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    L’oro della camorra / Chiesta la confisca definitiva del tesoro della famiglia Passarelli


      Oggi, mercoledì, la requisitoria del pm Sandro D’Alessio sui beni sequestrati agli eredi dell’uomo che per anni è stato la punta di diamante della camorra economica di questa provincia e che morì in circostanze misteriose, cadendo da un terrazzo a Villa Literno, nel 2004 CASAL DI PRINCIPE - “Dante Passarelli era un imprenditore organico […]

     

    Nelle foto, Dante Passarelli e i suoi figli

    Oggi, mercoledì, la requisitoria del pm Sandro D’Alessio sui beni sequestrati agli eredi dell’uomo che per anni è stato la punta di diamante della camorra economica di questa provincia e che morì in circostanze misteriose, cadendo da un terrazzo a Villa Literno, nel 2004

    CASAL DI PRINCIPE -Dante Passarelli era un imprenditore organico al clan dei Casalesi, cambiava assegni, si intestava beni e vinceva appalti grazie alla forza intimidatrice della camorra“. Cosi’, il pm Sandro D’Alessio nella requisitoria finale del procedimento che riguarda la misura di prevenzione patrimoniale a carico degli eredi dell’imprenditore Passarelli, considerato fedelissimo al clan.

    L’uomo nel novembre 2004 mori’ cadendo da un terrazzo di un appartamento di Villa Literno in circostanze ancora oscure. Tra i beni da confiscare, anche una azienda agricola che era della Cirio.

    Il pm ha chiesto ai giudici della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al termine della requisitoria, la confisca definitiva di beni sequestrati nel 2010: quote societarie, terreni e appartamenti degli eredi Biagio, Davide, Gianluca e Franco (quest’ultimo in carcere) del valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Tra i beni c’e’ anche un terzo dei 220 ettari a Santa Maria La Fossa che l’azienda Cirio utilizzava fino agli anni ’80 per coltivare pomodori. Quel terreno era stato venduto all’imprenditore Passarelli, nel Casertano, e comprato per gli inquirenti con risorse provenienti dalla famiglia Schiavone e Bidognetti. Quando il 15 gennaio del 2010 la sentenza Spartacus I e’ diventata definitiva, i due terzi de “La Balzana” (cosi’ e’ denominata la localita’ dove si trova il terreno e l’azienda agricola poi su quello sorta) sono stati confiscati e sono di proprieta’ dello Stato, anche se ancora inutilizzati. Sono 30, invece, gli appartamenti di cui D’Alessio ha chiesto la confisca definitiva e si trovano in via Aldo Moro a Santa Maria Capua Vetere. Altri 30, intestati alla societa’ Immobiliare Bellavista, sono situati a Castelvolturno, mentre i terreni si trovano a Lusciano e a Cancello Arnone.

    La pericolosita’ sociale del soggetto – spiega D’Alessio – la si desume dalle diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Dario De Simone, Raffaele Ferrara e Metello Di Bona. Anche il boss Augusto La Torre, nel periodo in cui si ribella agli Schiavone, decide di fare un attentato a Passarelli. Le circostanze, poi, della morte di Dante Passarelli hanno ancora dei punti non chiariti. L’uomo mori’ dopo la requisitoria finale del pm Cafiero De Raho del processo Spartacus e pochi mesi prima della sentenza di primo grado“. I giudici della sezione Misure di Prevenzione, presidente Raffaello Magi, a latere Paola Lombardi e Roberta Attena, nella prossima udienza prevista per il 31 ottobre, ascolteranno gli avvocati difensori.

    PUBBLICATO IL: 3 ottobre 2012 ALLE ORE 20:29