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    ESCLUSIVA – DROGA, ARMI E MONOPOLIO MAFIOSO DELLE ONORANZE FUNEBRI A MONDRAGONE – TUTTI I NOMI – In Appello confermate le condanne per i ras del clan Fragnoli-Pagliuca. Per il “socio” della Eden 2 anni e 8 mesi di carcere


        Ridotte le pene per Aldo La Torre, Antonello Villoni, Gennaro Cascarino. Si rafforza la tesi di Casertace sull’opportunità del Comune di concedere degli affidamenti mediante determina per il servizio di trasporto delle salme al cimitero all’impresa indicata, indirettamente, negli atti della Dda.    MONDRAGONE – La VI sezione della Corte di Appello di Napoli […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Michele Pagliaro e Aldo e Pasquale La Torre

     

    Ridotte le pene per Aldo La Torre, Antonello Villoni, Gennaro Cascarino. Si rafforza la tesi di Casertace sull’opportunità del Comune di concedere degli affidamenti mediante determina per il servizio di trasporto delle salme al cimitero all’impresa indicata, indirettamente, negli atti della Dda. 

     

    MONDRAGONE – La VI sezione della Corte di Appello di Napoli si è pronunciata sulla sentenza di condanna emessa in primo grado a carico di 15 esponenti appartenenti al cartello criminale del clan Fragnoli-Pagliuca di Mondragone. Solo in alcuni casi sono state previste delle riduzioni di pena, mentre per la maggior parte degli imputati assistiti dal collegio difensivo costituito dagli avvocati Angelo Raucci, Giovanni Zannini, Luigi Iannettone e Carlo De Stavola sempre la Corte di Appello ha confermato le pene stabilite:

    Aldo La Torre ridotta la pena in anni 2 m 8 (in primo grado fu condannato a anni 4)

    Pasquale La Torre condanna confermata ad anni 2 mesi 8;

    Michele Pagliaro (socio della Eden Srl – onoranze funebri di Mondragone)  conferma la condanna a anni 2 mesi 8;

    Giancarlo Persechino confermata la condanna a 6 anni e mesi 8;

    Gennaro D’Angelo condannato a  6 anni e  mesi 8;

    Francesco Verde, confermata ad anni 7 mesi 4 la pena detentiva;

    Pierina Clemente conferma la condanna ad anni 2 mesi 2;

    Antonello Villoni ottiene una riduzione di pena a 5 anni (in primo grado furono stabiliti per lui anni 6 mesi 8);

    Rosario Marciello, confermata la condanna ad anni 8 di reclusione;

    Amedeo Saulle pena ridotta ad anni 5 di carcere  (in primo grado la condanna stabilì invece anni 6 mesi 8 di carcere);

    Mirko Cascarino, confermata la condanna ad  anni 8 di reclusione;

    Gennaro Cascarino pena ridotta a 5 anni (in primo grado furono previsti anni 6 mesi 8 di reclusione);

    Roberto Pagliuca,  ridotta la pena in anni 11 mesi 4 (in primo rado 14 anni)

    Gessica De Marco, confermata la condanna a mesi 11 giorni 20.

    Ora però andiamo con ordine. La vicenda giudiziaria è abbastanza complessa e concentra in sé varie storie criminali che vanno dal traffico di droga, all’uso di armi, alla gestione monopolistica del servizio di trasporto di salme al cimitero di Mondragone (monopolio mafioso nel comparto delle onoranze funebri).  

    In base a quanto acclarato dalle indagini che hanno supportato una meticolosa inchiesta della Dda è stato ricostruito l’apparato camorristico che ha organizzato nel territorio di Mondragone lo spaccio di cocaina, di hashish e di marijuana.

    In particolare, è stata accertata l’esistenza di un’articolata organizzazione facente capo a Rosario Marciello ed a Mirko Cascarino, che avevano richiesto l’autorizzazione per poter gestire tale piazza di spaccio direttamente all’attuale reggente del clan, Roberto Pagliuca, al quale – come corrispettivo per tale autorizzazione – corrispondevano 3.000 euro settimanali.

