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    IL DUPLICE OMICIDIO DI CASTEL VOLTURNO / Il Pm Guarriello ricorre in Cassazione contro la scarcerazione di Belmonte


      Per la Procura ci sono tutti gli elementi per riportare in carcere il presunto mostro: la mancata denuncia di scomparsa e il movente, attribuibile alle continue liti familiari. CASTEL VOLTURNO –  Il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere, Silvio Marco Guarriello, che sta indagando sul ritrovamento dei cadaveri nella villetta di famiglia a […]

    Nelle foto, via Palizzi (luogo in cui è ubicata la villa in cui è avvenuto il ritrovamento dei resti di Elisabetta Grande e Maria Belmonte)

     

    Per la Procura ci sono tutti gli elementi per riportare in carcere il presunto mostro: la mancata denuncia di scomparsa e il movente, attribuibile alle continue liti familiari.

    CASTEL VOLTURNO –  Il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere, Silvio Marco Guarriello, che sta indagando sul ritrovamento dei cadaveri nella villetta di famiglia a Castel Volturno di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, ha depositato questa mattina, lunedì, il ricorso in Cassazione contro il provvedimento di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del tribunale del Riesame di Napoli nei confronti del principale indagato, il medico Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne i cui cadaveri vennero trovati a otto anni di distanza dalla loro scomparsa, il 17 novembre scorso.

    Nel documento di impugnazione della decisione, composto di 24 pagine, il pm sottolinea che la ricostruzione dei fatti formulata dal tribunale del Riesame di Napoli e’ “disomogenea in quanto nel testo dell’ordinanza si riportano senza alcuna valutazione comparativa e critica solo alcuni elementi investigativi emersi”. Inoltre, si contesta che “il tribunale, invece che procedere a una valutazione organica e comparativa della costellazione di elementi indiziari in atti, opera illegittimamente laddove li scompone e li analizza atomisticamente”. Si parla anche di alcuni “errori” commessi, stando al pm Guarriello, dai giudici del tribunale della Liberta’ i quali, dopo 23 giorni di detenzione, nel dicembre scorso decisero per la scarcerazione di Belmonte, ex dirigente del settore medico del carcere di Poggioreale. Una dura critica sull’ordinanza delle toghe di Santa Maria Capua Vetere era stata espressa nella motivazione della scarcerazione del Riesame.

    Per i giudici del Riesame (il collegio era composto da Marcello Rescigno, Daniela Cortucci e Carmela Iorio) nel provvedimento di convalida del fermo del medico emesso dal gip Francesco Caramico D’Auria del tribunale di Santa Maria, c’era “l’assenza della prova storico-rappresentativa della responsabilita’ del medico Domenico Belmonte” e “l’assoluta mancanza di un plausibile movente del duplice omicidio”. Per questo motivo, il 7 dicembre scorso, Belmonte venne scarcerato. I corpi delle due donne si trovano ancora presso l’istituto di medicina legale di Bari per essere analizzati.

    Per la Procura, quindi, come era prevedibile, Domenico Belmonte deve tornare in cella perche’ sarebbero provati sia la causa della morte delle due donne che il movente. ”Gli elementi chiaramente indiziari evidenziati – scrive il sostituto procuratore Silvio Marco Guarriellosono gia’ piu’ che idonei a fondare una sentenza di condanna”.

    Elementi come il rinvenimento dei cadaveri nella villa di Belmonte, la presenza nell’abitazione dell’intero vestiario delle due donne (ovvero ”dei telefoni, dell’auto, degli effetti personali, dei gioielli, dei documenti che davano accesso alle risorse economiche nella disponibilità delle donne”), la mancata denuncia di scomparsa (avvenuta presumibilmente nel luglio del 2004, ndr), l’esistenza di forti contrasti familiari, probabile motivo del delitto, e, soprattutto, la ”mancanza di ogni plausibile spiegazione alternativa all’omicidio”; elementi che il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insufficienti a integrare i gravi indizi di colpevolezza, parlando ‘‘di assoluta incertezza’‘ sulle cause del decesso e ventilando anche ipotesi come il doppio suicidio o l’omicidio-suicidio.

    Il pm Silvio Marco Guarriello evidenzia come la ricostruzione del Tribunale del Riesame si basi solo ”su ipotesi astratte” e ‘‘motivazioni contraddittorie, parziali”, e, pur ammettendo che potrebbe non essere possibile provare la causa esatta e l’epoca della morte stante la condizione degli scheletri, scrive che ”nulla consente di affermare che la morte possa essere dipesa da causa diversa dall’omicidio’‘; la versione dei fatti fornita da Belmonte, che si e’ sempre detto innocente in relazione all’eventuale omicidio dicendo di non aver denunciato la scompasa per vergogna, viene definitiva ‘‘assolutamente falsa e inverosimile’‘ dal magistrato inquirente, che evidenzia tra l’altro come il collegio non abbia tenuto conto ”di concrete emergenze investigative”, come le dichiarazioni di un vicino di casa che aveva parlato di un cattivo odore proveniente dalla villa di Belmonte non attribuibile alle fognature.

    PUBBLICATO IL: 7 gennaio 2013 ALLE ORE 14:07