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    CASERTA – Cemento-Juvecaserta ai campetti Nike, finanche Sorbo dice no


    Stavolta le foglie di fico sono servite per attutire l’ennesimo colpo dato alla legalità delle norme. L’unico che ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto è stato il consigliere di opposizione, Luigi Cobianchi, di cui, in calce al nostro articolo, pubblichiamo uno stralcio significativo del documento da lui scritto nei giorni passati. Nella foto, […]

    Stavolta le foglie di fico sono servite per attutire l’ennesimo colpo dato alla legalità delle norme. L’unico che ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto è stato il consigliere di opposizione, Luigi Cobianchi, di cui, in calce al nostro articolo, pubblichiamo uno stralcio significativo del documento da lui scritto nei giorni passati.

    Nella foto, Carmine Sorbo e il progetto del Centro Mini Basket

    CASERTA – Era normale che in una città provinciale e aridamente perbenista, come Caserta, nessuno, o quasi nessuno, si alzasse per porre, nelle sedi opportune, il problema di una nuova operazione urbanistico-speculativa che si sta consumando all’interno della città.

    Diamo pure per buona l’idea che la Juvecaserta, il suo marchio, la sua epopea, rappresentino una sorta di monumento che questa città vuole tutelare e preservare molto di più di quanto faccia per la Reggia vanvitelliana. Diciamo pure, che il pallone a spicchi, ha più importanza del decoro del parco borbonico, degli androni e dei cortili reali, vilipesi ogni giorno, dal degrado e da multipli stazionamenti anarchici che in passato hanno portato, addirittura, a toccare l’emblematica vergogna di uno spacciatore che vendeva la droga proprio all’interno del palazzo reale. Diciamo che è così: diciamo che per salvare la juvecaserta la città accetta di derogare alle normative vigenti, di andare al di là, di quello che oggi, sulla carta sarebbe lecito. Ma se è così, minimo occorre che questa decisione venga assunta da chi la città rappresenta direttamente e cioè dal consiglio comunale.

    Parlare di queste cose è un po’ tabù, perché con molta abilità l’Ufficio Speculazioni del comune , in costante attività,  questa volta può contare su una una dotazione industriale di foglie di fico, di impronte emotive che inibiscono ogni sacrosanto richiamo ad una legge, di cui, anche in questo caso, si è fatto strage.

    A Caserta, zona F6, che è una sigla del Piano regolatore che indica le aree destinate ad interventi di interesse pubblico, significa “faccioquellochemipare” e così è successo anche ultimamente per i cosìddetti Campetti Nike, quelli che collegano Via G.m. Bosco a Via Ruggiero. Già, le foglie di fico: come fai ad opporti alla mozione dei sentimenti quando ti dicono che quel centro sportivo sarà intitolato ad Emanuela Gallicola, la dirigente della Juvecaserta. scomparsa in un tragico incidente stradale, mentre accompagnava i ragazzi delle giovanili in una trasferta; come fai ad armarti di una pur legittima, anzi, doverosa indignazione per l’ennesima elusione di una norma, quando questa vicenda appare una sorta di necessitato obolo che la città concede alle sorti malferme della Juvecaserta.

    Ed ecco perché si può discutere e si può contemplare nella discussione, anche l’idea di chi ritiene che Caserta possa fare uno strappo alle regole per le sorti della Juve, per le sorti delsuo maggior blasone sportivo. Ma questo deve avvenire in un processo limpido, perché l’area dei Campetti Nike, ad oggi, non può accogliere una struttura pesantissima formata da un  palazzetto dello sport, in cui la Juve organizzerebbe corsi di mini basket, naturalmente a pagamento; da un bar ristorante, nel quale non crediamo saranno distribuiti pasti gratuiti; da uno store che, al di là delle suggestive definizioni che si leggono nella delibera che ha autorizzato tutto questo, non sarà altro che un negozio in cui si venderanno articoli sportivi.

    E che ci troviamo di fronte ad un operazione autenticamente corsara, non è dimostrato certo dalla nostra opinione, ma da quella di chi non ti aspetteresti mai. Da quella di Carmine Sorbo, il vero padrone degli uffici dirigenziali del comune di Caserta negli ultimi quindici anni, il quale, probabilmente, ha letto con attenzione certi articoli di Casertace sull’applicazione, anche nel capoluogo, della cosìddetta Dottrina Mazzotti, che poi, in sostanza, non menandola per le lunghe, significa far rientrare di tutto e di più dentro alla definizione di interesse comune associato agli interventi possibili nelle zone F6, così come è stato “aureamente” in quall’altra porcheria, rappresentata dal permesso a costruire data al mattnato Alessandro Landolfi in via De Falco, altra zona F6, per la costruzione della nuova sede della NaopletanaGas .

