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    Il pacco del Governo Monti: ecco come Ornaghi stava scippando la ‘vera’ sovrintendenza alla città di Caserta


    Tutto era pronto. La ‘truffa’ consisteva nel far credere che Caserta avrebbe fatto un’affare ottenendo la sovrintendenza speciale. a quella architettonica, la polpa vera delle ristrutturazioni dei grandi monumenti, di tutti i pareri sull’edilizia, sarebbero stati passati a Napoli, dove oggi comanda il cugino di Cozzolino. Caserta – Il Pdl non l’ha fatto certo apposta, […]

    Raffaella David, Giovanna Petrenga, il ministro Ornaghi

    Tutto era pronto. La ‘truffa’ consisteva nel far credere che Caserta avrebbe fatto un’affare ottenendo la sovrintendenza speciale. a quella architettonica, la polpa vera delle ristrutturazioni dei grandi monumenti, di tutti i pareri sull’edilizia, sarebbero stati passati a Napoli, dove oggi comanda il cugino di Cozzolino.

    Caserta – Il Pdl non l’ha fatto certo apposta, anche perché la manovra si è conosciuta nel tempo postumo del Governo Monti, cioè dopo le sue dimissioni e dopo lo scioglimento delle Camere. Dunque non possiamo dire che la caduta leggermente prematura dell’esecutivo del Prof sia stata determinata dal fatto che andremo a raccontare.

    Un pacco. E stavolta l’espressione non è abusata, non è abusata l’estensione metaforica delle frodi, divenute proverbiali, che per decenni ignari acquirenti hanno subito nelle stradine attorno alla stazione centrale di Napoli, quelle del quartierino Duchesca o nel cuore antico e popolare della città, cioè quello di Forcella.

    A questa abile pratica criminale, fu dedicato anche un famoso film con la regia di Nanni Loy. Pacco e contropacco, con il Governo Monti e il ministro Ornaghi, quello che nell’esecutivo del Prof. convertitosi questi giorni alla politica era il più vicino al Pd e al centrosinistra, nella veste di preparatori della fregatura, che per essere però un vero pacco, deve avere un’accattivante scatola e un ancor più bel fiocco d’ornamento.

    Cosa stava succedendo negli ultimi giorni del governo del Professore: grazie alla distrazione, se non, addirittura, al concorso corrivo, della sovraintendente David, la quale non ha mai legato né con questo territorio né con il suo massimo monumento, stava passando una riforma in apparenza favorevole alle sorti di Caserta. Questa sovraintendenza sarebbe diventata speciale. E con questo status, finalmente, i soldi incassati dalla Reggia, dai turisti che hanno ancora lo stomaco di visitarla, nonostante il modo con cui è trattata (Clicca qui per leggere un nostro servizio), sarebbero rimasti tutti qui a Caserta, dato che oggi, dei due milioni circa introitati annualmente, solo il 15% viene trattenuto per la gestione del monumento, mentre l’altro 85% finisce nelle casse dello Stato.

    Bene, bravi, bis: hai visto Monti? Nonostante la spending review, nonostante le casse vuote dello Stato, ha riconosciuto al monumento casertano e alla sua sovraintedenza quello che questo monumento merita per la sua bellezza, più che per la sua storia.

    Ma la genialità del pacco e del contropacco sta proprio in questo: tu ritieni di aver fatto un grande affare, di aver ottenuto un bene prezioso e utile, con un modesto impegno finanziario, ma paghi questa euforia con una fregatura che ti fulmina, che per poco non ti ammazza con un infarto. Apri il pacco e ci trovi un mattone.

    Abbandoniamo il traslato ed esaminiamo il caso in specie, quello della fregatura consumata ai danni dei casertani. Il riconoscimento dello status di sovrintendenza speciale era accompagnata,infatti, da un altro paio di cosette tutt’altro che irrilevanti. Sostanza ciccia pura, potere reale, una montagna di soldi da orietnare. La nuova sovrintendenza speciale di Caserta avrebbe avuto la competenza solo nella materia storico-artistica, perdendo ogni funzione per quanto riguarda il settore architettonico.

    E hai detto cazzi.. La vera gestione, le vere decisioni che possono incidere sia nell’ambito della conservazione sia in quello della tutela ambientale, sono tutte in questo comparto amministrativo. Facciamo un esempio: la sovrintendenza storico-artistica si occupa della tenuta di un museo, del restauro di un quadro; la sovrintendenza architettonica si occupa della ristrutturazione di un castello, di un palazzo antico, non solo, ma fornisce tutti i pareri che la legge rende obbligatori per fare le cose più disparate, per esempio, costruire un forno per fare pizze in un ristorante che si trova in un’area vincolata.

    E capite bene che un piccolo forno avrebbe rappresentato il disagio di un ristoratore e di un pizzaiolo che invece di recarsi negli uffici di Caserta, sarebbe dovuto andare a Napoli o recarsi in un ufficio decentrato, controllato però da un sovrintendente napoletano, dai suoi uomini e dal suo apparato. Ma il grosso imprenditore danaroso e “ricottaro” che ha l’idea di compiere una grande operazione immobiliare, naturalmente, per carità, aderente alle ragioni della conservazione, sarebbe dovuto andare dal cugino di Cozzolino, Sì, avete letto bene: oggi, il sovrintendete di Napoli che, secondo l’operazione orchestrata dal ministro Ornaghi, avrebbe dovuto assumere il controllo di tutte le competenze, della sovrintendenza ai beni architettonici di Caserta, è il cugino di Andrea Cozzolino, uno che è stato nel ventre della vacca del potere bassoliniano, uno che ha collaborato non poco con la famiglia Cosentino, nella nota vicenda della centrale biomasse di Sparanise, che venne ad inaugurare in pompa magna e della quale Casertace si è occupata in una lunga inchiesta pubblicata a puntate proprio l’anno scorso di questi tempi.

    Ma non finisce qui, perché, la filiera dei pacchi, attraversando il paccotto, termina, nelle menti truffaldine più elaborate, con il contropaccotto. Ordunque, la nuova sovrintendenza speciale di Caserta, svuotata della sua funzione essenziale, cioè quella relativa ai beni architettonici, avrebbe dovuto sovraintendere anche alle sorti, tutt’altro che floride di alcuni musei napoletani, tra cui Villa Pignatelli e il museo di San Martino. Strutture che non incassano nemmeno un cinquantesimo di quello che la Reggia incassa ogni anno. E vai col contropaccotto: i due milioni introitati dai turisti che visitano il monumento vanvitelliano sarebbero serviti alla gestione e alla manutenzione di monumenti che non riescono a badare a sé stessi.

    Stavolta Caserta si è salvata con un colpo di culo. Ma, proiettandoci a quello che potrebbe essere il futuro prossimo, elaborando qualche previsione, purtroppo sensata, su quelli che potranno essere i prossimii parlamentari locali, c’è poco da stare allegri. Non sappiamo se Giovanna Petrenga che, nel 2008 ,presentò un disegno di legge per una vera autonomia della sovrintendenza casertana, piena speciale, senza zavorre e senza amputazioni, sarà ancora in Parlamento. Ci saranno, invece, magari ancora Landolfi, Coronella, Graziano, la Picierno. Non è improbabile, dunque, che qualche mattina i casertani la Reggia se la ritroveranno smontata a pezzi già in viaggio sull’autostrada verso Napoli.

     Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 29 dicembre 2012 ALLE ORE 12:37