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    LA NOTA – 7mila suicidi in carcere in dodici anni. Solo un’amnistia o un indulto possono risolvere una emergenza di cui l’Italia dovrebbe vergognarsi


                                                                                                        Intervento dell’avvocato Raffaele Gaetano Crisileo. Sovraffollamento […]

                                                                                                      

    Nella foto l’avvocato Raffaele Gaetano Crisileo

     Intervento dell’avvocato Raffaele Gaetano Crisileo. Sovraffollamento delle carceri ma non solo. Come invoca il Presidente dell Repubblica Napolitano, si tratterebbe di provvedimenti in grado di alleggerire, finalmente, lo spaventoso carico che ormai schiaccia tutti tribunali italiani

     

    In Italia la situazione carceraria continua ad essere  un’emergenza che bisogna risolvere con  urgenza massima.

    Riteniamo sinceramente che il recente Decreto Legge n.78 del 1 luglio 2013 “ Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena” non sia sufficiente per fronteggiare questa emergenza.

    I problemi della popolazione carceraria continuano ad essere seri e drammatici :  dall’edilizia carceraria, istituti  spesso obsoleti, a quello del sovraffollamento ( i carceri ospitano il doppio dei detenuti rispetto alla loro capacità), a quello ancora dei suicidi dei carcerati ( il  numero di coloro che si tolgono la vita è in netto aumento).

    Secondo una recente statistica un detenuto su dieci tenta il suicidio) .

    L’anno 2012 è stato definito dagli addetti ai lavori un  “ annus orribilis “ per il sistema penitenziario italiano in quanto sono stati registrati “ 170 morti, 60 suicidi e 67 mila detenuti per soli 47 mila posti”, così come  si legge su un’autorevole rivista specializzata nel settore,

    Su un autorevole quotidiano a tiratura nazionale viene riportato un dato che fa rabbrividire :  “ Allarme suicidi nelle carceri italiane : settemila vittime in dodici anni “.

    Una nazione civile, come l’Italia, non può tollerare una situazione del genere, inizialmente eccezionale  oramai  diventata  ordinaria né  può dimenticare che la pena  ha la funzione primaria rieducativa; funzione  che oramai si è persa di vista !

    E non solo !  Le condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo devono essere un monito per noi per dare una svolta al problema.

    Ed allora cosa suggerire di nuovo per una risoluzione del problema ?

    Serve un atto decisivo bipartisan, da parte delle forze politiche, come più volte suggerito dal Capo dello Stato che ha parlato di amnistia, senza mezzi termini.

    Ed allora perché  non ascoltare quella voce così alta e non raccogliere quella significativa e pregnante raccomandazione ?

    Un ’amnistia (l’ultima è del 24 ottobre 1989 !!!)  ed un  condono ( l’ultimo è del 2006!!), oppure solo un  condono, almeno  per alcune tipologie di reati, potrebbero essere la chiave di svolta per la risoluzione dell’emergenza carceraria.

    Ciò certamente favorirebbero  lo svuotamento della attuale popolazione carceraria   e consentirebbe ai Giudici, che quotidianamente si trova un enorme ruolo di processi da trattare, molti dei quali non più attuali, a concentrare la loro attenzione sulle situazioni di allarme sociale.

    Ogni giorno, nella mia attività professionale di penalista, registro  testimonianze di detenuti che soffrono, le cui voci, anche se appartengono a persone “sconfitte”, meritano una risposta la loro la dignità di “persona” non può essere calpestata, perché l’uomo è innanzitutto persona e non individuo ( come ci insegnò, per primo, nella storia   Severino Boenzio).

    Ed allora qualcosa  di nuovo  si deve muovere nella direzione giusta !

    Devono ripartire nuove interrogazioni parlamentari e il Ministro della Giustizia deve recarsi prioritariamente nei vari carceri per rendersi conto innanzitutto di persona della situazione denunziata e del problema del sovraffollamento dei reclusi.

    Vedremo cosa succederà, nella speranza che la risoluzione di questo serio problema abbia la priorità, così come è giusto che sia e che le parti che ci rappresentano in Parlamento non perdano di vista questo problema, consci che il decreto legge appena adottato è ben poca cosa rispetto al cammino che si dovrà fare verso un provvedimento di clemenza più ampio e forte.

                                                          Avv. Raffaele Gaetano Crisileo

    PUBBLICATO IL: 10 luglio 2013 ALLE ORE 13:12