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    L’OPINIONE DELL’AVVOCATO CRISILEO – Giusta la decisione della Consulta di cancellare l’equiparazione tra lo spaccio di droghe pesanti e quello di droghe leggere. Ecco cosa cambierà


      L’intervento del noto penalista sammaritano su uno dei temi che più ha fatto discutere nei giorni scorsi. Nella camera di consiglio del 12 febbraio 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale degli artt. 4 bis e 4 ter del D.L. n. 272/2005, come convertito, con modificazioni, dall’art. 1 Legge 49/2006, per violazione […]

     

    L’intervento del noto penalista sammaritano su uno dei temi che più ha fatto discutere nei giorni scorsi.

    Nella camera di consiglio del 12 febbraio 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale degli artt. 4 bis e 4 ter del D.L. n. 272/2005, come convertito, con modificazioni, dall’art. 1 Legge 49/2006, per violazione dell’art. 77, secondo comma, della Costituzione, meglio nota come legge “Fini – Giovanardi”.

    In tale quadro sono state eliminate le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli artt. 73, 13 e 14 del D.P.R. n. 309/90, Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti.

    In buona sostanza, ricapitolando e in breve, con la decisione, cui ora abbiamo fatto cenno, si ritorna alla decisione precedente, cioè alla Legge n. 162/1990 ( Legge Iervolino – Vassalli), così come, a sua volta, era stata modificata dal referendum del 1993, che prevedeva pene più basse per l’uso e lo spaccio di droghe leggere.

    Di conseguenza – a mio avviso e, giustamente – è stata così cancellata la norma con cui si erano parificate, ai fine dell’applicazione della pena, droghe pesanti e droghe leggere.

    Infatti con la legge Fini – Giovanardi era stato previsto un fortissimo aumento di pena, con una forbice che andava dai 6 anni ai 20 anni di reclusione, aggiunta ad una multa che andava da 26 mila euro fino a 260 mila euro, per chi spacciava sostanza stupefacente del tipo hascish.

    Oggi, dopo questa importante decisione della Corte Costituzionale, per questo tipo di reato, la pena da irrogare ritorna nel raggio precedente e cioè la forbice prevista va dai 2 anni di reclusione ed arriva, nel massimo, a sei anni.

    Ciò detto, dobbiamo anche evidenziare che questo importante giudizio della Corte Costituzionale produce effetti immediati su circa diecimila detenuti, condannati in via definitiva, perché gli arrestati, per reati concernenti le sostanze stupefacenti, statisticamente parlando, superano il 35% dei detenuti.

    Ebbene, costoro potranno chiedere, tramite lo strumento dell’incidente di esecuzione, al Giudice di Esecuzione ( della pena in corso), la rideterminazione della (stessa)pena, che stanno espiando.

    Effetti di questa decisiva e ferma pronuncia costituzionale – che tanto sta facendo discutere, non solo gli operatori del diritto, ma anche chi addetto ai lavori, non lo è – si farà sentire, molto presto, anche sui processi penali in corso i cui termini prescrizionali, saranno decisamente più brevi, così come è naturale che sia.

    Come sappiamo, in conclusione, la Corte Costituzionale è un organo, appunto costituzionale, dotato di speciali competenze, definito anche “ Giudice delle Leggi”, perché in grado di accertare la illegittimità delle scelte operate dal legislatore ordinario.

    Al di là dei vari commenti bipartisan, che leggiamo su vari articoli di stampa e su siti informatici accreditati, noi vediamo, in modo estremamente positivo, questa pronuncia della Consulta ( pronuncia che tutti dobbiamo rispettare!) in quanto non solo ci avvicina sempre di più all’Europa ed alle legislazioni degli Stati dell’Unione, ma si ispira ad un basilare principio di proporzionalità e di equità della pena, che rappresenta una garanzia importante e fondamentale per uno stato democratico, qual è il nostro.

    PUBBLICATO IL: 15 febbraio 2014 ALLE ORE 16:32