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    Esclusiva / S. Maria C.V. – Sasicce e friariell, sghignati e rutto libero: così piazza Bovio si trasformò in un cafonal…odromo. Ed senza risarcimento di Eduardo Bennato che non verrà


        Nei giorni scorsi si era detto che la concessione gratuita del teatro Garibaldi al variopinto popolo del sedicente Festival di Napoli, sarebbe servita per ottenere un concerto gratuito del mitico architetto di Bagnoli. Sì, col binocolo! Santa Maria Capua Vetere - Sgomberiamo subito il campo da valutazioni di tipo pregiudiziale, che in questo […]

    Nella foto, il trio, Di Muro, Mattucci e Stellato

     

     

    Nei giorni scorsi si era detto che la concessione gratuita del teatro Garibaldi al variopinto popolo del sedicente Festival di Napoli, sarebbe servita per ottenere un concerto gratuito del mitico architetto di Bagnoli. Sì, col binocolo!

    Santa Maria Capua Vetere - Sgomberiamo subito il campo da valutazioni di tipo pregiudiziale, che in questo caso non esistono: noi non abbiamo nulla contro il cafonal. Anzi, noi amiamo il cafonal e non lo trattiamo con compiacenza snobistica come, al contrario, fa (noblesse oblige) l’ottimo Roberto D’Agostino sul suo Dagospia.

    Il cafonal è un effetto della nostra società, che alberga soprattutto nelle lande meridionali. Non ha una matrice né identitaria, né storica. E’ un movimento,  a suo modo, culturale (controculturale e di retroguardia, direbbero certi signorini di sinistra con la puzza sotto il naso), gemmato da questi tempi. Moto autentico di popolo che si identifica nel sentimento che emerge da un certo tipo di musica, quella “ipercoat” o “hard coat” dei neomelodici più spinti, che, partendo dalla canzone, hanno allargato una forma stilistica che ha abbracciato anche normali ( si fa per dire) comportamenti di vita.

    D’Agostino considera il cafonal uno scadimento, anzi un precipizio che parte dall’alto, cioè dalla borghesia un po’ cicisbea, un po’ rattrappita e pelandrona, sicuramente ignorante; noi riteniamo, invece, che il nostro cafonal è un fenomeno che parte dal basso, che rappresenta la vena interpretativa delle classi sociali più popolari e popolate.

    Dunque, apprezzando il cafonal, il sillogismo mi dice che sono io di sinistra e non sono di sinistra quei coglioncelli radical chic che votano Pd andando in Suv e indossando maglioni di cachemire.

    Detto questo, però, è vero che l’amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere è una sorta di avanguardia culturale, che analizza e valorizza le espressioni più vive della cultura popolare, ma c’è un limite a tutto: se schiaffi un camioncino che vende panini, sasicce, friariell e birrozze davanti al Teatro Garibaldi che ospiterebbe non meglio precisate e sicuramente sedicenti selezioni del festival di Napoli, che nulla hanno a che vedere con la storica rassegna musicale degli anni 50 e 60 a cui partecipavano le grandi firme della musica italiana, pronte a fare atto di sottomissione al cospetto della grandezza e della aurea storia della composizione di testi in lingua napoletana messi in musica, ci sta anche che Piazza Bovio, che in teoria dovrebbe essere il salotto più elegante della città, si trasformi in un cafonalodromo.

    Cartacce, sghignazzi, parolacce e avrebbe detto Fantozzi: “Rutto libero”. Tutto questo, mentre all’interno del teatro Garibaldi ipotetiche promesse della canzone napoletana urlano a squarciagola note confuse e messe in libertà con grande spensieratezza e genuina matrice coatta.

    Cui prodest? A Santa Maria Capua Vetere non credo, anche se la cafonizzazione di questa città è un fenomeno che va bene al di là del singolo evento citato che affonda le radici in una spaventosa decadenza culturale delle sue classi dirigenti. Avevano dichiarato in questi giorni, che questo autentico happening del colore tamarro rappresentava il dazio da pagare per ottenere in permuta dagli organizzatori del festival di Napoli, tale associazione Insonnia, a cui gratuitamente il Comune ha concesso il Garibaldi, giusta ( si fa per dire) delibera di giunta comunale 171 del 31 ottobre scorso, un concerto, da offrire gratuitamente a tutti, del mitico architetto di Bagnoli, Eduardo Bennato.

    La notizia di oggi è che il concerto di Bennato non ci sarà. Ma vuoi mettere lo sperpe…, pardon, lo spettacolo di Santa Maria trasformata in Tamarr City!

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 15 novembre 2012 ALLE ORE 16:23