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    L’INCHIESTA DECIMA ED ULTIMA PUNTATA – La pedofilia, lo spettro di Marcial Maciel lambisce il Villaggio dei ragazzi. Le carte giudiziarie, gli interrogatori e un video d’appendice


    Si chiude oggi questo lungo percorso di approfondimento sulle vicende interne della fondazione di don Salvatore D’Angelo. Ma se l’inchiesta termina, non si arresterà certo la nostra attività di controllo giornalistico sulle attività di questa che un tempo fu una grande istituzione educativa MADDALONI – I Legionari di Cristo non riescono ancora a scrollarsi di dosso […]

    Nella foto, padre Miguel Cavallè nelle sue riflessioni all’interno degli appartamenti di clausura del Villaggio dei ragazzi

    Si chiude oggi questo lungo percorso di approfondimento sulle vicende interne della fondazione di don Salvatore D’Angelo. Ma se l’inchiesta termina, non si arresterà certo la nostra attività di controllo giornalistico sulle attività di questa che un tempo fu una grande istituzione educativa

    MADDALONI – I Legionari di Cristo non riescono ancora a scrollarsi di dosso l’ipoteca del sospetto, quella particolare esposizione a diventare oggetto di voci, di illazioni, ma purtroppo anche di vere e proprie inchieste giudiziarie che riguardano l’angoscioso problema della pedofilia.

    Purtroppo per loro, i legionari pagano un dazio ancora più grande, rispetto a quello che altri ordini, altre congregazioni, altri sacerdoti sono costretti a sopportare per quella che è diventata una vera e propria piaga dolorosissima della chiesa cattolica, una piaga, quella della pedofilia, che ha imbarazzato, ma ha anche determinato gravi difficoltà agli ultimi pontefici.

    Sui legionari il riflesso è doppio perché su di loro incide quella sorta di marchio di infamia, quella sorta di damnatio memoriae che ha colpito il loro fondatore Marcial Maciel. Ecco perchè all’interno di questa ricca congregazione il tema rappresenta ancora oggi un nervo scoperto che induce i maggiorenti a essere o almeno ad apparire inflessibili anche su casi presunti di pedofilia, non ancora acclarati.

    IL COMUNICATO DELL’ANNO SCORSO -  I casi di pedofilia esistono. E questo è dimostrato dal fatto che sono gli stessi legionari a metterlo nero su bianco. Nella tarda primavera dell’anno scorso un comunicato della legione così tratta il caso di 7 loro confratelli accusati di questo grave reato. “Tra le denunce ricevute  dai superiori maggiori, – così è scritto testualmente nel comunicato -da quando la responsabilità dei casi di abuso di minorenni da parte di chierici è stata assunta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, sette sono risultate verosimili dopo l’indagine interna e la Legione le ha rimesse alla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede. (…) Durante l’indagine delle autorità civili - scrivono ancora i legionari -, (se è necessario) o durante l’indagine canonica previa e mentre si studia il caso nella CDF, i direttori territoriali o il direttore generale hanno applicato misure cautelari restringendo il ministero sacerdotale dell’accusato perché la protezione dei bambini e delle comunità è prioritaria per la congregazione, senza per questo anticipare una decisione sulla sua colpevolezza”.

    Questo comunicato dimostra o quantomeno dà l’idea che l’argomento sia in cima ai pensieri e alle attività di vigilanza svolte, internamente, dalla congregazione dei legionari di Cristo. Se è così, non è così per gli eventi variegati, complessi e inquietanti, che si sarebbero consumati all’interno delle mura del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni.

    L’INCHIESTA GIUDIZIARIA – Nel 2009, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere apre un fascicolo su alcuni fatti denunciati, riguardanti le azioni di alcuni educatori. L’indagine, durante la quale viene anche verificata la possibilità che si siano consumati eventuali casi di pedofilia, si chiude con una richiesta di rinvio a giudizio a carico di 10 educatori, per l’amministratore dell’epoca, Nunzio Cappuccio e per una docente della scuola Statale che operava sempre all’interno del Villaggio.

    A 9 indagati vengono contestati i reati di maltrattamento e di lesioni personali, aggravate su minori. Alla docente viene addirittura contestato il reato di violenza sessuale. Per quanto riguarda l’amministratore Cappuccio il reato ipotizzato è quello di violenza privata, per una presunta minaccia, formulata ai danni di una mamma allo scopo di intimidirla in modo che non fosse presentata una denuncia per un caso di, ovviamente, sempre presunti maltrattamenti.

    Questo gruppo di indagati successivamente è stato rinviato a giudizio in blocco, dopo che 4 di loro hanno subito anche una restrizione preventiva della libertà personale, in quanto ridotti, per qualche mese, agli arresti domiciliari.

    Ma l’inchiesta, come scritto prima, è stata ampia e larga. In più di un’occasione (e se qualcuno ci chiederà di dimostrarlo in ogni eventuale sede, quello che asseriamo, lo faremo inflessibilmente), durante le indagini alcuni dipendenti del Villaggio sono stati ascoltati  dalla Questura di Caserta per riferire sull’eventuale conoscenza dei fatti relativi ai rapporti impropri tra padre Miguel e alcuni ragazzi.

