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    Esclusiva / Zinzi e gli altri presidenti delle province commissariati a giugno 2013, ma la partita non è ancora chiusa


      Se il destino delle 36 province cancellate dipende a questo punto solo da un pronunciamento della corte costituzionale, la cancellazione di presidenti, giunte e consigli, che il Governo decreterà nel primo consiglio dei Ministri di novembre, potrà ancora subire qualche variazione CASERTA – Nei giorni scorsi era apparso già chiaro il proposito del ministro della […]

    Nelle foto, Domenico Zinzi e il ministro Patroni Griffi

     

    Se il destino delle 36 province cancellate dipende a questo punto solo da un pronunciamento della corte costituzionale, la cancellazione di presidenti, giunte e consigli, che il Governo decreterà nel primo consiglio dei Ministri di novembre, potrà ancora subire qualche variazione

    CASERTA – Nei giorni scorsi era apparso già chiaro il proposito del ministro della Pubblica Amministrazione, Giuseppe Patroni Griffi, di commissariare tutte le amministrazioni provinciali d’Italia, come ulteriore evoluzione della primo intervento sul taglio di quelle di dimensioni più limitate.

    Oggi, il Governo Monti ha messo tutto nero su bianco: in Campania scomparirà entro fine anno la Provincia di Benevento, che sarà accorpata completamente a quella di Avellino. Una fusione indiscriminata, sic et simpliciter,  a causa del colpevole flop della Regione Campania, pur avendo insediato una inutile commissione, presieduta dal consigliere regionale dell’Udc, Sommese, che non è riuscita ad offrire al Governo una rimappatura dei comuni ricadenti nel perimetro regionale, che contenesse una rideterminazione della loro appartenenza ad una o all’altra provincia.

    Ora, dunque, giusto per fare un esempio, comuni come Dugenta o Durazzano, che avrebbero dovuto trovare una naturale collocazione nella provincia di Caserta, andranno con la provincia di Avellino.

    Ma la notizia di oggi è quella relativa all’ufficializzazione del proposito del Governo di inserire nel decreto che approverà nella prima seduta del Consiglio dei ministri di novembre, il commissariamento di tutte le province d’Italia. Il che, poiché ci troviamo in Italia, non è detto che si realizzi entro il prossimo giugno così come prevederà il testo del decreto. E questo per due motivi: il primo è legato al fatto che stiamo parlando, a quanto risulta, di un decreto legge, il quale, essendo tale, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Vuol dire che il Parlamento potrà anche emendarlo.

    In tempi di antipolitica montante, sarà difficile che i partiti si mettano a salvare le poltrone dei presidenti, degli assessori e dei consiglieri provinciali, ma potrebbe anche accadere, ad esempio, che la riforma venga attuata in ogni provincia, a partire dalla scadenza naturale del mandato in corso. Nel caso di Caserta, dunque, il 2015.

    E poi chi ci dice che il prossimo Governo, quello che sarà formato, presumibilmente, a fine aprile, dopo le elezioni politiche, non vada ad intervenire, a sua volta, con un suo decreto di modifica?

    Insomma, se la sopravvivenza delle 36 province cancellate è legata a questo punto, solo al pronunciamento della corte costituzionale del prossimo 6 novembre, per quanto riguarda, invece, il commissariamento delle superstiti, la partita, pur essendo indirizzata verso la cancellazione del poltronificio attuale, non è ancora chiusa del tutto.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 22 ottobre 2012 ALLE ORE 12:41