    Con parte dei profitti di tale attività, i promotori dell’associazione avrebbero acquistato- secondo gli inquirenti – molte armi da guerra (nella specie, costituite da mitragliatrici), diverse armi comuni da sparo (ed in particolare fucili a canne mozze e pistole) nonché micidiali esplosivi (bombe a mano), tutte utilizzate per la commissione di agguati con cui affermare la supremazia del clan sul territorio di Mondragone. Particolarmente rilevante il ruolo svolto dalle donne del clan Gessica Di Marco e Anna Krystyna Ogyela, moglie di Rosario Marciello, le quali custodivano le armi e ricevevano lo stipendio spettante ai loro uomini a seguito dell’arresto (circa 600,00 € pro capite).

    Nel corso – sempre delle indagini furono sequestrate: cinque pistole semiautomatiche, un kalashnikov, due mitragliette UZI, tre bombe a mano da guerra di fabbricazione sovietica, due fucili semiautomatici da caccia provento di furto, un fucile a canne mozze e varie munizioni.

    Inoltre, la Corte di Appello ha confermato le sentenze di condanna anche per quanto concerne la correlata vicenda giudiziaria nella quale sono stati trovati importanti riscontri all’ipotesi investigativa inizialmente percorsa e relativa alla creazione di un vero e proprio cartello monopolistico nel settore delle onoranze funebri che, basandosi su atti d’intimidazione posti in essere con violenze e minacce rivolte a chiunque avesse avuto la minima iniziativa commerciale in tale settore, ha impedito all’epoca dei fatti la libera concorrenza e la normale crescita economica del settore analizzato, a vantaggio dell’unica impresa operante, la “EDEN srl” che tra i suoi soci aveva Michele Pagliaro, per il quale è stata confermata la condanna subita in primo grado. Gli indagati, Roberto Pagliuca, Aldo La Torre e Pasquale La Torre  reiteratamente, attraverso condotte di avvicinamento ed intimidazione anche armata, hanno ostacolato e poi ordinato la chiusura prima e lo smantellamento, poi, di un nuovo negozio di onoranze funebri. Il piccolo imprenditore è stato prima invitato ad allontanarsi dal territorio per non alterare un mercato già consolidato, poi ha subito il danneggiamento dell’insegna che successivamente è stato costretto a rimuovere e poi è stato costretto a cessare definitivamente l’attività. Non contenti di quanto ottenuto, gli indagati hanno ulteriormente invitato l’imprenditore a lasciare Mondragone, dopo averlo fermato nei pressi di casa, malrnenato, fatto inginocchiare e minacciato con una pistola puntata sulla fronte. Le fonti di prova a sostegno della ricostruzione dei fatti criminosi sono rappresentate prevalentemente dalle indagini tecniche svolte dai Carabinieri che hanno consentito di trovare pieno riscontro alle coraggiose denunce presentate dalla vittima di tale vicenda estorsiva.

    A capo del locale clan era collocato Roberto Pagliuca, dal quale ogni singolo appartenente prendeva ordini e dal quale tutti gli affiliati ricevevano direttive. A lui era demandata la gestione completa dell’intera organizzazione che operava con metodo mafioso. Pagliuca aveva il preciso compito di far cassa attraverso la commissione delle varie attività illecite, di reinvestire i guadagni in ulteriori attività illecite e di procacciare “gli stipendi” per le famiglie degli arrestati.

    Di fronte a tale scenario si rafforza anche la tesi formulata qualche mese fa da Casertace riguardo il caso giudiziario che indirettamente vede menzionare negli atti di indagine della Dda la società Eden Srl di Tommaso Capizzi, riguardo l’opportunità della concessione, da parte del Comune di Mondragone, mediante determine, di affidamenti provvisori del servizio di trasferimento delle salme al cimitero.

     

    red.cro.

     

    PUBBLICATO IL: 20 gennaio 2014 ALLE ORE 21:23