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    LA CAMORRA DELL’ORTOFRUTTA A MONDRAGONE, raffica di interrogatori tra Secondigliano e Spoleto


      Tra domani e dopodomani dovranno essere ascoltati dal Gip del tribunale di Napoli i 7 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa e monopolio mafioso nella commercializzazione dei prodotti agricoli MONDRAGONE - Saranno ascoltati, domani, mercoledì, durante l’interrogatorio di garanzia che si svolgerà presso il carcere di Secondigliano di Napoli, […]

     

    Tra domani e dopodomani dovranno essere ascoltati dal Gip del tribunale di Napoli i 7 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa e monopolio mafioso nella commercializzazione dei prodotti agricoli

    MONDRAGONE - Saranno ascoltati, domani, mercoledì, durante l’interrogatorio di garanzia che si svolgerà presso il carcere di Secondigliano di Napoli, Giacomo Fragnoli, Giuseppe Vellucci (detto Bengasino), Antonio Picone (neo collaboratore di giustizia), Michele Sorrentino (alias Eduardo), Eduardo Sorrentino (dei Caccatoni) Pasquale D’Angelo (detto Campsantaro).

    Striamo scrivendo dei 6 membri del gruppo criminale, che tra sabato e domenica sono stati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare  emessa dal Gip del Tribunale di Napoli dott Natale su richiesta del Pm. Dda dott Milita. Tutti  dovranno rispondere di partecipazione ad associazione mafiosa e monopolio mafioso nella commercializzazione dell’orto frutta mediante il trasporto su gomma.

    Emilio Boccolato, il settimo uomo della banda criminale mondragonese, alias Zucculone sarà, invece ascoltato dopodomani, giovedì, nel carcere di Spoleto dove è attualmente detenuto.

    In effetti, gli inquirenti, in base ai vari interrogatori di garanzia intendono individuare ulteriori particolari riguardo un’inchiesta che ha ricostruito comportamenti e  meccanismi economico-criminali che hanno governato, e governano, il settore del trasporto su gomma. Si è compreso, infatti, in particolare, il ruolo di rilievo della Trans Drago e del Consorzio, enti che, secondo l’ipotesi investigativa, mantenevano la finalità di schermo giuridico per garantire il monopolio di zona e i cui referenti agivano con violenza e minaccia nei confronti dei possibili concorrenti, in vista della realizzazione degli interessi della locale organizzazione camorristica.  

    Gli emissari del gruppo camorristico – anche con atti intimidatori e violenti, anche con l’utilizzo di armi – avrebbero operato per impedire che autotrasportatori non autorizzati avessero diretti rapporti commerciali con le locali aziende ortofrutticole. Sempre secondo le tesi della Dda, è stato nel tempo, inoltre, imposto agli autotrasportatori autorizzati a operare un sovrapprezzo, commisurato a singolo “bancale”, da versare all’Agenzia, denaro che veniva dirottato ai capi del gruppo camorristico mondragonese.

    Max Ive

    PUBBLICATO IL: 8 ottobre 2013 ALLE ORE 12:58