    Dal documento del consigliere di minoranza Luigi Cobianchi, l’nico che ha avuto il coraggio di porre la questione, vincendo ogni tipo di pigrizia che invece ultimamente assale tutti gli altri consiglieri di minoranza, anche quelli che, in passato, avevano mostrato di non cede ad alcuna tentazione consociativa.

    Dunque, leggiamo testualmente i contenuti della nota con cui Sorbo ha fornito il suo parere, non certo entuasiasta, sulla delibera di giunta :« L’interesse comune individuato per l’area F6 in parola è quello della “scuola dell’obbligo”; ma, di più, l’“indice di fabbricabilità fondiaria (If), pari ad 1,5 mc/mq, risulta saturato dalla realizzazione degli edifici scolastici esistenti. Per quanto sopra l’intervento potrebbe essere valutato solo come possibile intervento in deroga alle vigenti norme urbanistiche, ai sensi dell’art. 14 del DPR 380/01 e ss.mm.ii. Si precisa altresì che la proposta definitiva dovrà necessariamente tener conto della normativa di cui al DM 1444/6

    Sì, avete letto bene: questa non è altro che una stroncatura, anche per Sorbo, diremmo, fiananche per Sorbo, questa cosa non si poteva fare con una semplice delibera di giunta, così com’è stata fatta, ma avrebbe dovuto passare al vaglio del consiglio comunale che è l’unico organismo che può approvare quella che, di fatto, anche per Serbo, anzi, finanche per Sorbo, non è altro che una variante al P.r.g. mascherata con la solita interpretazione suggestiva e spericolata del’interesse comune in zona F6.

    Interesse comune che si fa risalire ad un altro evergreen della politica urbanistica della città: la barzelletta dei centri commerciali spacciati per centri che integrano chissà che cosa (Iperion, do you remember?).

    Questa è una città fuorilegge. Detto e ribadito.

    Gianluigi Gaurino

     