    Qualche anno prima erano stati i carabinieri di Maddaloni, sulla scorta di un paio di lettere anonime, a porre le stesse domande ad alcuni ragazzi. Questa attività di indagine non portò a nessun addebito e, dunque, si concluse col pieno riconoscimento dell’integrità di Padre Miguel su un terreno che aveva, al contrario, rovinato in vita la reputazione e in morte la memoria del suo maestro Marcial Maciel.

    Probabilmente, però, quella ipoteca, collegata proprio ai clamorosi crimini di cui era stato accusato il fondatore, continuava a produrre un riflesso sulle vicende della vita di don Cavallé. Ed ecco perchè forse, nel periodo di Pasqua 2010 l’avvocato Michele Santonastaso, che al tempo assisteva padre Miguel, prima di entrare in carcere con l’accusa di essere in pratica un camorrista, chiamò alcune persone legate al Villaggio, perchè fornissero informazioni ed ausilio alle sue indagini difensive. Le domande, in linea di massima, sempre le stesse. “Hai mai visto padre Miguel appartarsi con qualche ragazzo, ecc, ecc?”.

    Non si è mai saputo se questa indagine dell’avvocato Santonastaso fosse finalizzata a dare corpo ad un fascicolo difensivo nell’ambito di un’inchiesta della magistratura civile o se il fascicolo servisse all’interno di un procedimento canonico da parte della Congregazione della Dottrina della Fede.

    L’OUTING DI UN GIOVANE legionario dei Legionari – Il nome non lo facciamo per ovvi motivi. Questa è una storia apparentemente decontestualizzata dal filo logico del racconto di quest’ultima puntata. Nel Villaggio c’è stato un ragazzo di Maddaloni che negli anni ha assunto un rango e un peso dentro all’esplicazione delle attività istituzionali di Regnum Christi, braccio secolare dei Legionari di Cristo. Padre Miguel aveva una grande stima nei confronti di questo valente giovane, al punto da avergli affidato la formazione di decine e decine di ragazzini.

    Un formatore che assisteva gli ospiti imberbi del club giovanile del Regnum Cristi e che aveva anche libero accesso alle stanze private dei padri, con i quali pranzava abitualmente nella cosiddetta saletta vip della mensa.  Il ragazzo ha cominciato a svolgere questa sua attività mentre frequentava la scuola superiore da convittore, all’interno del Villaggio, in cui era entrato in fasce, ad un anno e mezzo di età.

    Subito dopo il diploma, invece di andare via come capita con tutti i convittori, il giovane maddalonese, insieme ad una altro suo coetaneo, rimane ad operare nel Villaggio, a dormire nel Villaggio, inquadrato come collaboratore volontario nell’attività di Regnum Cristi coordinata da Padre Miguel.

    Ai due viene attribuita anche una borsa di studio. Passa un anno, i risultati universitari sono tutt’altro che lusinghieri, ma il giovane in questione ancora una volta non va per la sua strada, ma inizia a lavorare fuori dal Villaggio, pur continuando a vivere all’interno di esso, che, non l’abbiamo fatto mai in questa puntata, ma è sempre giusto ricordarlo, è un ente che vive grazie a finanziamenti pubblici.

    Improvvisamente, il giovane parte. Manco a dirlo, destinazione Messico, cioè verso la patria di Maciel e verso il luogo che ancora oggi rappresenta il centro direzionale delle attività dei Legionari di Cristo.

    In pochi capiscono il motivo di questa decisione drastica. Qualche tempo dopo, sul suo profilo facebook (sfidiamo, se volete smentire fate con comodo, sempre là dove c’è scritto la legge è uguale per tutti, vi aspettiamo), il ragazzo, ora cresciuto, fa outing e dichiara orgogliosamente di essere gay e di voler vivere, aggiungiamo noi, come è giusto che sia, con la sua sessualità.

    L’APPENDICE DI DOMANI – Come ogni buon libro che si rispetti, anche questa lunga inchiesta giornalistica, che potrebbe diventare presto un libro, ha una sua appendice. Uno, forse 2, forse 3 video, in cui si vede quale fosse l’attività di padre Miguel, dei Legionari di Cristo, nelle ore serali o notturne, all’interno dei loro appartamenti. Mo’ uno può dire, cavoli loro. Come ti permetti di sbirciare dal buco della serratura. Cavoli loro fino ad un certo punto. La congregazione dei Legionari di Cristo come molte altre congregazioni e forse più di altre congregazioni si fonda su norme molto restrittive e rigide, soprattutto per quel che concerne l’attività di raccoglimento, di riflessione e di preghiera che deve imporre ai confratelli un atteggiamento che rasenta quello dei frati di clausura.

    Queste regole, giusto per farvi un esempio, imporrebbero ai legionari la visione di un film e di un evento sportivo al mese. Difficile conciliare queste regole con un abbonamento full di Sky come quello di cui padre Miguel usufruisce. Difficile conciliare la regola che impone ai legionari di andare a dormire alle 10 di sera subito dopo le preghiere con quello che vedrete nel video e nelle foto durante la giornata di domani.

    Il tutto sarà completato da un bellissimo intervento, scritto dall’ex sindaco di Maddaloni, Franco D’Angelo a commento della nona puntata di questa inchiesta.

    Franco D’Angelo, ex sindaco di Maddaloni e nipote di don Salvatore D’Angelo, fondatore del Villaggio dei Ragazzi.

    Gianluigi Guarino

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 14 novembre 2013 ALLE ORE 20:31