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    ESCLUSIVA S. MARIA C. V. – Per la Dda Alfonso Salzillo riciclava assegni per Nicola Schiavone. Rigettata la richiesta di arresto, ricorso al Riesame


      IN CALCE ALL’ARTICOLO UN ESTRATTO DELL’ORDINANZA – Noi, naturalmente non ci crediamo. Ma se Salzillo, pardon, il consigliere comunale Salzillo, in questa veste e non in quella di semplice cittadino indagato per camorra, non spiega alla città, allora il sindaco Di Muro ha il dovere di chiederne le dimissioni.    di Gianluigi Guarino   […]

    Nelle foto, da sinistra Sonia Del Gaudio, Alfonso Salzillo, Sebastiano Caterino e Nicola Schiavone

     

    IN CALCE ALL’ARTICOLO UN ESTRATTO DELL’ORDINANZA – Noi, naturalmente non ci crediamo. Ma se Salzillo, pardon, il consigliere comunale Salzillo, in questa veste e non in quella di semplice cittadino indagato per camorra, non spiega alla città, allora il sindaco Di Muro ha il dovere di chiederne le dimissioni. 

     

    di Gianluigi Guarino

     

    SANTA MARIA CAPUA VETERE – Noi non ci facciamo impressionare dalla valanga di accuse che i pubblici ministeri della Dda, i quali, se l’Italia fosse un paese serio sarebbero solo i rispettabilissimi avvocati dell’accusa, rovesciano addosso al consigliere comunale, una volta assessore, Alfonso Salzillo.

    Perchè gli addebiti che hanno provocato una richiesta di arresto per Salzillo, rigettata dal Gip, ma già appellata dalla Dda al tribunale del Riesame, non sono certo solo quelli di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi. Naturalmente, in maniera semisolitaria in questa provincia di sedicenti giornalisti cagasotto.

    Non ci facciamo impressionare, perchè come scrivemmo nel giorno dell’emissione dell’ordinanza, essendo radicalmente liberali ( va bene, ve lo dico, voto sempre per Pannella) non c’è accusa formulata in sede di indagine che possa rendere impraticabile l’esercizio di una funzione pubblica da parte del destinatario di questa accusa.

    Per cui se un pentito dice che Alfonso Salzillo ha incontrato il boss, oggi defunto, Sebastiano Caterino, punta di diamante della vecchia camorra bardelliniana, noi non ci crediamo.

    Se un altro pentito, il cavalier Barracano afferma che Salzillo, da quelli dell’allegra compagnia dei pistoleri e affini veniva chiamato carinamente “il casalese” noi degradiamo sul campo il cavalier Barracano e lo retrocediamo fantozzianamente al rango di parafulmine.

    Successivamente, ci incazziamo con Barracano e ne chiediamo la reclusione nel carcere di Colditz quando osa mettersi a fare anche il gossipparo affermando che il consigliere comunale Salzillo se la intendesse con Sonia Del Gaudio, in verità donna di notevole e carnale avvenenza.

    Poi quando Barracano arriva a dire che quel talamo fedifrago determinava tutte le assunzioni della Bellagiò dynasty nell’impresa dei rifiuti, allora siamo di fronte ad un “cazzaro” che Mago Otelma al confronto ha l’autorevolezza del Mahatma Gandhi e di Kadima Mandela.

    E così la pensiamo anche su quelli che hanno ispirato le due altre gravissime ipotesi di reato che la Dda formula ai danni di Salzillo, contenute rispettivamente in altre pagine dell’ordinanza. Un’accusa di riciclaggio aggravata dall’articolo 7, cioè dalla legge che incrementa le pene e soprattutto azzera i benefici carcerari per chi viene ritenuto colpevole di aver favorito la criminalità organizzata.

    Questi bugiardi di pentiti arrivano a dire che Alfonso Salzillo abbia ricevuto un assegno dalle mani di quell’altro galantuomo di Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan, per intenderci.

