte sia all’avvocato Mastellone, e noi non abbiamo motivo serio e concreto per non credergli”.

    “In definitiva – conclude l’avvocato – essere indagato significa che si stanno svolgendo delle indagini sul conto del nostro assistito con le garanzie di legge, ma non significa che la gente deve pensare, con preconcetti, che Emilio Lavoretano sia l’assassino della moglie Katia Tondi ”.

    PUBBLICATO IL: 19 ottobre 2013 ALLE ORE 10:40