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    LE ESTORSIONI CON I NEOMELODICI / Il clan imponeva biglietti di 70 euro ai locali per le esibizioni dei cantanti. Racket sulle feste patronali targato De Biase e Falcone e a S. Maria C.V. Bellagiò


      Dall’operazione di Dda e Carabinieri emergono nuovi particolari sul meccanismo attraverso cui i casalesi di Nicola Schiavone imponevano questi pseudo artisti. A palchi, luminarie e altri addobbi pensavano gli uomini del figlio di Sandokan che facevano riferimento all’agenzia di spettacoli di Aversa Aversa – Erano numerose le reti televisive locali messe sotto estorsione dal […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Gaetano De Biase, Pietro falcone e Sonia Del gaudio

    Dall’operazione di Dda e Carabinieri emergono nuovi particolari sul meccanismo attraverso cui i casalesi di Nicola Schiavone imponevano questi pseudo artisti. A palchi, luminarie e altri addobbi pensavano gli uomini del figlio di Sandokan che facevano riferimento all’agenzia di spettacoli di Aversa

    Aversa – Erano numerose le reti televisive locali messe sotto estorsione dal gruppo facente capo a Nicola Schiavone. Ai gestori – raccontano i collaboratori di giustizia – veniva imposto in cambio di un modesto rimborso spese di far apparire il video dei cantanti neomelodici nonche’ la pubblicita’ di numerosi esercizi commerciali, spesso di proprieta’ di parenti degli affiliati, come e’ avvenuto per una cornetteria gestita della moglie dello stesso Laiso. Ai proprietari dei ristoranti invece, in occasione delle principali feste, come quella della donna e della mamma, San Valentino, la Pasqua, il Natale, dopo l’imposizione della scritturazione dei cantanti, venivano consegnati solitamente 4-5 blocchetti contenenti ciascuno circa 100 biglietti per il concerto, il cui costo poteva aggirarsi anche sui 60 euro; si trattava di una forma mascherata di estorsione, visto che il ristoratore pagava l’intero importo dei tagliandi anche se non li rivendeva tutti. L’incasso delle serate, confermano i pentiti, finiva poi direttamente nella casse del clan. Anche altri gruppi alleati dei Casalesi, come i Del Gaudio di Santa Maria Capua Vetere, partecipavano all’attivita’ illecita imponendo i propri cantanti, tra cui un nipote di un boss. Ai cantanti venivano invece versati dal proprio manager o dall’agenzia controllata dal capo del gruppo De Biase il 30% dell’importo pagato per la prestazione. In occasione delle feste patronali, il gruppo imponeva al comitato organizzatore le ditte che montavano i palchi, le luci, gli addobbi, che a loro volta versavano al clan una percentuale dei guadagni, tra i 2-3mila euro a festa. I comitati organizzatori erano costretti a rivolgersi a De Biase e a Falcone, ovvero all’agenzia a loro riconducibile con sede ad Aversa, altrimenti, raccontano i pentiti tra cui Nicola Cangiano, sarebbero stati messi nelle condizioni di non fare la festa.

    PUBBLICATO IL: 1 dicembre 2012 ALLE ORE 16:45