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    L’INCHIESTA DI CASERTACE – ASL, CAMORRA, APPALTI – Microspie, intercettazioni telefoniche, segnali Gps, telecamere, blitz: ecco come la Dda ha monitorato e “incastrato” i 13 indagati


      Abbiamo effettuato uno studio sui sofisticatissimi strumenti utilizzati dagli inquirenti per supportare l’ordinanza del Gip Iaselli. Ecco alcuni segreti   di Massimiliano Ive   CASERTA - Dalla lettura dell’ordinanza del Gip, Isabella Iaselli, dispositivo emesso dal tribunale di Napoli, su richiesta della Dda, a carico di 13 indagati per lo scandalo Asl – Camorra […]

    Nella foto, in alto, da sinistra, Luce, Polverino e Bottino. In basso, invece, Angelo e Roberto Grillo e Gasparin

     

    Abbiamo effettuato uno studio sui sofisticatissimi strumenti utilizzati dagli inquirenti per supportare l’ordinanza del Gip Iaselli. Ecco alcuni segreti

     

    di Massimiliano Ive

     

    CASERTA - Dalla lettura dell’ordinanza del Gip, Isabella Iaselli, dispositivo emesso dal tribunale di Napoli, su richiesta della Dda, a carico di 13 indagati per lo scandalo Asl – Camorra – politica – Appalti, si può ben comprendere quale lavoro investigativo sussiste dietro una corposa inchiesta che ha fatto tremare tutto il mondo politico casertano e non solo.

    La Dda nelle sue indagini si è avvalsa, in questo caso di strumenti sofisticatissimi che hanno consentito di ricostruire una vicenda nei suoi mini particolari.

    L’ordinanza del Gip Iaselli è ricolma di riferimenti riguardanti le intercettazioni ambientali e telefoniche (sia su rete fissa, che su quella mobile).

    Ogni protagonista di questa incredibile storia di camorra, appalti e colletti bianchi Asl, è stato più volte ascoltato, analizzato e confrontato con le notizie e le esternazioni rese dai collaboratori di giustizia.

    E’ impressionante la capacità investigativa, nonchè il coacervo di  potenzialità tecnologiche messe a disposizione dell’autorità giudiziaria per scavare e ricercare nei più profondi abissi, i segreti dei clan.

    Oltre alla semplice intercettazione telefonica, che viene autorizzata dal Giudice per le indagini Preliminari su richiesta del Pm della procura della Repubblica di pertinenza, quando vi sono i gravi indizi di reato e l’assoluta indispensabilità dell’intercettazione previsti per i delitti delineati dall’art. 266 e alle condizioni dell’art. 103 comma 5°, sussiste anche una complessa tecnologia che consente agli inquirenti di divenire degli autentici 007.

    L’intercettazione telefonica, in tale caso viene richiesta agli operatori telefonici, che sono obbligati ad adempiere alle richieste dell’Autorità Giudiziaria tramite le proprie strutture tecnologiche ed organizzative. Le linee telefoniche obiettivo dell’indagine vengono duplicate, in maniera completamente trasparente all’utilizzatore, verso il Centro Intercettazioni Telefoniche (CIT) della procura della Repubblica da cui è partita la richiesta. Le registrazioni vengono normalmente protette con sistemi di cifratura.

    Ma c’è di più…

    C’è la cosiddetta intercettazione ambientale, che nel caso dello scandalo Asl di Caserta è stata utilizzata per scoprire l’intricato disegno criminale che ruotava attorno al mondo della politica e dell’imprenditoria locale. Gli uffici Asl (soprattutto quello di Paolo Menduni), e le auto di alcuni protagonisti di questa vicenda, quali Gasparin e Grillo, sono state monitorate con svariati e sofisticatissimi sistemi di registrazione vocale.

    Non sappiamo di quali dispositivi tecnici è dotata la Dda di Napoli; fatto sta che le più moderne microspie per le intercettazioni ambientali consentono anche di registrare rumori e suoni, nel raggio di diffusione garantito dal microfono spia. Sempre la microspia, poi può trasmettere il segnale o ad un cellulare spia posto a 10 metri di distanza o addirittura, ad un centro ricettore che si trova lontano dal luogo del colloquio captato anche alcuni chilometri , consentendo agli inquirenti di ascoltare dialoghi e commenti stando seduti comodamente in centrale.

    Vediamo alcuni esempi:

    Una microspia GSM consente, attraverso una semplice telefonata, di ascoltare tutto ciò che avviene nell’ambiente in cui è occultata.
    La microspia ambientale GSM possiede una copertura di rete illimitata, può essere controllata da qualsiasi parte del mondo consentendo quindi alla vittima, e a chi ascolta, di trovarsi anche a migliaia di chilometri di distanza tra loro, con una qualità audio eccellente e catturando, grazie al microfono ultrasensibile, le conversazioni e i rumori di fondo. (vedi il caso di Gasparin che parla con l’albanese fuori casa, nel mentre si sente scarellare la pistola).

    Poi ci sono le microspie ambientali radio analogiche o cimici spia consistenti in un piccolo microfono spia, collegato ad un micro trasmettitore radio che raccoglie i segnali audio intorno a sé e li trasmette verso un ricevitore radio posizionato ad una distanza che, a seconda della potenza del microtrasmettitore presente all’interno della microspia, può lanciare il segnale anche a distanza di chilometri.

    Poi ci sono anche le microspie UMTS audio e video, che consentono di elaborare immagini.

    L’inchiesta della Dda di Napoli, comunque non è stata solo caratterizzata da intercettazioni telefoniche e ambientali, ma gli inquirenti, una volta registrata una conversazione seguivano e controllavano gli indagati nei loro spostamenti anche con i dispositivi GPS satellitari montati nelle loro auto di lusso. I dati del satellite, poi sono stati confrontati con le immagini video delle telecamere private o con i dispositivi video dei vigili urbani presenti lungo le carreggiate delle città di alcuni degli indagati.

    Proprio uno spostamento in auto di Angelo Grillo fu ripreso dalle telecamere in dotazione della Polizia Municipale e nel contempo si controllo’ ciò che in quell’istante diceva al telefono, verificando la sua posizione con il Gps satellitare.

    Il contenuto di tutte queste informazioni, poi veniva rielaborato dalla Dda di Napoli che conseguentemente, mediante l’incrocio di informazioni rese dai pentiti, con le notizie criminis di precedenti inchieste sul clan dei Casalesi e su quello dei Belforte, nonchè dal confronto degli articoli di giornale; dei dati acquisiti dai documenti prelevati presso l’Asl dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri con quelli ottenuti da veri e propri “appostamenti” delle forze dell’ordine,  è riuscita a descrivere minuziosamente e con dovizia di particolari l’intera vicenda.

    La tecnologia, come si suol dire, ha reso anch’essa giustizia.

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 16 novembre 2013 ALLE ORE 22:07