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    LA CAMORRA DELLE SALE BINGO – Il presidente dell’Ascom di Frosinone intermediario dei Casalesi


      Si tratta di Vincenzo La Ventura. Ci sono imprenditori insospettabili tra gli indagati. Nel mirino delle Fiamme Gialle un giro di d’affari caratterizzato da acquisto di immobili, gestione delle sale gioco e auto di lusso   FROSINONE - Ufficialmente nullatenenti o quasi, ma non avevano paura di ostentare orologi e auto di lusso. E’ […]

    Nella foto, gli imprenditori Tullio e Renato Grasso

     

    Si tratta di Vincenzo La Ventura. Ci sono imprenditori insospettabili tra gli indagati. Nel mirino delle Fiamme Gialle un giro di d’affari caratterizzato da acquisto di immobili, gestione delle sale gioco e auto di lusso

     

    FROSINONE - Ufficialmente nullatenenti o quasi, ma non avevano paura di ostentare orologi e auto di lusso. E’ da alcuni accertamenti patrimoniali che gli uomini della guardia di Finanza di Frosinone hanno ricostruito l’intreccio tra componenti dell’organizzazione criminale che controllava una rete di sala da gioco e familiari insospettabili che risultavano poi intestatari fittizi di beni, quote societarie e attivita’. Il clan dei Casalesi aveva consolidato i propri affari in provincia di Frosinone e nel basso Lazio anche nel gioco d’azzardo, con sale giochi gestite direttamente o imponendo l’acquisto di slot machine modificate.

    Per infiltrarsi nel territorio si sono affidati a figure insospettabili, come il presidente dell’Ascom di Frosinone Vincenzo La Ventura, che ha avuto un ruolo determinante per incrociare titolari di sale gioco gia’ esistenti ed esponenti della criminalita’ siciliana e calabrese. Grazie anche ai suoi contatti con l’Agenzia delle Entrate, La Ventura forniva un elenco preciso di imprenditori in difficolta’. Proprio le continue frequentazioni di La Ventura con Antonio Padovani, riferimento della mafia di Santapaola, e con Nicola Femia, legato alle ‘ndrine calabresi, hanno insospettito gli inquirenti. Alleanze criminali per gestire gli affari al di la’ dei confini geografici. “La criminalita’ non conosce regole – spiega il procuratore di Napoli Giovanni Colangelose non quelle del profitto e dell’utilita’.

    La capacita’ di questa organizzazione era soprattutto nell’inserirsi in maniera pacifica nel tessuto produttivo, per poi sostituirsi e continuare a gestire con i metodi che sono propri delle attivita’ criminali“. Gli indagati si proponevano anche come “soccorritori” di imprenditori in difficolta’, salvo poi estromettere chi li accettava come soci di capitali. Una societa’ di scommesse, la “Betting 2000” aveva una regolare concessione del ministero delle Finanze, ma i suoi titolari, Tullio e Renato Grasso si erano garantiti il monopolio della distribuzione delle apparecchiature per sale da gioco. I proventi venivano poi reinvestiti soprattutto nel settore immobiliare e in zone diverse. In Emilia Romagna sono stati realizzati complessi residenziali attraverso due imprenditori del settore, Carmine Sola e Antonio Ardente, napoletano il primo, casertano il secondo, ma da anni inseriti nel territorio modenese. Il gioco d’azzardo finanziava anche il commercio delle auto e degli orologi di lusso.

    PUBBLICATO IL: 27 giugno 2013 ALLE ORE 17:08