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    Esclusiva / Ecco come il leader di Federfarma, De Lucia si è tenuto le sue due farmacie. Storie di lobby e di un’economia protetta che uccide i sogni dei giovani


      Nel 2008 le quote di quella di Caiazzo passarono ad una sua ex dipendente, salvo poi ritornare al figlio nel marzo 2012. Caserta è l’emblema di come gli ordini professionali controllino militarmente anche i sindacati di rappresentanza CASERTA – Noi liberali siamo biologicamente portati ad occuparci dei Sancta Santorum dell’economia protetta, delle lobby, degli […]

    Nelle foto, da sinistra, Vincenzo De Lucia segretario Federfarma e Ferdinando Foglia presidente dell’ordine dei farmacisti

     

    Nel 2008 le quote di quella di Caiazzo passarono ad una sua ex dipendente, salvo poi ritornare al figlio nel marzo 2012. Caserta è l’emblema di come gli ordini professionali controllino militarmente anche i sindacati di rappresentanza

    CASERTA – Noi liberali siamo biologicamente portati ad occuparci dei Sancta Santorum dell’economia protetta, delle lobby, degli zoccoli duri, degli interessi costituiti che bloccano un’effettiva evoluzione liberale del nostro paese, che ancora oggi, esprime corporazioni degne di quelle che Mussolini, il quale non era, però, un liberale, né tanto meno si dichiarava tale, pose alla base del suo sistema economico e anche istituzionale.

    L’economia italiana non cresce anche a causa di questi retaggi di notabilato dirigista, di privilegiati, di autentiche caste sociali ed economiche. Tra queste, c’è quella dei farmacisti. Ma anche tra i farmacisti ce ne sono alcuni illuminati e proiettati al futuro, e altri, purtroppo la maggioranza, ripiegati grifagnamente su se stessi a difendere i loro privilegi e il loro particulare.

    Per fare questo, occorre tenere in vita e fornire potere reale a istituzioni come gli ordini, che sono il peggiore strumento con cui si fottono i giovani in questo paese, attraverso cui avviene una sistematica strage della meritocrazia, dei talenti che solo in un mercato aperto e autenticamente libero, potrebbero dipanare correttamente i fattori dell’autentica concorrenza e determinare un autentico e solido sviluppo economico.

    Controllare gli ordini professionali e non distrarsi mai, affinchè gli organismi rappresentativi delle categorie del notabilato economico italiano non sfuggano mai alle logiche e ai disegni corporativi degli ordini. Mai deve succedere, dunque, che un leader di una federazione dei notai, dei farmacisti, dei periti di non so cosa, possa agire in difformità dall’ordine. A quel punto il sistema protetto potrebbe saltare.

    Non salterà, sicuramente, in provincia di Caserta, dove ordine dei farmacisti e Federfarma, sono sostanzialmente, la stessa cosa, dato che se fai un sondaggio tra i farmacisti indigeni, non ce ne sarà uno che ti dirà, o ricorderà un atto compiuto da Vincenzo De Lucia, segretario provinciale di Federfarma, che abbia potuto anche remotamente scontentare re Ferdinando Foglia, presidente dell’ordine dei farmacisti della provincia di Caserta.

    Un leader sindacale, per definizione e forse anche per attitudine biologica dovrebbe provare a lavorare non solo in difesa degli interessi di ogni singolo associato, ma soprattutto alla tutela di una equità di occasioni, di possibilità attraverso cui sviluppare la propria attività professionale.

    Pur rimanendo nel perimetro della legittimità non depone bene per l’immagine non tanto della persona De Lucia, degna del massimo rispetto fino a prova contraria, ma della funzione che lui ricopre, il fatto che, possedendo una farmacia ad Ailano e possedendone, ancora, per eredità del padre, un’altra a Caiazzo, abbia cercato con grande determinazione di difenderle entrambe, mettendosi in competizione con una evoluzione normativa, che lo avrebbe condotto a dover rinunciare a una delle due, non potendo, per effetto di uno di quei vani tentativi di riforma liberale e liberalizzatrice che il nostro paese ha cercato di realizzare, sempre schiantandosi contro il muro di gomma delle lobby, possedere contemporaneamente due farmacie.

    Nel 2008 funzionava così: non si poteva essere direttore sanitario di due sedi farmaceutiche. Formalmente De Lucia sanò questa sua condizione di irregolarità, con un atto di cessione recepito dal decreto dirigenziale della Regione Campania n.121 del 27/11/2008, in cui le quote venivano acquisite dalla dott.ssa Filomena Cervo, sua dipendente fino a qualche tempo prima.

    Operazione realizzata con l’utilizzo di un prestanome? Ci dissociamo dal nostro cattivo pensiero e facciamo penitenza con 5 ave Maria ed un atto di dolore.

    Successivamente siamo portati a detrarre qualche ave Maria, dato che con atto notarile del 15 marzo 2012, dopo che la legislazione sul cumulo delle direzioni sanitarie delle farmacie era stata cancellata, Pasquale De Lucia, figlio del presidente di Federfarma, diventava titolare, una volta acquisita l’abilitazione, della quota di proprietà della farmacia di Caiazzo, cedutagli dalla dott.ssa Cervo.

    Ci asteniamo da altre considerazioni, altrimenti dovremo passare la giornata a salmodiare ave Maria.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 19 dicembre 2012 ALLE ORE 16:34