Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    L’alleanza tra gli Schiavone e i Riina per il controllo del mercati ortofrutticoli, incardinato il processo in Appello


      Stamane, venerdì, è stata avviata la procedura. Il 18 ottobre le sentenze NAPOLI  - E’ stato incardinato stamane, venerdì, in Corte di Appello, il procedimento giudiziario che poco più di un anno fa vide coinvolte oltre 30 imputati nel famoso processo sulla gestione, mediante un sodalizio criminale tra i Casalesi della frangia Schiavone e gli […]

    Nelle foto, da sinistra, Nicola Schiavone e Gaetano Riina

     

    Stamane, venerdì, è stata avviata la procedura. Il 18 ottobre le sentenze

    NAPOLI  - E’ stato incardinato stamane, venerdì, in Corte di Appello, il procedimento giudiziario che poco più di un anno fa vide coinvolte oltre 30 imputati nel famoso processo sulla gestione, mediante un sodalizio criminale tra i Casalesi della frangia Schiavone e gli adepti della Mafia rimasti fedeli a Riina, dei mercati ortofrutticoli di Giugliano ed in particolare modo di quello di Fondi.

    Attraverso i fratelli Sfraga, infatti, considerati referenti imprenditoriali delle famiglie mafiose Riina e Messina Denaro, Costantino Pagano (titolare della ditta di trasporti “La Paganese” riconducibile però a Nicola Schiavone, e quindi ai Casalesi) intendeva acquisire il controllo esclusivo dei trasporti da e per la Sicilia occidentale offrendo in cambio un accesso privilegiato sui mercati campani e su quello particolarmente cospicuo di Fondi, tra i più grandi d’Europa. A rivelarlo fu il pentito Gianluca Costa, uomo di fiducia e dipendente di Pagano. Un accordo che prevedeva l’estromissione degli altri vettori campani, compresi quelli contigui al clan Mallardo di Giugliano in Campania, come il gruppo “Panico”.

    L’offerta – sempre secondo le tesi supportate all’epoca dalla Procura, venne formalizzata nel corso di un incontro in Sicilia al quale presero parte Costatino Pagano, i fratelli Sfraga, Gaetano Riina, fratello di Salvatore,”capo dei capi” di Cosa Nostra, e Carmelo Gagliano, titolare di una ditta di trasporti di Marsala (Trapani). I rapporti tra la ditta ”La Paganese” – e quindi i Casalesi – e Gaetano Riina sono confermati dalle intercettazioni ambientali effettuate durante le indagini negli uffici della societa’ che evidenziarono, in una circostanza, la presenza della figlia di Gaetano Riina. L’imponente flotta di autoarticolati, costituita da centinaia di automezzi, era anche al servizio di altre attivita’ dei Casalesi, come il traffico di armi: un micidiale arsenale, costituito da mitra AK 47 Kalashnikov, mitragliatori pesanti Breda, lanciarazzi e migliaia di munizioni, fu sequestrato dalla Squadra Mobile di Caserta nel luglio 2006. Un acquisto commissionato da Costantino Pagano per conto del gruppo ”Del Vecchio” degli Schiavone. Secondo le indagini, le armi furono importate dalla Bosnia grazie alla complicita’ di militari che vi prestavano servizio nel corso delle missioni di pace effettuate dopo il conflitto nell’ex Yugoslavia, utilizzando per il trasporto i loro mezzi di servizio.

    Adesso si attende il verdetto della Corte di Appello di Napoli previsto per il prossimo 18 ottobre.

    PUBBLICATO IL: 14 giugno 2013 ALLE ORE 17:27