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    Esclusiva / Caserta – Don Antonio Nutrito, ma che fa! Smostrati, nella chiesa di S. Antonio gli affreschi di Antonio De Core, simbolo dell’arte pittorica di questa città nel 20esimo secolo


      Il vulcanico e sempre eccentrico sacerdote ha riservato una sorpresa mozzafiato ai suoi parrocchiani: fisionomie dei volti cambiate, cromie alterate, nuove cornici che vanificano la dimensione di profondità delle figure. E mentre si consuma tutto questo, la Soprintendente David e don Battista Marello dormono sogni profondi Caserta - La storia della chiesa è popolata […]

    Nelle foto, da sinistra Don Claudio Nutrito e Don Battista Marello

     

    Il vulcanico e sempre eccentrico sacerdote ha riservato una sorpresa mozzafiato ai suoi parrocchiani: fisionomie dei volti cambiate, cromie alterate, nuove cornici che vanificano la dimensione di profondità delle figure. E mentre si consuma tutto questo, la Soprintendente David e don Battista Marello dormono sogni profondi

    Caserta - La storia della chiesa è popolata da figure autorevoli dentro alle gerarchie ecclesiastiche, papi, cardinali, che avevano una grande sensibilità per le arti, le quali in certe epoche erano considerate essenza stessa della vita di grandi, fondamentali istituzioni. Queste persone hanno propiziato, insieme ai grandi mecenati delle corti rinascimentali, la creazione del più grande patrimonio artistico mondiale: quello delle chiese italiane.

    Dentro a questa storia ci sono, però anche delle figure, che, ritendendosi in grado di solcare la direzione di nuovi e rivoluzionari percorsi artistici hanno causato danni incalcolabili, dato che sotto la macerie della loro sedicente competenza, sono rimaste sacrificate elaborazioni notevolissime delle arti figurative. Non stiamo qui a fare gli esempi, ma ci chiediamo a quale categoria si potrà iscrivere don Claudio Nutrito, parroco di S. Antonio e protagonista di quella spericolatissima permuta, attraverso cui il comune di Caserta vorrebbe cedere alla curia i 4/5 del complesso di S. Antonio, per aquisire la proprietà dalla medesima curia del rimanente quinto, per di più, divenuto una sorta di condominio, dato che, quandanche il Comune ne dovesse prendere possesso dovrà provvedere a sfrattare, naturalmente con il garbo e la cortesia dovuti, la sorella del parroco e la congiunta di Civitillo, che oggi occupano un paio di appartamenti.

    Ma sulla questione della permuta torneremo a parlare domani, giovedì. Oggi, ci occupiamo, come abbiamo scritto all’inizio, di arte e di alcune decisioni che Don Claudio Nutrito ha preso durante l’estate assumendosi responsabilità non certo irrilevanti.

    Al ritorno dalle loro vacanze, i parrocchiani di S. Antonio hanno ritrovato gli affreschi del compianto pittore casertano Antonio De Core significativamente smostrati. Le fisionomie dei volti cambiate, le cromie completamente alterate, una pluralità di dettagli aggiunti sulla base di libere interpretazioni di qualche copista sedicente dotto.  Quelle improbabili auroele, quella creazione ex nihilo, cioè da una preesistenza zero, di nuove  cornici ha fatto perdere completamente la profondità di campo, che le figure in origine possedevano. Tutto questo è avvenuto senza che la Soprintendenza statale della David e quella diocesana di don Battista Marello opponessero una sola sillaba.

    Insomma, una vera e propria cancellazione dell’opera di Antonio De Core, realizzata a danno di un’artista, caro, carissimo alla memoria di tutti i casertani, allievo di Brancaccio e di De Stefano, mica un pinco palla qualsiasi.

    Ma non finisce qui. Perchè le alterazioni e le manipolazioni hanno riguardato anche altre opere della chiesa di S. Antonio. E  qui il discorso diventa molto più complicato e arriva fino ai risibili criteri, attraverso cui sono state realizzate le valutazioni, da parte del Comune, delle parti di palazzo S. Antonio da permutare alla curia. E su questa vicenda, sulla quale ci soffermeremo nei prossimi giorni, salta fuori una vecchia conoscenza che i lettori di Casertace hanno incrociato nella non meno oscura vicenda della gestione del palazzo dei Commestibili. Il personaggio in questione è Fortunato Giaquinto, potente funzionario del settore Patrimonio del Comune di Caserta.

    Ne leggerere, ah, se ne leggerete!

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 14 novembre 2012 ALLE ORE 19:20