    Smontato completamente il teorema accusatorio, occorre, però che Alfonso Salzillo, pardon, il consigliere comunale, Alfonso Salzillo, (perchè, cazzo, il problema è questo, i piani dialettici sono due, quello giudiziario e quello politico istituzionale), dicevamo, occorre che Alfonso Salzillo comunichi ai suoi elettori, non a noi, che non ha mai incontrato Sebastiano Caterino, che non ha mai avuto una relazione con Sonia “sesta tagli” Del Gaudio, che non ha mai favorito l’ingresso dei Bellagiò, a partire dall’ormai mitico Masino Taurus Del Gaudio nelle aziende dei rifiuti.

    Oltre a questo, Alfonso Salzillo deve dire alla città, ai suoi elettori, mica a noi, che lui non ha mai negoziato assegni con il figlio del capo dei Casalesi e che non ha mai conosciuto Nicola Schiavone.

    E ‘ trascorsa una settimana dall’emissione di quella ordinanza e Salzillo non ha detto una parola.

    Per un privato cittadino non ci sarebbe da storcere la bocca, dato che una strategia difensiva può essere proprio quella di non parlare e di non rilasciare dichiarazioni. Ma questo non è un privato cittadino. Questo è un consigliere comunale, uno che ha fatto l’assessore comunale, naturalmente all’Ambiente, e deve in questa veste, non nella veste di cittadino indagato, discutere già ora con la città di quelle tremende accuse che gli vengono formulate.

    E pensate, che non sono le ultime. Da oggi pomeriggio a domani. infatti ne leggerete ancora delle belle, che investono direttamente i rapporti tra il Comune e i suoi fornitori. Se non arriva una commissione d’accesso a Santa Maria Capua Vetere, allora Medellin è un luogo ameno, è un chiostro di frati trappisti.

    In conclusione, se Salzillo non spiega, il sindaco di Santa Maria Capua Vetere, cioè la città di Santa Maria Capua Vetere, perchè forse a Biagio Di Muro sfugge che lui, purtroppo anche a causa nostra, oggi è la città di Santa Maria Capua Vetere chieda a Salzillo di fare un passo indietro, perchè se rimane lì e rimane lì senza spiegare, questa tonnellata di merda che emerge da questa ordinanza, seppellirà definitivamente la città del Foro, tribunale compreso.

     

     

     QUI SOTTO LE PAGINE DELL’ORDINANZA RELATIVE LE GRAVI ACCUSE CHE PENDONO SU ALFONSO SALZILLO

     

    39) del delitto previsto e punito dagli articoli 110, 81cpv, 648 bis C.P., art.7 D.L. 152/91, perché in concorso e previo accordo fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, mediante operazioni atte ad ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei flussi finanziari e la loro riconducibilità al contesto mafioso di cui ai capi precedenti, trasferivano nelle casse della medesima organizzazione camorristica significative somme di denaro consegnate dal MARTINO Francesco, quale compendio del controllo gestionale del mercato automobilistico esercitato dal clan anche attraverso quest’ultimo, nonché in relazione al commercio di orologi di lusso e segnatamente:

    •mediante assegni post datati tratti sul c/c fittiziamente intestato al BUONOCORE Luigi cui al capo precedente, tutti dell’importo di 12.500,00 euro, quindi al limite della soglia per la segnalazione da parte dell’istituto di credito alla sede centrale quale operazione “sospetta” e per consentire il trasferimento del denaro attraverso l’istituto “della girata”, che su disposizione dello SCHIAVONE Nicola venivano così gestiti:

    -assegno n. 661691464, datato 15.10.2004 sulla piazza di Capua, emesso dall’intestatario del conto a favore di tale INNAMORATO Giacomo, veniva monetizzato attraverso (dal defunto) CICCARELLI Massimiliano, mediante versamento sul c/c della moglie, NERO Alfonsina, in essere presso la Filiale di Capua della Banca Intesa – San Paolo S.p.a.; il titolo inizialmente protestato, veniva poi coperto dal MARTINO Francesco mediante consegna di denaro contante ed altri titoli nelle mani del CACCIAPUOTI Bartolomeo e BIANCO Massimo;

