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    L’ODISSEA DI ANTONIO MONACO – Infartuato, gli danno un farmaco scaduto: la lenta agonia di un detenuto 46enne di S.MARIA C.V.


     E’ scattata una inchiesta del DAP. La moglie scrive al governo: “Morirà di carcere”  SANTA MARIA CAPUA VETERE – Somministrano un medicinale scaduto, il Nicetile, ad un detenuto del carcere di Secondigliano, che adesso è ricoverato nel Centro Diagnostico Terapeutico. Antonio Monaco di Santa Maria Capua Vetere è stato colpito in carcere da infarto, angioplastica e paralisi […]

    La famiglia Monaco

     E’ scattata una inchiesta del DAP. La moglie scrive al governo: “Morirà di carcere” 

    SANTA MARIA CAPUA VETERE – Somministrano un medicinale scaduto, il Nicetile, ad un detenuto del carcere di Secondigliano, che adesso è ricoverato nel Centro Diagnostico Terapeutico.

    Antonio Monaco di Santa Maria Capua Vetere è stato colpito in carcere da infarto, angioplastica e paralisi agli arti: è grave, ma nonostant eil parere dei medici i giudici si ostinano a negargli gli arresti domiciliari. La moglie ha interessato con una supplica il Presidente della Repubblica, il Ministro della Giustizia, Marco Pannella e il Vescovo di Capua. Chiesto, inoltre, l’intervento del Garante dei detenuti  Tocco,  del responsabile del “Carcere Impossibile” e della Commissione per i detenuti della Camera Penale  di S. Maria C.V. di cui è presidente l’avvocato Nicola Garofalo.

    E’ in corso una inchiesta,  per accertare,  se la bustina di “Nicetile”, scaduta e somministrata al detenuto Antonio Monaco, 47enne, da S. Maria C.V, sposato con Italia Farina, con due figli minori, ha determinato l’aggravamento delle sue patologie, rendendolo semi-paralitico e riducendolo in fin di vita.

    Ma veniamo a Monaco. Arrestato nel 2010, per espiazione di pena, per concorso in 416 bis, dovendo scontare una residuale pena  era stato posto agli arresti domiciliari in clinica ( 15 Giugno 2011)  per il suo precario stato di salute. A luglio 2011 ottiene gli arresti con una prescrizione per “inizio cura” domiciliare. Ma a novembre del 2011,  viene inseguito da un’altra ordinanza di custodia cautelare ( il suo difensore sostiene trattasi di bis in idem ) e ristretto   a Salerno presso il carcere di Fuorni.

    Nel giugno del 2012,  un CTU del Tribunale di Sorveglianza il  Dr. Vincenzo Paludi, gli diagnostica una grave patologia e ne chiede il ricovero presso il centro medico di Secondigliano. Il 26 gennaio del 2013 al Monaco  viene diagnosticato un infarto e una angioplastica. Ad agosto accusa problemi di deambulazione ( quasi una paralisi agli arti inferiori ) il tutto accertato  attraverso una risonanza magnetica. Per questo il 3 settembre gli  viene prescritto una cura a base di “Nicetile” e gli vengono somministrate bustine scadute. Di qui il suo aggravamento.

    La moglie –allarmatissima – invoca la concessione degli arresti domiciliari anche perché presso il centro dove è ricoverato non è sottoposto ad alcuna terapia, se non quella della detenzione ospedaliera.

    Ecco la missiva: “Gentile Ministro Le scrivo per informarla che a mio marito Monaco Antonio 22/09/1966, detenuto presso il Centro Diagnostico Terapeutico di Secondigliano, affetto da molteplici patologie, hanno somministrato medicinale scaduto. In data 03/09/2013 l’ortopedico gli ha prescritto NICETILE 500 mg, ma le bustine che mio marito ha preso avevano scadenza 08/2013. Il Dirigente Sanitario scrisse al Gip Rovida e alla Xll sezione del Riesame, in risposta alla compatibilità con il regime: “Le condizioni cliniche attuali appaiono discrete ma per le pluripatologie non possono escludersi eventi acuti cardiovascolari e non anche a esito infausto. Allo stato attuale, le condizioni cliniche appaiono compatibili con regime carcerario”. Cioè mio marito può morire da un momento ad un altro ma è COMPATIBILE. l Giudici asseriscono che mio marito è monitorato… non è affatto vero. Sig. Ministro, somministrare farmaci scaduti è monitoraggio??? Mio marito si trovava agli arresti domiciliari per incompatibilità al regime carcerario, non ha mai mancato a questa misura alternativa, era a casa a curarsi; ma è stato ristretto per un nuovo ordine di custodia cautelare e in questa ultima detenzione la sua situazione di salute si è aggravata: ha avuto un infarto, ha delle placche in entrambe le gambe, la retinopatia si è aggravata e nel mese di agosto è stato immobile sulla sedia a rotelle per un dolore fortissimo che gli impediva di camminare… solo dopo circa un mese ha avuto la visita ortopedica. Ministro sto qui a chiederle di fare qualcosa affinchè mio marito non MUOIA DI CARCERE. Tutti hanno diritto ad essere curati… La pena dì morte in Italia non esiste, ma spesso ì detenuti sono CONDANNATI A MORTE. Faccia qualcosa prima che ciò accada.  La ringrazio già da ora per quello che farà Allego in copia: la lettera che mio marito ha scritto al Garante dei diritti del detenuto; la prescrizione medica del farmaco NICETILE; la bustina recante la data di scadenza”.

     

    PUBBLICATO IL: 25 novembre 2013 ALLE ORE 8:24