    QUI SOTTO ALCUNI PASSAGGI DEL DOCUMENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE LUIGI COBIANCHI

    Con propria deliberazione n°123 del 2 Ottobre u.s. la Giunta Comunale ha concesso in comodato d’uso gratuito quindicennale ad un privato l’area “individuata tra le Vie E. Ruggiero e G.M. Bosco a ridosso dell’istituto “Scuola Media Leonardo da Vinci”, avente un’estensione dichiarata in m22690, ricadente nel vigente Piano Regolatore Generale, tanto per cambiare….. in area F6.
    Il compilatore della delibera deve senz’altro essere uno studioso di testi sacri, cui è rimasta impressa nel cuore e nella mente la dichiarazione d’amore fatta a Gerusalemme: “non sarai più chiamata “abbandonata””. L’area in parola, invero, viene rappresentata più volte nella delibera come “attualmente abbandonata, in disuso da anni e in situazione di evidente degrado.”, cosa ben diversa dalla realtà, atteso che essa è adibita ad attività sportive (basket, pallavolo, ecc.) e viene costantemente utilizzata nei giorni infrasettimanali ed in orari di lezione dagli allievi del plesso scolastico poc’anzi richiamato, mentre nelle ore pomeridiane, soprattutto dei finesettimana, si riempie di giovani casertani – e non – che utilizzano i campi ancora funzionali e liberamente fruibili. Il tutto, come peraltro riconosciuto dal Dirigente dell’Area Generale di ordinamento Territoriale, Ambientale e delle Attività Produttive del Comune in una propria nota, datata 01/10/2012 allegata alla deliberazione de qua.
    Ma se Gerusalemme non fosse stata abbandonata il deus (ex machina) di turno come avrebbe potuto salvarla?
    In realtà la Giunta non si limita a concedere gratuitamente un’area di proprietà comunale, la qual cosa, peraltro, al di là del fatto che usurpa competenze esclusive del Consiglio, apparirebbe di per sè inaccettabile: mentre i Casertani sono oppressi dalla tassazione più alta d’Italia, a causa degli errori di anni ed anni di pessima politica e della dichiarazione di dissesto, i Loro amministratori scialano con quei beni pubblici che dovrebbero tutti essere messi a reddito.
    La delibera, invero, si trasforma in un vero e proprio “permesso a costruire” relativo ad un articolato complesso sportivo, con ampie strutture fisse coperte, che nelle intenzioni del privato proponente dovrebbero comprendere “un immobile destinato a palestra”, con struttura a “telaio in acciaio e pannelli di rivestimento coibentati o alternativamente con travi in legno lamellare”; “spalti destinati al pubblico, con circa 230 pp. a sedere”; la “realizzazione di un corpo edilizio adiacente, destinato al piano terra agli spogliatoi per atleti ed arbitri e al piano superiore a tre piccoli locali per uso ufficio e deposito di servizio alle attività.”
    L’ambiziosa opera si completa con “la realizzazione di un punto di ristoro”, ubicato “in posizione baricentrica all’interno del complesso sportivo”, il quale “attraverso un ampio porticato, realizzato in struttura leggera, con copertura rimovibile, diventa la cerniera del complesso sportivo”.
    Dulcis in fundo, si prevede “adiacente al Punto Ristoro, un piccolo Store per poter meglio divulgare l’attrezzatura sportiva”, un vero e proprio punto vendita, al di là dei “raffinati” eufemismi lessicali utilizzati, un’attività commerciale a fini di lucro che risulta assolutamente incompatibile con la destinazione d’uso del suolo (F6) e con una concessione d’uso gratuito di suolo pubblico.
    In buona sostanza ci troveremmo di fronte ad un novello caso Iperion: anni ed anni di cause, di imbarazzi, di sentenze e contro sentenze sembra non abbiano davvero insegnato nulla alla casta che da un ventennio, salvo meri valzer di poltrone, governa Caserta.
    Il problema è…. capire perché si continua a tenerla in vita!
    Tante volte mi è capitato di vedermi costretto a censurare, in diverse sedi, l’operato del Dirigente dell’Area Generale di Coordinamento Territoriale, Ambientale e delle Attività Produttive del Comune. Stavolta devo dire che nella sua nota del 01/10/2012 non si risparmia dall’esprimere più d’una perplessità: innanzitutto l’“interesse comune” individuato per l’area F6 in parola è quello della “scuola dell’obbligo”; ma, di più, l’“indice di fabbricabilità fondiaria (If), pari ad 1,5 mc/mq, risulta saturato dalla realizzazione degli edifici scolastici esistenti. Per quanto sopra l’intervento potrebbe essere valutato solo come possibile intervento in deroga alle vigenti norme urbanistiche, ai sensi dell’art. 14 del DPR 380/01 e ss.mm.ii. Si precisa altresì che la proposta definitiva dovrà necessariamente tener conto della normativa di cui al DM 1444/68.”.
    Ma il deus (ex machina) va avanti. “Ciò che ho detto, ho detto!” Solo il Consiglio Comunale espressione massima, a livello locale, della Sovranità Popolare può autorizzare variazioni al P.R.G. Ma chi sono quei 32 derelitti eletti dal Popolo, in confronto ai grandi decisori?
    E gli obblighi di pubblicità?! Roba d’altri tempi, con buona pace dell’antiquato consigliere Cobianchi. Eppure, allorquando un Ente Pubblico riceve una proposta progettuale da un privato, per non incorrere in ipotesi di reato, sembrerebbe che anche ai dì nostri abbia comunque l’obbligo di indire, previa redazione di una propria ipotesi di lavoro, eventualmente corredata da un capitolato, una procedura di evidenza pubblica per verificare, da una parte, l’eventuale presenza di altri soggetti interessati; dall’altra per favorire, con il meccanismo virtuoso determinato dalla libera concorrenza, la formazione di offerte più articolate e vantaggiose per l’Ente!
