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    Imprenditori camorristi, geneticamente collusi o solo necessitati: il pm Maresca racconta l’economia casertana targata Zagaria


      Tra le pagine de L’ultimo bunker si coglie il desolante, quanto reale, contesto in cui versa l’economia in terra di camorra. Tutte le imprese, anche quelle insospettabili, pagano il pizzo. E alcune lo fanno per sopravvivere.   Caserta - L’istinto di sopravvivenza porta, in alcuni casi, ad eclissare profondamente la parte più razionale del […]

    Il pm Catello Maresca e l’ex primula rossa Michele Zagaria

     

    Tra le pagine de L’ultimo bunker si coglie il desolante, quanto reale, contesto in cui versa l’economia in terra di camorra. Tutte le imprese, anche quelle insospettabili, pagano il pizzo. E alcune lo fanno per sopravvivere.

     

    Caserta - L’istinto di sopravvivenza porta, in alcuni casi, ad eclissare profondamente la parte più razionale del fare, del porre in essere azioni che, almeno in via teorica, dovrebbero apportare, proprio perché frutto di un pensare e ripensare, un alto profitto. Questo vale nelle relazioni sociali e, anche, forse soprattutto, in quelle economiche. L’istinto e la sopravvivenza, però, possono anche separarsi e ritrovarsi in due mondi, apparentemente opposti, ma parte di uno stesso universo: quello criminale.

    A modo suo, da un punto di vista squisitamente investigativo e con riferimenti alla giurisprudenza specializzata, ne parla il magistrato della DDA, l’uomo che ha catturato Michele Zagaria, Catello Maresca, nel suo libro L’ultimo bunker.

    « Il gioco delle parti» così si intitola il capitoletto in cui cerca di disvelare i meccanismi esterni ed interni che portano un imprenditore in terra di camorra ad avvicinarsi al clan che, in alcuni aspetti, può rivelarsi un finanziatore o un leale collaboratore dell’impresa.

    Il pm antimafia parla di imprenditore con interesse “genetico”, un imprenditore-camorrista, che frequenta quegli ambienti e cerca di ricavarne il massimo profitto, appoggiandosi sul potere, da parte del clan, di imporre ditte a loro vicini per lavori pubblici e grandi appalti. Maresca chiama l’interesse “genetico”, come se fosse parte dell’istinto dell’imprenditore avvicinarsi al mondo criminale: nasce contiguo alla camorra e muore nella camorra.

    La sopravvivenza nella giungla. L’imprenditore con l’interesse funzionale: taglieggiato fino all’esasperazione oppure con rilevantissimi problemi di liquidità per via della crisi che morde tutti.

    Questo genere di persone, agli occhi dei più, appaiono come quella categoria «perbene» di successo, che mai e poi mai potrebbero ritrovarsi nelle acque inquinate dell’economia criminale. Sono i più pericolosi perché insospettabili. Si avvicinano al clan per necessità, per non vedere fallire la propria azienda. Si ritrovano a lavorare per e con il clan, senza mai, però, vedere un lavoro direttamente retribuito.

    Il magistrato parla di «un’apertura di credito», da parte della camorra, nei confronti delle imprese: come se concedessero un vero e proprio mutuo, «dando una mano per combattere la crisi». E l’interesse ha un tasso altissimo.

    Giovanni Vanore

    PUBBLICATO IL: 3 dicembre 2012 ALLE ORE 17:24