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    LA DOMENICA DI CCE – Nello Albero vittima o carnefice dei fratelli Crisci? I nomi di tutti gli altri indagati della vicenda del bar contemporaneo


    A qualche mese di distanza dai clamorosi arresti proviamo a ricostruire la trama di una vicenda che mostra un volto, sfortunatamente molto incidente nell’economia casertana dell’imprenditoria d’assalto. CASERTA - E’ una sciarada o almeno cosi era persa che fosse questa storia intrigata, adattabile al famoso gioco enigmistico di tutto quello che è capitato dentro e […]

    Nelle foto, il Contemporaneo e i due fratelli Sandro e Gerri Crisci

    A qualche mese di distanza dai clamorosi arresti proviamo a ricostruire la trama di una vicenda che mostra un volto, sfortunatamente molto incidente nell’economia casertana dell’imprenditoria d’assalto.

    CASERTA - E’ una sciarada o almeno cosi era persa che fosse questa storia intrigata, adattabile al famoso gioco enigmistico di tutto quello che è capitato dentro e attorno alla galleria commerciale di via Mazzini, fino ai clamorosi arresti dei fratelli Crisci, accusati di reati non certo leggeri, ma di avere in sostanza distratto i beni della società del bar Contemporaneo che dovevano essere oggetto di rivalsa dei creditori. Una sciarada solo apparente perché qualche dubbio sul nome del noto commerciante casertano Nello Albero, quale prefisso unito a quello di Crisci, per formare un tutt’uno affaristico comincia a balenare  conoscendo altri particolari della vicenda.

    Noi di Casertace non abbiamo mai espresso il punto di vista di Albero, famiglia di imprenditori che certo non ci entusiasma, ma che ha ben diritto come tutti ad esprimere la sua su una vicenda che ha portato la stesso Nello Albero ad essere indagato.

    Facciamo  un po’ di ordine cronologico, Come nella maggior porte delle cose in cui girano quattrini a Caserta non manca in questa narrazione la fiugra del dirigente Carmine Sorbo. Nello Albero sostiene che tutti i suoi guai siano cominciati quando il comune di Caserta e il settore diretto da Sorbo non costruirono un elemento essenziale per rendere commerciale, dunque vendibile, la galleria che Albero aveva avuto in concessione dallo stesso comune: mancava la cabina elettrica.

    Albero la costrui privatamente ma oggi è pronto a dimostrare che quel ritardo gli fece subire almeno 5 rescissioni di contratti già firmati per l’affitto dei vari negozi. Contratti da circa 50 mila euro all’anno l’uno. Da qui la difficoltà a pagare i danni al comune rispetto al quale Albero però non si è mai costituito in giudizio per rivendicare il danno subito.

    Seconda parte della storia. Albero con la sua società Interculturale S.r.l, forse consapevole del “bagno” preso con gli altri locali della galleria, acquista attraverso il metodo della cessione del ramo d’azienda, un pezzo della società che esercita le’attività che si svolgono all’interno del bar contemporaneo.

    Albero dice di essersi fidato e di non aver voluto guardare il bilancio e i documenti contabili prima di fare l’operazione. Situazione piuttosto strana per un imprenditore di lungo corso come lui. Fatto sta che questi libri contabili girano da tutte le parti, ma non riposano nell’unico posto in cui dovrebbero stare, cioè dal commercialista ufficiale della società dei Crisci brothers.

    I finanziieri li trovano nello studio di un noto commercialista casertano, il suo nome è Giuseppe Baldi che non aveva alcuna delega per custodire e verificare i documenti contabili. Baldi, non a caso, dopo il ritrovamento dei finanzieri finisce pure lui nel registro degli indagati. Ad Albero, evidentemente, non era basta la consulenza del suo commercialista, l’esperto Franco Colacino.

    Ora a Nello Albero non resta altro da fare che difendersi in sede giudiziaria e poi di scegliere: paga i debiti di centinaia di migliaia di euro contratti con la città di Caserta per non aver quasi mai pagato i canoni al comune, oppure, dà mandato a qualche avvocato per costituirsi conto il comune per i danni subiti dalla mancata costruzione della cabina elettrica.

    Da metà settembre in poi questa storia procederà nel suo iter giudiziario. Tra gli indagati risulta anche la moglie  di Gerry Crisci, Paola Masotti, una vera martire del marito, in senso figurato ovviamente, a quanto ci dicono. Iscritto nel registro degli indagati anche un altro nome noto di un certo commercio casertano: Mario Disparano che, se non ricordiamo male, era parte dell’operazione risoltasi in un flop del primo tentativo di rivitalizzazione del bar Margherita. Oggi, Disparano, collegato ai crisci, gestisce una yougurteria in una traversa di via Mazzini.

    Ultima figura da citare sempre tra gli indagati è quella di Antonio Iummariello che avrebbe contribuito, secondo l’ipotesi accusatoria, tutta da dimostrare, a spostare, togliere i mobili dal bar contemporaneo sottraendoli alla massa passiva, una circostanza questa che fece decidere a suo tempo alla curatrice fallimentare di segnalare queste anomalie rispetto alle carte, rispetto ai documenti di inventario, a un Pm della procura della Repubblica di S.Maria C.V.

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 4 agosto 2013 ALLE ORE 13:13