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    Esclusiva / Caserta – Ve li ricordate i famosi 5 milioni di lire dati da Gasparin ai vari consiglieri Ciro Esposito, Gallicola e compagnia, per i quali furono arrestati? La Cassazione ha deciso di respingere la domanda di risarcimento per ingiusta detenzione


      A suo tempo fu ascoltato, nella veste di testimone, anche Biagio Esposito, oggi ancora consigliere comunale e fratello di Ciro: condotta gravemente imprudente Caserta – La vicenda è quella nota dei famosi cinque milioni di vecchie lire consegnati nel 1993 dall’allora sindaco Gasparin a un gruppetto di consiglieri comunali della Dc per contribuire alla […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Giuseppe Gasparin e Biagio Esposito

    A suo tempo fu ascoltato, nella veste di testimone, anche Biagio Esposito, oggi ancora consigliere comunale e fratello di Ciro: condotta gravemente imprudente

    Caserta – La vicenda è quella nota dei famosi cinque milioni di vecchie lire consegnati nel 1993 dall’allora sindaco Gasparin a un gruppetto di consiglieri comunali della Dc per contribuire alla loro campagna elettorale, senza “formalità o ricevuta”. Quella dazione determinò una raffica di arresti domiciliari per quei consiglieri, tra cui Ciro Esposito, Gallicola, Bevilacqua ed altri. Tutti furono assolti e qualcuno di loro ha tentato di ricevere un risarcimento per ingiusta detenzione.

    Oggi, martedì la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui confermando quello che ha sancito la corte di Appello di Napoli, rigetta la richiesta di risarcimento.

    Chi, a tutti i livelli, ricopre un incarico politico, non puo’ ricevere soldi ‘brevi manu’, senza ricevute e causali del versamento, anche nel caso in cui la somma corrisponda a un legittimo rimborso elettorale e sia il suo stesso partito a dargliela. Questo uno stralcio della sentenza della Suprema Corte che riguarda una specifica istanza di uno di quei consiglieri.

    Ad avviso della Suprema Corte, infatti, prendere soldi in questo modo costituisce una “colpa grave”, anche se poi il processo si conclude con l’assoluzione, e può, a buon diritto, suscitare sospetti in chi conduce indagini su tangenti e finanziamento illecito dei partiti. In questo caso, la condotta del consigliere – scrive la Suprema Corte – è stata “gravemente imprudente nella concreta accettazione di somme senza alcuna formalità e senza considerazione per le disposizioni relative al finanziamento delle attività politiche”. I supremi giudici – nella sentenza 44109 depositata oggi, martedì, e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 21 febbraio – rileva che “manca ogni registrazione nella contabilità di partito della somma di cinque milioni di lire, versata a dichiarato rimborso di spese elettorali, così come manca ogni comunicazione proveniente dagli organi del partito che avrebbe invitato la somma in questione”. Solo l’interrogatorio di Biagio Esposito, che al tempo non era consigliere comunale, dato che negli scranni del comune di Caserta sedeva il fratello Ciro, portò alla revoca del consigliere democristiano, mentre l’accusa di ricettazione per la quale fu processato venne meno con l’assoluzione non per la insussistenza del fatto, che fu, invece confermato nella sua “esistenza soggettiva”, ma per la mancanza della prova della malafede del consigliere. Con questa decisione, la Cassazione ha detto ‘no’ al ricorso dell’ex imputato contro il Ministero dell’Economia chiamato in causa per ottenere l’indennizzo. Anche la Corte di Appello di Napoli, il 23 novembre del 2009, aveva detto ‘no’ all’istanza del consigliere prosciolto.

    PUBBLICATO IL: 13 novembre 2012 ALLE ORE 20:45