    In verità questi “misunderstanding” continueranno a sussistere sino a quando ci sarà chi si ostina a voler vedere il male anche dove non c’è. Il lettore potrà chiedersi: vi sarà pure un motivo se si concede suolo pubblico in comodato d’uso gratuito ad un privato. La risposta è fornita proprio dall’interessato: per realizzare l’ambizioso progetto dell’Iperion 2012 il proponente si assumerebbe integralmente gli oneri derivanti, valutati (non si sa in base a quali criteri) in €500.000,00, precisando che “Tale impegno economico potrà essere sostenuto solo se la Convenzione con il Comune sarà di anni 20 (venti) con tacito rinnovo di cinque anni in cinque anni (tranne che vi sia disdetta di una delle parti).”
    Dirà qualcuno: ecco qui, vedi che c’era una spiegazione….. Sì, ma una siffatta procedura rappresenta, di fatto un vero e proprio project financing, che, pertanto dovrebbe essere inserito nel Piano delle Opere Pubbliche, il quale, a sua volta, così modificato, pur dovrebbe essere sottoposto ad una nuova approvazione da parte di quel tanto vituperato Consiglio Comunale.
    Procedendo, per contro, sulla linea sin qui seguita – così anomala da presentare caratteri di artisticità (forse anche per questo ha visto l’approvazione anche da parte degli Assessori che dovrebbero essere più sensibili gli aspetti culturali) – qualora al termine del periodo pattuito il privato riuscisse a dimostrare che il valore del costruito – e, più in generale delle migliorie e delle innovazioni da lui effettuate – supera il valore del suolo, potrebbe de iure invocare l’accessione invertita, avanzando diritto di proprietà piena non solo su quanto da lui realizzato, ma anche sul terreno comunale.
    Allora se si afferma che c’è chi si ostina con perverso zelo a non voler imparare dagli errori del passato, nessuno può sentirsi offeso: l’affaire Sant’Antonio non ci ha insegnato proprio nulla?!
    Né le frasi di stile inserite nella deliberazione – in un tentativo tanto puerile, quanto maldestro di “difesa d’anticipo” – servono ad alcunché, di fronte al rigore delle Leggi ed alla imparzialità del Magistrato.
    A proposito di Magistrati, forse sarebbe il caso che sia la Procura della Repubblica che quella della Corte dei Conti prendessero atto della particolare attenzione che l’attività amministrativa del Comune di Caserta merita, chiedendo conto al Primo Cittadino – giusto a titolo d’esempio – del perché non applichi la sanzione della sospensione cautelare dal servizio a quei funzionari dell’Ente, di ogni ordine e grado, che risultano plurinquisiti.
    Tornando alla nostra delibera, ed ai suoi caratteri “artistici”, a quelli già descritti se ne aggiunge uno ulteriore: la dichiarazione per la quale l’area oggetto dell’intervento ricade “in una zona a grande densità abitativa fornita di parcheggi su entrambi i lati della strada e quindi di ottimo impatto ambientale”.
    Ma chi ha scritto queste cose da quanto tempo non percorre via G.M. Bosco?! Non vede come questa importante strada sia letteralmente al collasso, incapace di smaltire i flussi di traffico determinati anche dal proliferare incontrollato di licenze, che hanno consentito l’apertura di un numero irragionevole di ristoranti e bar?! Non ha mai assistito al carico/scarico merci negli orari più inopportuni, come quello dell’uscita dalle scuole? Non gli risulta la sosta selvaggia in doppia e tripla fila, solo saltuariamente contrastata dalle Forze dell’Ordine, nell’assenza di un piano stabile e coordinato? Immagina cosa accadrebbe se realmente si realizzasse in pieno centro urbano un megacentrosportivo “integrato”?!
    Da ultimo, ma non certo per ultimo, in termini di contenuto artistico il parere di regolarità contabile obbligatorio, reso in favore della delibera che ci occupa: “La presente deliberazione non prevede alcun impegno di spesa né alcuna definizione di mancato introito per l’Ente, in quanto l’area individuata, per la realizzazione del progetto “Centro Minibasket Emanuela Gallicola”, è da anni improduttivo per l’Ente e non rientra fra le strutture sportive attive”. Se questo fosse vero – e non lo è – il fatto che l’area sarebbe stata per il passato improduttiva per l’Ente non dovrebbe indurre l’Amministrazione a correre immediatamente ai ripari, nell’estremo tentativo di recuperare, offrendo gli spazi a titolo oneroso, con una selezione pubblica, che non dimentichi di assicurare pari dignità ai futuri fruitori meno abbienti, a prescindere da chi sia il gestore?
    Altro che regolarità contabile, qui il danno erariale da lucro cessante c’è tutto!!
    Due considerazioni a chiusura. Nel riconoscere che la Maggioranza Consiliare del Comune di Caserta è fatta di tante persone perbene, è lecito chiedere Loro uno scatto d’orgoglio, una presa di posizione nei confronti del Governo che sostengono e che costantemente trascina l’intera compagine amministrativa in fatti quanto meno imbarazzanti e certamente poco chiari: dalle tentate speculazioni edilizie, all’housing sociale negato fono al ridicolo; da bilanci dichiarati perfetti e pur rivisti infinite volte alla questione delle nomine dirigenziali; dalle caerte della Corte dei Conti che scompaiono e riappaiono alle inqualificabili dichiarazioni del Sindaco dei Social Network; dalle incompatibilità irrisolte, al conflitto di interessi tra il Direttore Generale de facto ed il germano Revisore. Non sono bastati i “Magnifici Sette”, vogliamo crearne un ottavo e poi un nono e così via, per pura ricerca di originalità?

    Ho conosciuto nella mia vita professionale diversi manager “originali” fino a rasentare la spregiudicatezza. Per molti di essi, tuttavia, brillanti carriere si sono chiuse nell’istante in cui si spalancavano per loro le porte di una Casa Circondariale.

    Ed infine – mai come in questo caso da ultimo, ma non per ultimo – può essere tollerato l’utilizzo del nome di una donna speciale che ha dedicato una vita intera allo sport ed ai giovani, in spirito di assoluta gratuità, per una oscura avventura edilizia?! La famiglia ne è al corrente?

     

    PUBBLICATO IL: 19 novembre 2012 ALLE ORE 5:16