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    ESCLUSIVA, IL LATTE CHE PROFUMA DI CAMORRA – Stop alla distribuzione nei supermercati del territorio monopolizzato dai Capaldo


      All’orizzonte si propina l’ingresso nel casertano di nuovi competitor da Pianura e Marano. Intanto in giro non si trovano le buste del latte Berna CASAPESENNA -  Negli ultimi giorni nelle salumerie e nei negozi di prodotti alimentari del Basso Volturno, del litorale Domizio e dell’Agro aversano, nonchè nei comuni a ridosso di Casandrino non […]

    Nelle foto, Filippo e Raffaele Capaldo

     

    All’orizzonte si propina l’ingresso nel casertano di nuovi competitor da Pianura e Marano. Intanto in giro non si trovano le buste del latte Berna

    CASAPESENNA -  Negli ultimi giorni nelle salumerie e nei negozi di prodotti alimentari del Basso Volturno, del litorale Domizio e dell’Agro aversano, nonchè nei comuni a ridosso di Casandrino non viene più distribuito il latte Berna.

    Molti cittadini si sono lamentati della cosa e dopo otto giorni non è giunta alcuna notizia ufficiale riguardo la sospensione del servizio di distribuzione. A farne le spese soprattutto i bambini.

    In provincia di Caserta e precisamente nelle aree a ridosso del Basso Volturno, Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno, Casandrino il latte veniva distribuito con una sorta di monopolio dall’impresa della famiglia Capaldo. Oggi, si affacciano sulle suddette aree nuovi competitor o dell’acquisizione dell’area dei Capaldo da parte di concessionari di Marano o Pianura.

    A margine di questa vicenda ci sono problemi di natura legale… I Capaldo, infatti, nel passato recente non solo si aggiudicarono il monopolio della distribuzione del latte nel casertano, ma furono coinvolti nella cosiddetta operazione Ducato che riguardò la Parmalat  di Collecchio gestita all’epoca della dirigenza targata Calisto Tanzi.

    Lo scorso 22 novembre finì in manette anche il figlio di Raffaele Capaldo di Casapesenna, Filippo Capaldo. Entrambi sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Raffaele risulterebbe anche essere il cognato di Michele Zagaria.

    Nel gennaio del 2009 poi ci fu un sequestro di beni ai danni sempre di Raffaele Capaldo: conti correnti, un’immobile e un’auto di lusso. Secondo l’accusa quei beni erano da ricondurre a presunte tangenti che avrebbero permesso all’azienda di Collecchio di aver un mercato fluido e garantito in alcune zone della Campania.

     

     

    PUBBLICATO IL: 1 agosto 2013 ALLE ORE 15:54