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    MONDRAGONE- “San Francesco è stato un rivoluzionario, ma nel rispetto delle istituzioni”. Il professore Caramanica fa il “tutto esaurito” con la conferenza dedicata al “Poverello d’Assisi”


        Il prefossore Saverio Caramanica commenta San Francesco d’Assisi e il suo “CANTICO DELLE CREATURE” nel convento francescano cittadino retto da Padre Massimo   di Walter De Rosa    MONDRAGONE-  “” San Francesco è stato un grande rivoluzionario, non di quelli che vogliono stravolgere l’ordine costituito, ma di quelli che concepiscono la rivoluzione nel pieno […]

    stretta di mano tra il proessore Caramanica e padre Massimo rettore del convento

     

    momenti del commento; il pubblico in sala

     

    Il prefossore Saverio Caramanica commenta San Francesco d’Assisi e il suo “CANTICO DELLE CREATURE” nel convento francescano cittadino retto da Padre Massimo

     

    di

    Walter De Rosa 

     

    MONDRAGONE-  “” San Francesco è stato un grande rivoluzionario, non di quelli che vogliono stravolgere l’ordine costituito, ma di quelli che concepiscono la rivoluzione nel pieno rispetto delle istituzioni, prima fra tutte la Chiesa definita “Santa Madre.”.

    Con queste parole, il professore Saverio Caramanica si è meritato l’applauso fragoroso della sala gremita, nella serata di sabato scorso in occasione della conferenza sul “CANTICO DELLE CREATURE” di San Francesco d’Assisi. Nell’enunciato, v’è la sintesi dell’intero messaggio francescano.

    Una spiritualità cosiddetta “giocosa“, fatta di piccole cose. La Fede del “Sole e del Fuoco“, della Natura come “mater” benevola, figlia di Dio. Una levità quella francescana, rintracciabile nella celebre massima “Non fate Chiese grandi“.

    Quella del poverello d’Assisi- ha commentato l‘insigne classicista mondrgonese , per anni preside nelle scuole cittadine- è un’opera di esplosione di semplicità e gioia. Il “Cantico delle Creature” è un capolavoro di leggerezza, cristocentrica, uno scritto a “a portata di mano” legato al rispetto totale della volontà del Signore. Il Santo riesce a coniugare altezza e solennità della materia trattata con un linguaggio accessibile e scorrevole. La sua storia si ricostruisce dalle fonti, prime fa tutte i Fioretti.”

    Il lavoro letterario e teologico di San Francesco si è offerto spontaneamente come modello di ispirazione alla Divina Commedia dantesca in cui sarà proprio il poeta toscano ad esaltarne la figura nell’undicesimo del Paradiso. Dante ne ha encomiato lo stile, ponendo luce su concetti basilari ed ecumenici del dettato cristiano come povertà, misericordia e carità. Non è un caso certo che nella terza cantica, il genio fiorentino ammetta la superiorità delle tre virtù teologali sulle quattro cardinali.

    “L’ingegno del nostro Santo è rivolta alla gloria del Signore. Continui sono i riferimenti entusiasmanti alla Terra chiamata “Madre”. Una Terra amata e adorata. Egli non ha chiesto “senno” per ottenere il primato fra tutti gli uomini ma solo per osservare i comandamenti di Dio.”- ha inoltre marcato il relatore.

    Dall’estratto del “Cantico” consegnato al pubblico, il professore Caramanica ha estratto infine i punti salienti. Al verso 2, ha fatto notare l’intensità con cui l’aggettivo “tue” venga evidenziato, seguito da una ricorsività linguistica fatta di sostantivi “religiosi” come “laude”, “gloria”, “onore” e “benedizione”. Degno di nota, il passaggio in cui il commentatore ha ricordato il Leopardi (Amore e Morte) nel momento in cui nel testo francescano si è focalizzato su “Sora Morte“, una morte connotata con rami di parentela, non casuali ma atti a dimostrare l’intangibilità del legame con l’umanità.

     

    Al termine dell’incontro, padre Massimo, rettore del convento francescano cittadino dove si è svolta la manifestazione, ha consegnato una targa al conferenziere.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 28 ottobre 2013 ALLE ORE 12:26