    -assegni n. 661691465 – 66-68-69-70 venivano affidati al SOLA Carmine e da quest’ultimo monetizzati (versamento sul c/c intestato alla  Isolantetti ex Area Impresa) ovvero riciclati e/o reinvestiti (tramite l’imprenditore indagato GUGLIELMO Leonardo), anche in questo caso il MARTINO Francesco procedeva alla copertura contabile dei titoli attraverso la consegna del corrispettivo in contanti nelle mani dei luogotenenti dello SCHIAVONE Nicola;

    •in data 05.11.2004, previo accordo diretto con lo SCHIAVONE Nicola, il MARTINO Francesco trasferiva al capo clan, in relazione ad una macchina da immatricolare, tramite il CACCIAPUOTI Bartolomeo, una non meglio indicata somma di denaro in contanti (rimanenza), nonché altri 11.000,00 euro attraverso l’assegno di pari importo tratto sul c/c del prestanome BUONICORE Luigi, n. 130/21040580 della Filiale di Massarosa della Cassa di Risparmio di Carrara Spa, monetizzato dal SOLA Carimine sul c/c intestato alla propria Ditta.

    •mediante altro assegno non meglio indicato di 12.500,00 euro, poiché mai rientratato e successivamente coperto per le vie brevi, titolo poi affidato dallo SCHIAVONE Nicola  all’indagato SALZILLO Alfonso cui al capo di imputazione;

    •altri assegni tratti  dal c/c della Cassa di Risparmio di Carrara, tratti sul c/c di BUONOCORE Luigi, consegnati allo SCHIAVONE Nicola nell’ambito della compravendita di orologi marca rolex, da questi affidati all’indagato PASCALE Mario per essere monetizzati e reinvestiti nell’ambito del medesimo settore commerciale cui al relativo capo di imputazione;

    Con l’aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di favorire l’organizzazione camorristica cd. dei Casalesi ed in particolare la fazione egemone in Casal di Principe, facente capo a Francesco SCHIAVONE, Nicola PANARO e Nicola SCHIAVONE di Francesco

    Fatti accaduti nella provincia di Caserta e di Lucca a partire dal 2004 ed accertati  in data 15/1/2008.

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    SALZILLO Alfonso

     

    45) del delitto previsto e punito dagli articoli 110, 81cpv, 648 bis C.P., art.7 D.L. 152/91, perché in con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, mediante operazioni atte ad ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei flussi finanziari e la loro riconducibilità al contesto mafioso cui ai capi precedenti, riceveva dallo SCHIAVONE Nicola e negoziava assegni bancari fittiziamente intestati a terzi, dei quali almeno uno, di 12.500,00 euro, proveniente dal MARTINO Francesco e tratto sul c/c formalmente intestato al BUONCORE Luigi; nonché l’assegno nr. 2110342001, dell’importo di 10.000 euro, datato 30.10.2004, emesso in favore di persona inesistente (tale “Cico Lino o Cicolino”), tratto sul c/c fittiziamente intestato all’ABATIELLO Pasquale, previa pretestuosa operazione di storno veniva addebitato in data 12.11.2004 a fronte di un mirato versamento di pari importo, il titolo era stato posto all’incasso il precedente 02.11.2004 presso la Filiale di Curti del Banco di Napoli, mediante versamento sul conto corrente n. 42/94 intestato ai suoceri del SALZILLO Alfonso, AMBROSINO Pasquale – pensionato – e CASERTANO Giuseppa – casalinga.

    Condotte compiute al fine di agevolare il clan dei casalesi famiglia Schiavone.

    PUBBLICATO IL: 4 luglio 2013 ALLE ORE 11:26